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IFI DECODER SECONDA PARTE BANCA
MONDIALE – LA PRIMA SENTENZA SUI CASI DI CORRUZIONE LEGATI AL PROGETTO LESOTHO
HIGHLANDS WATER PROJECT Lo scorso 4
giugno uno sconosciuto giudice del Lesotho, Brendan Cullinan, ha condannato a 18
anni di reclusione per truffa e corruzione Masupha Sole, l´ex direttore del
faraonico progetto di gestione delle acque Lesotho Highlands Water Project, nel
piccolo stato del Lesotho, un´enclave sudafricana. Fondamentale
l´importanza di questa sentenza, e non solo perché afferma la colpevolezza di
Sole per aver accettato ben 2 milioni di dollari in tangenti. Soprattutto perché
si stabilisce che a pagare questa somma sono state dodici delle più grandi
multinazionali delle dighe e delle infrastrutture al mondo, tra cui l´italiana
Impregilo. Le carte processuali parlano di tangenti per vincere appalti
multi-miliardari per la costruzione di diverse dighe nell´ambito di quello che
è il secondo più grande progetto al mondo di gestione delle acque in
costruzione, dopo la diga delle Tre Gole in Cina. Obiettivo del progetto è la
diversione tramite sei dighe verso la ricca regione del Guateng in Sudafrica di
circa la metà delle acque del bacino del fiume Arancione. Con tenacia il
pm del Lesotho non si è limitato alla condanna di Sole, ma ha richiesto ed
ottenuto che le multinazionali fossero processate una per una dall´Alta Corte.
Si è già iniziato con l´Acres International del Canada. A breve dovrebbe
arrivare il turno dell´Impregilo, che si presenta in tribunale con un‘accusa
di tangenti per 375.000 dollari. L´Impregilo ha guidato con una quota del 22%
la joint venture internazionale Highlands Water Venture (Hwv), che ha
realizzato le due dighe più grandi del progetto, quelle di Katse e di Mohale.
In quanto leader della joint venture, l´Impregilo risulta responsabile in
tutte le questioni connesse all´esecuzione dei contratti e alla gestione dei
conti bancari stranieri. Per dovere di cronaca, nelle poche dichiarazioni
rilasciate alla stampa internazionale, l´Impregilo si è sempre dichiarata
innocente. Ricostruiamo,
seguendo le prove prodotte dal pubblico ministero, i movimenti di tangenti tra
l´Italia ed il Lesotho tra il febbraio 1991 ed il maggio 1993. L´11 ottobre
1990 l´Hwv ha firmato con l´intermediario sudafricano Jacobus du Plooy un
accordo di consulenza per un milione di dollari, da versare in quattro tranche
di 250.000 dollari su un conto presso la Nordfinanz Bank di Zurigo. Il primo
pagamento è stato effettuato da un conto della Banca Unione di Credito di
Lugano intestato ad Impregilo y Associados S.A., una società registrata a
Panama nel 1975. Risulta chiaro il legame strettissimo tra questa società e
l´Impregilo. Il CdA dell´Impregilo nel 1977 aveva dato alla sua associata
‘…nelle persone dei suoi rappresentanti, i necessari poteri per aprire e
gestire conti bancari a nome dell´Impregilo y Associados S.A. di Panama fuori
dalla Repubblica di Panama…’. Il 15 febbraio 1991 nella stessa Banca
Unione di Credito a Lugano furono aperti altri due conti a firma di uno dei
rappresentanti di Impregilo y Associados. Il primo pagamento a du Plooy è stato
effettuato dal conto dell´Impregilo il 19 febbraio 1991; a seguire, tra il
1991 ed il 1992 gli altri tre pagamenti che erano collegati a tre girate di
125.000 dollari ciascuna, effettuate prontamente da du Plooy in favore di un
conto presso l´UBS intestato Masupha Sole.
