Occupy London, fine della protesta. Per il momento

[di Luca Manes] La Metropolitan Police nelle prime ore di questa mattina ha sgomberato gli attivisti di Occupy London dal loro accampamento nel piazzale antistante la cattedrale di St Paul, nel cuore della City.

L’ordine di sgombero di Occupy London e la protesta irlandese

[di Luca Manes] L'Alta Corte ha dato ragione alla City of London Corporation: gli attivisti di Occupy London dovranno smontare le tende che dallo scorso 15 ottobre presidiano il piazzale antistante la Cattedrale di St Paul, nel cuore del distretto finanziario della capitale britannica.

La vera rivoluzione di Occupy Wall Street

[di Caterina Amicucci] La parola che da giorni sentiamo ripetere con insistenza nelle riunioni a due passi dal centro del potere finanziario mondiale è razzismo. Da quando Zuccotti Park è stato sgombrato il movimento è impegnato in un processo di ristrutturazione e organizzazione. Dare delle regole ad un movimento spontaneo che deve gran parte delle sua metodologia all’anarchismo americano non è, di per sé, cosa facile.

Il movimento alla ricerca delle regole

[di Giulia Franchi] “Dare priorità al processo più che ai risultati”. Questa è la linea che guida il movimento di Occupy Wall Street sin dall’inizio, e che si applica a tutti i momenti di scambio, dalle riunioni dei gruppi di lavoro, a quelle del comitato portavoce, alle assemblee generali in piazza.

Ho lasciato il cuore a Zuccotti Park

[di Caterina Amicucci] L'appuntamento è alle 12 a Duarte square, la piazza dove gli attivisti hanno ripiegato temporaneamente il 15 novembre dopo essere stati sgombrati da Liberty plaza. L'obiettivo del raduno: rioccupare il piccolo giardino di fronte alla sede del Tribeca Film Festival

L’Assemblea Generale di Liberty Plaza

[di Carlo Dojmi di Delupis] A Liberty Plaza sta scendendo la notte. I pochi alberelli piantati nel cemento sono stati adornati con lucine natalizie. I poliziotti, sempre numerosi, ci guardano con disinteresse attraverso le transenne.

Wall Street n. 60

[di Giulia Franchi] 15 dicembre 2011 - Basta camminare lungo Wall street tenendo la New York Stock Exchange con i brokers in cravatta rosa in pausa sigaretta a destra, superare l’American Museum of Finance, poco prima della sede della Deutsche Bank e al numero 60 si apre un grande atrio definito “privately owned public space”, una di quelle strane formule che funziona solo in America.

« Articoli precedenti