Gli avvoltoi sulla Grecia

BCE_Francoforte di khardan GFDL CC-BY-SA-3.0, via Wikimedia Commons

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[di Antonio Tricarico]
Lo scorso martedì il governo greco, ormai uscente e “tecnico” dato l’empasse politico nel paese, ha preso la sorprendente decisione di ripagare in toto il valore nominale di 436 milioni di titoli del tesoro greco emessi dieci anni fa a tasso variabile ed ora in scadenza. Il beneficiario è stato quel  quattro per cento dei creditori greci che non hanno accettato i termini dell’accordo di ristrutturazione del debito di 206 miliardi di Euro avvenuto lo scorso marzo sotto la guida della troika della Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.

A differenza della stragrande maggioranza dei creditori greci, incluse tante banche private tedesche e francesi, che hanno accettato i termini di un accordo che ha fatto perdere loro più della metà del valore nominale dei titoli del tesoro di Atene, diversi fondi speculativi di tipo hegde, cosiddetti “avvoltoio”, hanno scommesso dalla fine del 2011 che l’accordo sarebbe entrato legalmente in vigore perché sottoscritto da almeno i tre quarti dei creditori. Ma essendo loro una piccola minoranza che non firmava avrebbero ricevuto il pagamento dell’intero valore, senza sconti, alla fine dal governo greco. E così è stato.

Va sottolineato che comunque i titoli greci avevano raggiunto un valore reale quasi nullo nei libri contabili di fronte ad una situazione in cui la Grecia era valutata dalle potenti agenzie di rating già in default. Perciò incassare anche un 40 per cento del valore nominale dei titoli era una plusvalenza per i creditori, se la perdita era già stata scontata nei loro bilanci. Per altro quando è stato raggiunto a marzo l’accordo sul nuovo pacchetto di salvataggio della Grecia, dietro l’accettazione di ulteriori misure draconiane di austerità da parte del governo di Atene, dei 130 miliardi di Euro concessi più di 90 di fatto sono stati dati per ritornare subito a saldare appunto a prezzo scontato i crediti delle banche europee.

Ma alla fine del 2011 diversi fondi privati –  tra cui, secondo fonti della Bbc inglese, Elliot Associates del Regno Unito, Loomis Sayles e Blackrock degl Usa, la banca svizzera Julies Baer, il gestore di fondi francese Natixis, il tedesco StarCap, ed il lussemburghese Ethenea Independent Investors – l’hanno pensata ancora meglio degli altri. Hanno iniziato a rastrellare titoli spazzatura greci sui mercati secondari ad un valore irrisorio. In particolare hanno ricercato quella minoranza di titoli i cui contratti di vendita sono registrati a Londra e non in Grecia, perciò rimangono immuni da possibili cambiamenti retroattivi nella legge greca. E se il governo di Atene non pagasse potrebbe essere sfidato di fronte a corti internazionali, come nel caso dell’Argentina dieci anni fa. Così i fondi avvoltoio oggi passano all’incasso il 100 per cento del valore originario dei titoli. Un affarone. Infatti, il governo greco, stretto tra la minaccia di essere cacciato fuori dall’Euro ed il caos politico nel paese, non si è voluto prendere nessuna responsabilità nell’infiammare ancora di più le critiche internazionali contro la Grecia e quindi ha detto di sì al pagamento degli avvoltoi, per altro contravvenendo a quanto affermato in occasione dell’accordo di marzo.

La verità è che a Bruxelles e Francoforte è stato dato un tacito assenso, come ammette lo stesso Financial Times, per compiacere gli avvoltoi dei mercati. I 436 milioni di Euro non sono altro che una parte della prima tranche di 4,2 miliardi che l’Europa ha appena pagato ad Atene. Soldi dei contribuenti europei (anche di quelli tedeschi oggi così critici della Grecia) che vanno così direttamente a saldare gli extra profitti di pochi manager crudeli che operano tramite paradisi fiscali (inclusi quelli dentro l’Ue, come la City di Londra e Lussemburgo). E tutto questo è legale. In totale i creditori duri e puri che aspettano un pagamento in toto da Atene possiedono titoli per 6,4 miliardi di Euro. Si aggiunga anche che i fondi hedge operano con una significativa leva finanziaria, ossia prendendo a prestito gran parte dei loro soldi da banche private. Magari i titoli greci sono stati acquistati con soldi presi a prestito da banche che avevano avuto accesso alla liquidità offerta generosamente a tassi bassissimi dalla Banca centrale europea negli ultimi mesi. Ma non potremo mai saperlo, perché i soldi sono fungibili e circolano molto velocemente. Quello che sappiamo è che la miseria in Grecia aumenta grazie agli avvoltoi con il tacito assenso della Bce e dei governi europei.

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