Sole, poi, trasferiva le tangenti dai conti in Svizzera a quelli in
Sudafrica. In quegli anni si svolgeva la gara di appalto per la costruzione
della diga di Katse, la prima opera del progetto, che fu vinta, non a caso,
dalla Hwv. Tra i
finanziatori istituzionali la prima ad entrare nell´occhio del ciclone,
allorché lo scandalo di corruzione scoppiò sulla stampa nel 1999, è stata la
Banca mondiale. La Banca, infatti, si è opposta a lungo alla sostituzione del
direttore del progetto. Sole, però, nel 1995
fu allontanato, divenendo subito un personaggio potenzialmente scomodo per
molti. Da quanto emerge dalla sentenza, diverse imprese avrebbero continuato a
pagare il Sole dopo il 1995, probabilmente per farlo tacere sull´intera
questione. Intanto con
l´arrivo del nuovo presidente Wolfensohn, la Banca mondiale ha adottato nel
1996 delle linee guida specifiche contro la corruzione. La Banca è ora tenuta
ad investigare su ogni accusa di corruzione che emerge all´interno della
parte dei progetti che finanzia, potendo includere in una lista nera
quelle imprese trovate colpevoli di corruzione. Su questa lista nera ci sono già
circa 70 imprese, che per almeno cinque anni non beneficeranno dei fondi della
Banca mondiale. Ma il vero banco di prova della lotta alla corruzione della
Banca è stato il caso Lesotho. All´inizio Wolfensohn sembrava intenzionato a
sostenere il lavoro dei magistrati, accollando sulla Banca le spese del
processo. Poi cambia improvvisamente idea, assumendo solo un ex magistrato
americano per un´indagine interna alla Banca. I funzionari della Banca
incaricati di seguire il progetto sono stati assolti e nel gennaio 2002, con una
certa fretta, la Banca ha emesso il suo verdetto finale, senza però rendere
pubblici gli atti dell´indagine. La Banca non ha trovato nessuna prova contro
le tre compagnie sotto osservazione. Ha condannato soltanto Max Cohen,
intermediario che gestisce diverse società off-shore a Panama attraverso cui le
compagnie hanno fatto transitare dei fondi. Wolfensohn però, in vista di
sentenze di condanna in Lesotho per le compagnie coinvolte, ha già messo una
pezza, facendo sapere che la Banca potrebbe riaprire la propria indagine. Ad
un´impresa come l´Impregilo un cartellino rosso da parte della Banca
costerebbe molto caro, essendo il colosso delle infrastrutture di Milano
probabilmente l´impresa italiana che ha operato maggiormente nell´ambito di
progetti della Banca mondiale. Per inciso, anche la Banca Europea per gli
Investimenti, il braccio finanziario dell´UE, che gestisce ogni anno 30
miliardi di euro degli ignari contribuenti europei, è coinvolta nel
finanziamento del progetto in Lesotho con 119 milioni di Euro. Bruxelles per ora
sta sonnecchiando sull´intera questione. Un´eventuale
condanna dell´Impregilo in Lesotho metterebbe a fuoco anche le responsabilità
a livello di governo in Italia, visto che, come risposto dal sottosegretario al
Commercio con l´Estero del governo Amato, On. Fabris, a fine 2000 ad
un´interrogazione parlamentare sul caso Lesotho, la SACE, l´assicuratore
pubblico italiano, ha rilasciato una garanzia assicurativa al Credit Lyonnais,
per un prestito da questi concesso nel 1991 alla Lesotho Highlands Development
Authority, ai fini del pagamento dei lavori eseguiti per la costruzione della
diga di Katse dall´Impregilo. Tale finanziamento, il cui rimborso è garantito
dal Governo del Sud Africa, è pari ad un ammontare di 123,6 miliardi di vecchie
lire. Il contratto commerciale sottostante era stato assicurato soltanto per i
rischi accessori diversi dal credito. Una copertura assicurativa, quindi,
strettamente collegata a quelle operazioni oggi a processo in Lesotho e
macchiate dall´accusa di tangenti e corruzione. Inoltre, la SACE ha anche
assicurato nuovamente un prestito del Credit Lyonnais per 26,1 miliardi di Lit.
e direttamente le operazioni dell´Impregilo per 37,5 miliardi di Lit.
nell´ambito dei lavori di costruzione della diga di Mohale, coperture
assicurative ancora in corso. Ovviamente, per
le imprese coinvolte vale la presunzione di innocenza, in attesa dei verdetti
finali. Ma da questo caso si può già trarre una lezione politica importante:
di fronte all´incapacità della Banca mondiale di portare chiarezza e alla
mancanza di rigorose liste nere da parte di SACE e altri finanziatori
europei, è necessaria una nuova azione di ‘mani pulite’ a livello
globale su progetti che troppo spesso sono stati contornati da scandali di
corruzione, dimenticati sotto l´etica dei corrotti governi del sud. Questa
volta l´idea di lasciare la patata a bollente a magistrati locali in paesi
lontani non ha portato ad insabbiamenti. Anzi.
