Unicredit, basta carbone.Lo dice anche Luca Mercalli

Unicredit fuori dal Carbone (foto Luca Manes)

Unicredit fuori dal Carbone (foto Luca Manes)

Roma, 11 maggio 2012 - La campagna “Unicredit fuori dal carbone”, di cui fa parte anche l’italiana CRBM, all’odierna assemblea degli azionisti dell’Unicredit ha reiterato la sua richiesta all’istituto di credito di fermare i suoi investimenti e le sue relazioni finanziarie con l’industria dell’estrazione del carbone.

Oltre agli interventi in assemblea di Tina Čeligoj (Greenpeace Slovenia) e Melinda Denes (European Coal Finance Campaign), la campagna ha consegnato ai vertici della banca una lettera firmata dal celebre meteorologo Luca Mercalli e dal Professor James Hansen, professore aggiunto presso la Columbia University e Direttore del NASA Goddard Institute, in cui si esprime un invito ad abbandonare il sostegno al combustibile fossile maggiormente responsabile per i cambiamenti climatici  in atto, a causa dell’utilizzo che se ne fa nelle centrali per produrre energia elettrica. L’estrazione, la combustione, lo smaltimento dei residui materiali del carbone causano inoltre conseguenze devastanti sull’ambiente, la salute delle persone e il tessuto sociale delle comunità che vivono vicino alle miniere e alle centrali, come testimoniano centinaia di esempi sparsi per tutto il globo.

Dal 2005 si calcola che il contributo al comparto del carbone di una ventina di grandi banche internazionali ammonti a 171 miliardi di euro. In questo gruppo, tra i primi dieci istituti di credito europei, figura anche l’Unicredit con un totale di oltre cinque miliardi. Nell’ambito dei progetti più controversi sostenuti dalla banca italiana c’è l’ampliamento della centrale di Sostanj (TES6) in Slovenia, a soli 30 chilometri dal confine con l’Austria, che per i prossimi 40 anni terrà vincolato ben l’80 per cento delle emissioni permesse al Paese secondo gli accordi europei e in questo modo finirà per penalizzare la crescita del settore delle rinnovabili.

I gruppi della società civile domandano a Unicredit di ritirare il suo finanziamento per Sostanj, molto discusso sia per gli impatti ambientali che provoca che per la dubbia fattibilità economica. Per il governo sloveno, che pure nel febbraio del 2011 ha concesso la licenza ambientale per la costruzione del nuovo blocco, la centrale non sembra rappresentare una priorità assoluta, mentre la polizia locale sta conducendo un’indagine per far luce su possibili atti illeciti legati al progetto.

“In un periodo in cui la crisi climatica ha raggiunto livelli allarmanti, l’Unicredit continua a finanziare la costruzione di centrali elettriche alimentate a carbone, il principale colpevole dei cambiamenti climatici” ha dichiarato Giulia Franchi della CRBM. “Così facendo la banca alimenta modelli energetici distruttivi, e perde un’opportunità fondamentale per sostenere lo sviluppo di fonti rinnovabili e di un modello più sostenibile.  E’ giunto il momento che Unicredit trasformi in azioni concrete le sue proclamate credenziali verdi e dia un chiaro segnale di discontinuità col passato, cominciando col ritirare il proprio sostegno finanziario alla costruzione della centrale di Sostanj in Slovenia” ha concluso la Franchi.

A seguire il testo integrale della lettera spedita da Mercalli e Hansen ai vertici di Unicredit.

 

LETTERA APERTA
Oggetto: Richiesta di ritiro immediato dal finanziamento per il progetto di centrale a carbone TES 6, Šoštanj, in Slovenia e fine degli investimenti privati ​​in centrali elettriche a carbone

Gentile Dott. Ghizzoni,
si rende necessario un Suo intervento urgente per proteggere il benessere della comunità globale e l’interesse dei correntisti e azionisti di UniCredit. Questa lettera riguarda l’andamento degli investimenti delle banche private europee che finanziano centrali elettriche alimentate a carbone, una pratica inutile e dannosa in un periodo in cui le grandi potenzialità delle energie rinnovabili rimangono largamente inesplorate.

Per chiarezza, a scrivere sono il Professor James Hansen, Professore Aggiunto presso la Columbia University e Direttore del NASA Goddard Institute for Space Studies, e il Dottor Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana e Capo Editore di Nimbus, rivista di meteorologia, climatologia e glaciologia.

UniCredit è una delle maggiori banche in Europa, al servizio delle persone in oltre ventidue paesi. Purtroppo anche UniCredit si colloca in cima alla lista delle banche che finanziano centrali a carbone, una tecnologia obsoleta e principale fonte di emissioni di CO2, quindi causa diretta del cambiamento climatico. Uno di questi investimenti nocivi riguarda la centrale elettrica a lignite TES 6 in Slovenia, in parte finanziata dal Gruppo UniCredit.

L’impianto avrà un impatto devastante sull’ambiente. Il progetto TES 6 mette a repentaglio anche le performance climatiche della Slovenia, così come lo sforzo collettivo dell’Unione Europea per affrontare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di carbonio.

