L’acqua del pianeta infestata dai rifiuti tossici dell’attività mineraria

Troubled-Waters-copertina

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Ogni anno le compagnie minerarie disperdono nelle acque dei fiumi, dei laghi e dei mari oltre 180 milioni di tonnellate di sostanze altamente inquinanti, ovvero una volta e mezzo l’ammontare dei rifiuti prodotti dalle più popolose città degli Stati Uniti.

Lo rivela “Troubled Waters”, il rapporto appena reso pubblico da due organizzazioni nordamericane, Earthworks (Usa) e MiningWatch (Canada). Nello studio sono esaminati gli impatti delle attività di smaltimento dei rifiuti di dieci tra le principali corporation estrattive del Pianeta in relazione alle loro operazioni in undici Paesi, tra cui la Papua Nuova Guinea, la Turchia, il Canada, l’Indonesia, gli Stati Uniti e la Norvegia.

Tra gli agenti chimici più pericolosi ci sono l’arsenico, il piombo, il mercurio e vari derivati della lavorazione del petrolio. L’inchiesta portata avanti dalle due associazioni si è basata sullo studio di numerosi rapporti governativi e articoli scientifici, nonché su varie missioni sul campo.

Tranne l’australiana BHP, tutte le multinazionali citate in “Troubled Waters” non hanno adottato delle politiche ad hoc sullo smaltimento dei rifiuti nei fiumi o negli oceani.

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