Aspettiamo fiduciosi la prima sentenza. Su
internet: Banca mondiale www.worldbank.org
L´Ong inglese Bretton Woods Project: www.brettonwoodsproject.org
Il sito di Bank Information Center: www.bicusa.org
Il
rapporto sul caso di corruzione si trova sul sito della Campagna BANCA
MONDIALE – LE CRITICHE DELLA CAMPAGNA ALLA BOZZA DELLA NUOVA FOREST
POLICY La
revisione della Politica sulle Foreste del 1993 (OP 4.36) della Banca mondiale
prosegue lasciando profondamente insoddisfatte le Ong, tra cui la Campagna. CRBM
ha fatto sentire la sua voce presso gli organismi competenti in Banca mondiale,
non ultimo il direttore esecutivo per l´Italia, a cui sono state esternate,
insieme con Greenpeace Italia, le perplessità su un processo ritenuto alquanto
inadeguato. Dubbi lasciano sia l´affrettato procedimento di approvazione da
parte del Board, sia per il contenuto delle nuove misure di protezione e le
politiche proposte. Il processo di
consultazione con gli attori della società civile non ha avuto la
considerazione dovuta allorché la Banca ha proceduto con la stesura della bozza
della nuova politica, lo scorso giugno. E´ evidente
come la nuova politica abbia il solo effetto di indebolire la politica attuale
con lo scopo di dare l'avvio a operazioni di sfruttamento commerciale in aree
finora intangibili. In particolare
sono a rischio di scomparire quegli impegni di salvaguardia che per un decennio
sono stati considerati dalla Banca Mondiale e dalla comunità internazionale
come impegni strategici per combattere la deforestazione. La nuova strategia permetterà di finanziare investimenti diretti sul taglio del legname industriale e su larga scala in tutti i tipi di foreste eccetto gli habitat definiti ‘critici’, senza che una chiara regolamentazione, una categorizzazione e dei criteri di demarcazione siano stati previsti per la loro adeguata identificazione. Il problema è che, a differenza di quanto sostenuto dalla BM, non è dimostrato che lo sfruttamento industriale di larga scala possa essere condotto in maniera sostenibile, creando una serie di benefici per le comunità locali. Ma è invece chiaro come siano delle politiche economiche inadeguate e delle pratiche di governo inaffidabili a danneggiare il settore forestale e la sua gestione. Ma questo punto, molto caldeggiato dalle Ong, non è stato preso in considerazione dalla BM, che non ha prodotto un´adeguata revisione di importanti settori che sono in relazione con il settore forestale. Altre Ong
critiche sulla nuova forest policy della BM: www.wri.org
www.environmentaldefense.org
BANCA
MONDIALE – LE ULTIME NOTIZIE SULLA EXTRACTIVE INDUSTRIES REVIEW
L´ultimo
incontro della Extractive Industries Review, tenutosi a Budapest a fine giugno,
si è concluso con un successo da parte delle numerose Ong intervenute,
soprattutto dell´Europa Centrale ed Orientale. Il risultato più significativo
di una settimana di intenso dibattito è stato il riconoscimento, da parte dello
staff della Banca mondiale intervenuto all´incontro, dei pesanti impatti
socio-ambientali ed economici che i progetti estrattivi finanziati dalla BM
hanno causato negli ultimi anni. Va ricordato che i fondi messi a disposizione di
questo settore dalla BM dal 1990 ammontano a 7 miliardi di dollari. Le
raccomandazioni chiave uscite dalla riunione di Budapest prevedono, tra
l´altro, l´indicazione della necessità della totale trasparenza per ciò
che concerne l´uso dei proventi derivanti dall´attività petrolifera, la
consultazione con le popolazioni impattate in tempi dovuti ed il bisogno di una
maggior attenzione alle questioni legate alla governance. Le Ong si augurano che
tutti questi punti, ed altri ancora, vengano inseriti nel rapporto finale,
previsto per il giugno 2003.