Gli investitori privati come Unicredit possono proporsi come leader nel promuovere la transizione dai combustibili fossili verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Questo cambiamento è indispensabile per preservare il nostro futuro dagli errori del passato e dall’ignoranza del presente. UniCredit deve impegnarsi a riesaminare gli impegni di finanziamento per il progetto e, alla luce dei gravissimi impatti ambientali, della mancanza di sostegno politico e pubblico per il progetto e del recente scoppio del caso di corruzione. UniCredit deve uscire dall’affare e ritirare il proprio finanziamento da questo progetto.

La progettazione e la costruzione di centrali a carbone comporta un impiego ingente di capitali, il che rende cruciale il ruolo degli investitori privati. Gli impatti negativi del progetto TES 6 sono stati ampiamente documentati dalla stampa internazionale e noi rimaniamo esterrefatti, domandandoci come un investitore europeo come UniCredit, possa giustificare la scelta di mettere a disposizione milioni di euro dei propri correntisti per iniziative così dannose per l’ambiente. Il finanziamento della centrale a carbone TES 6 in Slovenia è ben lontano dalla sforzo europeo per contrastare i cambiamenti climatici, con impatti diretti sul Pianeta. Le decisioni a breve termine di UniCredit avranno effetti significativi, alcuni dei quali irreversibili, sul mondo che lasceremo in eredità ai giovani di oggi e alle future generazioni. Questa affermazione forte, che può sembrare a prima vista un po’ eccessiva, è in realtà una conclusione netta a cui è giunta la scienza climatica più avanzata, come riassunto qui di seguito e descritto in dettaglio nel documento allegato “The Case for Avoiding Dangerous Climate Change to Protect Young People and Nature.”

L’Unione Europea ha pubblicato la “UE 2050 Energy Roadmap” nel dicembre 2011, che guida le future decisioni politiche all’interno dell’Unione Europea. Questo documento prende in considerazione una serie di scenari per l’industria energetica europea che giungono tutti alla conclusione che lo sviluppo di potenzialità energetiche pulite in Europa costerà non più di quanto costerebbe mantenere attivo e funzionante l’attuale inadeguato ed obsoleto sistema energetico basato su combustibili fossili. La roadmap per l’energia suggerisce anche che il carbone è irrilevante in termini di potenzialità per il settore energetico europeo e per mantenere “le luci accese”.

Adottando il “pacchetto clima ed energia”, gli Stati membri dell’UE hanno accettato di fissare obiettivi nazionali vincolanti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2020. Il Consiglio Europeo ha riconfermato nel febbraio 2011 l’obiettivo dell’UE di ridurre le emissioni dei gas serra dell’80 – 95% rispetto al 1990 entro il 2050, nel contesto della riduzione delle emissioni da parte dei paesi sviluppati, come richiesto per stabilizzare il clima secondo il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici. Ciò è in linea con la posizione sostenuta dai leader mondiali negli accordi di Copenaghen e di Cancún. A Cancun i leader mondiali hanno convenuto di seguire il percorso dei due gradi Celsius, il che significa che l’emissione globale deve essere ridotta del 24% entro il 2020.

Il cambiamento climatico è già in atto e sta provocando gravi conseguenze sull’economia. Le banche devono essere pronte a far parte di questo cambiamento. Questo è il vantaggio competitivo del sistema bancario. I governi hanno inasprito la politica di controllo di interi settori (come il settore minerario e il settore energetico) e imporranno sanzioni e misure aggiuntive (come la direttiva UE sulle emissioni industriali), che hanno un impatto immediato sui portafogli di investimento e sui bilanci delle banche.

Il cambiamento climatico sta creando nuovi rischi per gli investitori. Le misure di mitigazione sono un costo aggiuntivo per i governi, nonché per gli investitori a causa della gravità di alcuni eventi climatici estremi, come ad esempio l’innalzamento del livello dei mari che comporta un repentino aumento di capitale investito, necessario affinché certi settori continuino ad operare.

Il mancato conseguimento della riduzione globale delle emissioni avrebbe conseguenze devastanti per le persone, per il Pianeta e per il vostro core business, dal momento che il clima è già ad un punto critico di ribaltamento. Il mancato conseguimento non è un’opzione percorribile.

La sospensione immediata degli investimenti privati ​​nella Unità 6 della centrale elettrica di Šoštanj deve avvenire ora, come segnale forte di un nuovo inizio per il settore bancario, un settore bancario ecologicamente responsabile. Questo è un passo fondamentale dopo la ben nota sospensione del finanziamento della BERS al progetto a causa delle indagini di polizia sul sospetto di frode.

Caro Dott. Ghizzoni, speriamo sinceramente che Lei vorrà guardare ai fatti che vengono descritti in modo chiaro nel documento in allegato e che sceglierà di agire da vero leader del XXI secolo. Sarebbe veramente cruciale, per i nostri figli e tutti gli abitanti del Pianeta.
Professor James Hansen                                                                                                            Dottor Luca Mercalli

Professore Aggiunto presso la Columbia University                          Presidente della Società Meteorologica Italiana

Direttore del NASA Goddard Institute                                              Capo Editore di Nimbus, Rivista di meteorologia,

for Space Studies                                                                                                                 climatologia e glaciologia

 

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