Le scomode verità del Financial Secrecy Index

colletti-bianchi

È stato reso noto oggi il nuovo Financial Secrecy Index per l’anno 2011, compilato dagli esperti del Tax Justice Network. A fronte delle cosiddette liste nere dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), ormai desolatamente vuote, l’Index evidenzia quali e in che misura siano i paradisi fiscali più “attivi” e rilevanti a livello mondiale, in base all’esame di diversi criteri.

La sorpresa del tutto relativa, visto che il dato era già emerso nell’elenco pubblicato lo scorso anno, è che ai primi posti non ci sono solo minuscole isolette semidisabitate, ma importanti centri finanziari del mondo occidentale. Quest’anno la speciale classifica vede in testa la Svizzera, seguita dalle Isole Cayman, Lussemburgo, Hong Kong e gli Stati Uniti.

Il rapporto redatto dal Tax Justice Network evidenzia come tra i paradisi fiscali più conclamati ci siano alcuni membri di peso dell’OCSE e come ben poco sia stato fatto dal G20 londinese dell’aprile 2009, che in teoria avrebbe dovuto operare una stretta decisiva sullo strapotere dei Tax Havens.

Val la pena ricordare che secondo la Banca mondiale solo nel 2008 i traffici finanziari illeciti transfrontalieri ammontavano a più di un trilione di dollari. La metà dei flussi erano provenienti dai Paesi in via di sviluppo, che di conseguenza sono quelli maggiormente impattati dalle attività dei paradisi fiscali.

Per leggere la lista completa: http://www.financialsecrecyindex.com/2011results.html

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