Per
seguire i lavori dell´EIR su internet www.eireview.org
Alcune delle Ong che seguono l´EIR www.seen.org
www.bankwatch.org
BANCA
MONDIALE/ECAs – LA COMPATTA MOBILITAZIONE DELLE ONG INTERNAZIONALI CONTRO LA
COSTRUZIONE DELL´OLOEDOTTO BAKU-CEYAHN L´oleodotto
Baku-Tbilisi-Ceyahn attraverserà Azerbaijan, Georgia e Turchia per arrivare
fino al Mar Mediterraneo. Il 70% dei 3,3 miliardi di dollari richiesti per il
completamento del progetto deriveranno da denaro dei contribuenti,
principalmente europei, giapponesi e statunitensi, attraverso istituzioni che
effettueranno i prestiti al consorzio, quali la Banca mondiale e le agenzie di
credito all´esportazione. Proprio per
questa ragione a fine giugno scorso sessantaquattro Ong di più di 30 paesi, tra
cui anche la Campagna per la Riforma della Banca mondiale, hanno scritto alla
Banca mondiale ed alle principali agenzie di credito all´esportazione per
manifestare la loro forte opposizione ai piani della BP, la terza più grande
compagnia petrolifera del mondo, e di altre compagnie petrolifere, tra cui anche
l´ENI, di usare ‘denaro pubblico libero’ – free
public money,
come dichiarato dall´amministratore delegato della BP al proposito –
per costruire l´oleodotto. Nessuno dei
principali accordi sul progetto è stato reso pubblico. Allo stesso tempo, però,
una richiesta per un supporto finanziario è stata già inoltrata nei confronti
dell´agenzia di credito all´export USA, la ExIm Bank, sebbene la maggior
parte degli studi sugli impatti socio-ambientali debbano ancora essere
finalizzati. Le Ong temono
che l´oleodotto possa portare pochi benefici alle fasce più disagiate delle
popolazioni locali, e che possa esacerbare le tensioni in una regione che si sta
appena riprendendo da una serie di grossi conflitti. Il progetto è anche
criticato per le sue potenziali conseguenze sui cambiamenti climatici. L´utilizzo di
denaro pubblico libero, che sarebbe meglio definire a fondo perduto, non è
ritenuto giustificabile a meno che il progetto non riesca a dimostrare
chiaramente che ci saranno degli impatti positivi per lo sviluppo locale e
regionale nei prossimi trent´anni, ovvero la durata della vita
dell´oleodotto secondo il consorzio costruttore. E´ altamente
probabile che numerose persone perderanno tutti i loro mezzi di sostentamento a
causa del progetto, e non è da escludere che le promesse delle compagnie di
portare posti di lavoro e sviluppo locale non saranno mantenute. Le popolazioni
locali mancano delle forniture minime di energia. Ma il petrolio ed il gas del
Caspio saranno veicolati direttamente verso i mercati dei paesi occidentali,
praticamente senza nessun vantaggio per le comunità locali, anzi con la
militarizzazione di un importante passaggio che va dal Caspio al Mediterraneo.
