Da Washington a Cannes, passando per Atene

Europa-photo:istockphoto

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[di Antonio Tricarico]

Gli incontri annuali della Banca mondiale e del Fondo monetario il 24 e 25 settembre scorsi non hanno prodotto alcun risultato tangibile per la soluzione della persistente crisi finanziaria nell’area euro e per scongiurare una prossima recessione globale.

I ministri delle finanze del G20 hanno mostrato la loro incapacità a trovare nuovi accordi –  più innovativi e diversi dal passato – non solo per tranquillizzare i mercati, ma per dare una prospettiva reale di uscita dalla crisi.

In breve nessun governo si distacca dal mantra liberista anche di fronte al fallimento più palese delle ricette seguite e così si hanno continui messaggi contraddittori. Da un lato ancora politiche di austerità, dall’altro presunte politiche di sostegno alla crescita che non si sa come finanziare. In pubblico tutti cercano di esorcizzare l’ormai inevitabile default greco; al contempo negoziano un nuovo mega pacchetto di salvataggio – si parla di 3mila miliardi di dollari – per salvare le banche in Europa e Usa, che perderebbero soldi nel crack della Grecia e di altre realtà della periferia europea.

Dietro la crisi del debito pubblico degli Stati europei in realtà si cela una continua crisi del sistema bancario europeo, con conseguenze imprevedibili. Paradossalmente George Soros – che nel solo 2009 ha guadagnato ben 3 miliardi di dollari speculando sulla crisi – si è spinto a vedere come unica soluzione che le banche centrali commissarino – nazionalizzino nei fatti? – i principali istituti di credito europei.

Stati Uniti e Inghilterra ricordano ai paesi dell’area Euro che il tempo sta per scadere e senza una soluzione entro inizio novembre il rischio di un collasso globale potrebbe avverarsi. La scadenza del vertice del G20, previsto a Cannes il 3 e 4 novembre, a questo punto diventa centrale. “Un mese per salvare l’Europa”. Ma dietro questa sfida da film hollywoodiano si cela uno scontro finale su chi uscirà vincitore e chi perdente dalla grande crisi.

A Washington i paesi emergenti hanno mostrato ben poca unità, dividendosi sulla possibilità di aiutare o meno la vecchia Europa. Al possibilismo cinese e brasiliano si sono opposti gli altri. Qualora gli emergenti dovessero partecipare, potrebbero farlo tramite l’Fmi, dove attendono di avere finalmente più potere di voto. Così come al G20 di Londra nell’aprile 2009, quando a seguito dello shock per il crollo di Lehman Brothers si siglò un’intesa su una prima riforma del Fondo, a Cannes ci potrebbero essere ulteriori passi avanti qualora i Brics mettessero risorse sul tavolo.

Gli Europei devono decidere cosa offrire. Mentre da parte di molti permane l’opposizione all’emissione di Eurobond, Germania in primis, alcuni suggeriscono nuovi meccanismi per finanziare il fondo europeo salva-stati andando sui mercati di capitale. In questo modo anche i Brics e i loro fondi sovrani potrebbero acquistare quote di partecipazione. Su un fronte diverso e di ben altro stampo trova sempre più spazio politico nell’area Euro la proposta di tassare le transazioni finanziarie internazionali con una nuova proposta legislativa della Commissione europea. Il gettito fa gola a tanti, anche ai liberisti ortodossi, pur di ripianare alcuni debiti statali.

Ma un accordo in merito è ancora in sospeso e di conseguenza la partita europea si intreccia inevitabilmente con quella del G20. Il default della Grecia sarà uno spartiacque, così come è stato il crollo della Lehman Brothers – anche se il primo è più atteso di quanto sia stato il secondo – e tutto è ancora possibile, inclusa l’uscita di alcuni paesi dall’Euro. Nel default della Grecia si regoleranno i nuovi rapporti di forza tra stati ed élite economiche e finanziarie, europee e forse globali. Nel frattempo il conflitto sociale aumenta in Grecia, Spagna, Stati Uniti e guarda alla Francia e al prossimo G20 come un occasione da non mancare. Occupy Wall Street potrebbe anche diventare “occuper Cannes”.

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