Delta del Niger, un dramma infinito

Chevron-oil-rig-on-fire-in-Nigeria-ERA (Photos courtesy of Morris Alagoa at ERA/FoE Nigeria)

Chevron-oil-rig-on-fire-in-Nigeria-ERA (Photos courtesy of Morris Alagoa at ERA/FoE Nigeria)

[di Luca Manes]

Una piattaforma petrolifera della Chevron, sita a una decina di chilometri dalle coste dello stato nigeriano di Bayelsa, sta bruciando senza soluzione di continuità dal 16 gennaio scorso. Non è ancora chiaro se siano stati compiuti degli sforzi per domare le fiamme, così come non ci sono spiegazioni definitive sulla dinamica dell’incidente.

In base alle notizie raccolte dagli organi di stampa locali, sembra che quanto accaduto alla KV Endevour – questo il nome della piattaforma – ricordi molto da vicino quanto accaduto due anni fa nel Golfo del Messico alla Deepwater Horizon (causa di uno dei disastri ambientali più rilevanti della storia dell’umanità). La compagnia petrolifera statale nigeriana ha indicato che l’esplosione responsabile del gigantesco incendio sia da addebitare a una perdita di controllo della pressione del gas durante il processo estrattivo e al successivo malfunzionamento dei macchinari. Due operai risulterebbero ancora dispersi, mentre quasi 200 sarebbero stati messi in salvo, a quanto riferisce la multinazionale petrolifera statunitense.

La Chevron in Nigeria è seconda solo alla Shell in termini di greggio prodotto, dal momento che estrae circa 500mila barili al giorno. La superficie del Delta del Niger interessata dalle attività dalla corporation ammonta a quasi un milione di ettari. Una quantità di terreno in crescita, dal momento che si sta procedendo con nuove prospezioni.

Il boato susseguente all’esplosione è stato udito in maniera distinta dagli abitanti dei villaggi costieri. Secondo la oil corporation non ci sarebbero conseguenze visibili sulle spiagge antistanti la piattaforma, ma le popolazioni locali ed esponenti della organizzazione non governativa Environmental Rights Action denunciano come nello specchio di mare e nel fiume che si immette nell’Oceano si contino a centinaia i pesci morti o sofferenti. Le comunità di Kolouma, che dipendono in maniera massiccia dalla pesca, temono che l’inquinamento già endemico nell’area possa aumentare vertiginosamente a causa di quanto accaduto sulla piattaforma e denunciano una pressoché totale inazione della Chevron. I capi della comunità, incontrati dai rappresentanti della Ong nigeriana, evidenziano come non solo non siano stati presi dei provvedimenti concreti per limitari i danni, ma non sia in atto nemmeno una parvenza di attività di monitoraggio. Anche la NAGCOND (National Coalition on Gas Flaring and Oil Spills in the Niger Delta), un’altra associazione molto attiva sul territorio, ha chiesto una pronta risposta da parte dell’azienda californiana e del governo federale.

Quello della Endevour KV è solo uno dei numerosi incidenti legati allo sfruttamento petrolifero che ciclicamente si ripetono in Nigeria. Prima della fine dello scorso anno uno sversamento presso la piattaforma della Shell di Bonga ha provocato la dispersione in mare di oltre 40mila petrolio di greggio, con impatti anche in questo caso catastrofici per i pescatori dell’area. La settimana scorsa, invece, dopo quattro mesi di tregua è tornato a colpire il Mend, il movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, il quale ha fatto saltare per aria un oleodotto dell’italiana Agip nello stato di Bayelsa. Per il martoriato Delta del Niger, una delle località più degradate dal punto di vista ambientale e povere di tutto il Continente Nero, non c’è veramente mai pace.

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