Ciò potrebbe minacciare il fragile cessate il fuoco della regione curda,
attraverso cui passa l´oleodotto
e riaccendere conflitti mai risolti
in
Georgia ed Azerbaijan. L´oleodotto
avrà un impatto massiccio sul cambiamento climatico, dal momento che il
petrolio che sarà trasportato tramite l´oleodotto, una volta bruciato,
immetterà nell´atmosfera ogni anno 185 milioni di tonnellate di anidride
carbonica. Se il denaro pubblico verrà utilizzato per l´oleodotto, si
offriranno sussidi ad una forma di energia ‘sporca’, sia qui, e peggio
ancora, negli Stati Uniti, dove le emissioni stanno ancora crescendo
quantitativamente e dove l´amministrazione Bush ha rinnegato il Protocollo di
Kyoto. Le Ong hanno
chiesto che non vengano dati dei fondi pubblici al consorzio che sta cercando di
costruire l´oleodotto fino a quando non siano rispettate delle condizioni
molto più stringenti sui diritti umani, sullo sviluppo e sull´ambiente. E´
oramai iniziata la campagna, sia a livello italiano che a livello
internazionale, contro l´oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyahn. ECAs
– CONTINUA L´IMPEGNO DELLA CAMPAGNA CONTRO IL FINANZIAMENTO SACE PER LA
COSTRUZIONE DEL REATTORE NUCLEARE A CERNAVODA, ROMANIA Lo scorso marzo
la SACE ha accordato una promessa di garanzia finanziaria per 118 miliardi di
vecchie lire alla banca francese Societé Generale, per quanto concerne i
finanziamento del contratto dell´Ansaldo Energia nell´ambito del controverso
progetto di completamento del secondo reattore nucleare CANDU della centrale di
Cernavoda in Romania. Secondo le informazioni in possesso della Campagna, le
agenzie di credito all´esportazione di Francia e Canada concorderebbero sul
procedere subito anche con l´approvazione finale dei prestiti e delle garanzie
per il progetto senza aspettare che il governo rumeno completi e sottoponga a
consultazione pubblica lo studio di valutazione di impatto ambientale, violando
così la legge ambientale rumena. Le agenzie chiederebbero l´acquisizione
dello studio per una revisione ambientale soltanto prima dell´accensione del
reattore. Questa possibile condizione starebbe creando numerosi problemi alla
Eximbank americana, che è invece tenuta secondo la legge Usa alla pubblicazione
dello studio prima dell´approvazione dei finanziamenti. Nel frattempo il
governo bulgaro ha reso noto in una lettera alle Ong locali che non è stato
affatto notificato dalla confinante Romania della decisione di procedere con gli
studi ed il progetto di Cernavoda 2, questo in violazione della Convenzione
Espoo sulla VIA in un contesto transfrontaliero, ratificata da entrambi gli
stati ed in vigore sin dal 1997. L´Euratom dell´Unione Europea è anche
implicato nel finanziamento del progetto. La Commissione europea ha completato
la revisione della sicurezza del progetto lo scorso luglio, ma non ha ancora
effettuato la due diligence finanziaria del progetto, in un momento in
cui è in discussione la ricostituzione di capitale dell´Euratom stesso. ECAS
– CAMISEA, PERÙ, IL PROGETTO DI UN NUOVO, DEVASTANTE, GASDOTTO CHE POTREBBE
VEDERE IL COINVOLGIMENTO SACE La
Campagna ha iniziato a monitorare
il progetto del gasdotto di Camisea, in Perù, che dovrebbe vedere il
coinvolgimento della SACE. Le preoccupazioni sono legate ai numerosi ed
insormontabili impatti ambientali e sociali a danno delle vulnerabili
popolazioni indigene, che vivono in isolamento volontario nella riserva
Nahua-Kugapakori, e delle foreste tropicali primarie nella Bassa Valle dell´Urabamba
e nella regione di Vilcabamba. Le misure di
mitigazione ambientale e sociale proposte dagli sponsor del progetto, infatti,
sono decisamente inadeguate e anche le più severe misure di mitigazione non
sarebbero in grado di prevenire i gravi danni sociali, culturali ed ambientali
provocati nel lungo periodo dal progetto. Eventuali cambiamenti al disegno del
progetto non permetterebbero la mitigazione degli impatti, viste le discutibili
pratiche ambientali seguite dalle compagnie coinvolte nei confronti delle
comunità locali, le gravi mancanze presenti nella Valutazione di Impatto
Ambientale del progetto, la debole supervisione di questo da parte dello Stato
peruviano e la mancanza di monitoraggio indipendente. Inoltre, la
realizzazione di un tale progetto su larga scala in un luogo caratterizzato da
un´elevatissima sensibilità ecologica e culturale ha già sollevato numerose
preoccupazioni tra le comunità locali. Al Congresso del popolo Machiguenga
svoltosi lo scorso 9-11 aprile, le comunità e le organizzazioni indigene hanno
approvato numerose osservazioni concernenti diverse preoccupazioni sulle gravi
mancanze nelle pratiche e nelle procedure seguite dalle compagnie coinvolte nel
progetto. Infine, nella
regione di Camisea vivono popolazioni indigene in isolamento volontario e senza
alcun contatto con l´esterno, quali i Nanti, i Nahua ed i Kirineri. La
presenza di esterni, come i lavoratori del progetto ed i migranti, porterà
malattie a cui le comunità locali non sono immuni ed, inoltre, ridurrà la
disponibilità di risorse naturali da cui le comunità dipendono per la proprio
sussistenza. Il progetto di Camisea è una grave minaccia alla loro
sopravvivenza e potrebbe causare molte vittime. Le comunità locali ritengono
che si potrebbe parlare di un vero e proprio genocidio. La Pluspetrol,
il principale sponsor del progetto, infatti, sta attuando una politica di
contatto forzato con le popolazioni indigene che hanno scelto, al contrario, di
vivere in isolamento volontario nella riserva Nahua-Kugapakori. La compagnia
sostiene anche di aver raggiunto un accordo con la comunità Nanti, nonostante
si sia rifiutata di confermare ciò pubblicamente, sollevando ulteriori sospetti
sul suo operato nell´ambito del progetto. Su Internet: www.isace.it
www.amazonwatch.org
LA
CAMPAGNA OCP: GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI La Campagna
prosegue il suo lavoro sull´OCP, il mega oleodotto in costruzione in Ecuador,
che sta già causando pesanti impatti socio-ambientali sul suo percorso di più
di 500 km, insieme alle altre organizzazioni italiane che compongono la Campagna
contro l´OCP. Nella giornata
del 25 luglio, contraddistinta da una vera e propria mobilitazione
internazionale da parte delle Ong ed associazioni che seguono le sorti del
nefasto oleodotto, con manifestazioni, invio di lettere, fax ed e-mail
soprattutto alla West Landes Bank
tedesca, capofila tra le banche finanziatrici del progetto, anche la
Campagna ha dato il suo contributo promovendo un action alert per chiedere al
presidente della Banca Nazionale del Lavoro di ritirarsi dal finanziamento,
considerando i gravi impatti che l´ambiente e la popolazione dell´Ecuador
stanno subendo e continueranno a subire anche nel prossimo futuro. Intanto anche la
famosa attivista americana Julia Butterfly si è unita alla lotta delle
associazioni ambientaliste internazionali e nazionali contro la costruzione
dell´oleodotto OCP. Purtroppo nel luglio scorso, durante la sua permanenza in
Ecuador Julia Butterfly è stata
arrestata a Quito insieme ad altri sette attivisti ecuadoriani. Si trovava
davanti agli uffici della compagnia americana Occidental Petroleum (OXY), per
protestare contro il coinvolgimento della società nel progetto e per chiederne
l´uscita dal consorzio OCP. In precedenza
Julia Butterfly aveva visitato in Ecuador alcuni dei luoghi che stanno subendo
gli impatti della costruzione del mega-oleodotto In particolare l´attivista
americana aveva voluto conoscere le ragioni delle popolazioni indigene dei Siona,
dei Secoya e dei Kichua, che abitano un tratto di foresta amazzonica attaccata
dai lavori per la costruzione dell´opera, il cosiddetto blocco 15, e che la
hanno accompagnata nella protesta a Quito. Julia Butterfly aveva cercato di
avere un incontro con i responsabili in Ecuador della Occidental per esporre le
prove raccolte durante il suo viaggio che dimostrano come siano utilizzate delle
pratiche di costruzione dannose per l´ambiente violando anche gli standard
minimi stabiliti dalla banca Mondiale, e di come siano violati i diritti umani,
tramite pressioni illecite sugli abitanti della zona per far firmare gli accordi
con il consorzio. L´incontro era
stato rifiutato, dopo essere stato in un primo momento accordato. Per questa
ragione Julia Butterfly, insieme a rappresentanti delle organizzazioni
ambientaliste Amazon Watch e Accion Ecologica e a rappresentanti locali delle
regioni più impattate dal progetto, aveva iniziato una protesta pacifica,
subito repressa con l´arresto, in alcuni casi con l´uso gratuito della
violenza, dei manifestanti. Dopo poche ore la Butterfly è stata espulsa
dall´Ecuador, senza nemmeno che potesse svolgersi l´udienza di convalida
dell´arresto. Per
ulteriori informazioni: www.amicidellaterra.it
- www.selvas.org
- www.sherwood.it
- www.osservatorioeni.net
- www.carta.org
- Il sito della BNL www.bnl.it
Ifi
dECOder NUMERO
CHIUSO IL 14.09.2002 A questo
numero hanno collaborato: Antonio
Tricarico e-mail
atricarico@crbm.org
Luca
Manes e-mail lmanes@crbm.org
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