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IFI DECODER SECONDA PARTE

BANCA MONDIALE – LA PRIMA SENTENZA SUI CASI DI CORRUZIONE LEGATI AL PROGETTO LESOTHO HIGHLANDS WATER PROJECT 

Lo scorso 4 giugno uno sconosciuto giudice del Lesotho, Brendan Cullinan, ha condannato a 18 anni di reclusione per truffa e corruzione Masupha Sole, l´ex direttore del faraonico progetto di gestione delle acque Lesotho Highlands Water Project, nel piccolo stato del Lesotho, un´enclave sudafricana.

Fondamentale l´importanza di questa sentenza, e non solo perché afferma la colpevolezza di Sole per aver accettato ben 2 milioni di dollari in tangenti. Soprattutto perché si stabilisce che a pagare questa somma sono state dodici delle più grandi multinazionali delle dighe e delle infrastrutture al mondo, tra cui l´italiana Impregilo. Le carte processuali parlano di tangenti per vincere appalti multi-miliardari per la costruzione di diverse dighe nell´ambito di quello che è il secondo più grande progetto al mondo di gestione delle acque in costruzione, dopo la diga delle Tre Gole in Cina. Obiettivo del progetto è la diversione tramite sei dighe verso la ricca regione del Guateng in Sudafrica di circa la metà delle acque del bacino del fiume Arancione.

Con tenacia il pm del Lesotho non si è limitato alla condanna di Sole, ma ha richiesto ed ottenuto che le multinazionali fossero processate una per una dall´Alta Corte. Si è già iniziato con l´Acres International del Canada. A breve dovrebbe arrivare il turno dell´Impregilo, che si presenta in tribunale con un‘accusa di tangenti per 375.000 dollari. L´Impregilo ha guidato con una quota del 22% la joint venture internazionale Highlands Water Venture (Hwv), che ha realizzato le due dighe più grandi del progetto, quelle di Katse e di Mohale. In quanto leader della joint venture, l´Impregilo risulta responsabile in tutte le questioni connesse all´esecuzione dei contratti e alla gestione dei conti bancari stranieri. Per dovere di cronaca, nelle poche dichiarazioni rilasciate alla stampa internazionale, l´Impregilo si è sempre dichiarata innocente.

Ricostruiamo, seguendo le prove prodotte dal pubblico ministero, i movimenti di tangenti tra l´Italia ed il Lesotho tra il febbraio 1991 ed il maggio 1993. L´11 ottobre 1990 l´Hwv ha firmato con l´intermediario sudafricano Jacobus du Plooy un accordo di consulenza per un milione di dollari, da versare in quattro tranche di 250.000 dollari su un conto presso la Nordfinanz Bank di Zurigo. Il primo pagamento è stato effettuato da un conto della Banca Unione di Credito di Lugano intestato ad Impregilo y Associados S.A., una società registrata a Panama nel 1975. Risulta chiaro il legame strettissimo tra questa società e l´Impregilo. Il CdA dell´Impregilo nel 1977 aveva dato alla sua associata ‘…nelle persone dei suoi rappresentanti, i necessari poteri per aprire e gestire conti bancari a nome dell´Impregilo y Associados S.A. di Panama fuori dalla Repubblica di Panama…’. Il 15 febbraio 1991 nella stessa Banca Unione di Credito a Lugano furono aperti altri due conti a firma di uno dei rappresentanti di Impregilo y Associados. Il primo pagamento a du Plooy è stato effettuato dal conto dell´Impregilo il 19 febbraio 1991; a seguire, tra il 1991 ed il 1992 gli altri tre pagamenti che erano collegati a tre girate di 125.000 dollari ciascuna, effettuate prontamente da du Plooy in favore di un conto presso l´UBS intestato Masupha Sole.  Sole, poi, trasferiva le tangenti dai conti in Svizzera a quelli in Sudafrica. In quegli anni si svolgeva la gara di appalto per la costruzione della diga di Katse, la prima opera del progetto, che fu vinta, non a caso, dalla Hwv.

Tra i finanziatori istituzionali la prima ad entrare nell´occhio del ciclone, allorché lo scandalo di corruzione scoppiò sulla stampa nel 1999, è stata la Banca mondiale. La Banca, infatti, si è opposta a lungo alla sostituzione del direttore del progetto. Sole, però, nel 1995 fu allontanato, divenendo subito un personaggio potenzialmente scomodo per molti. Da quanto emerge dalla sentenza, diverse imprese avrebbero continuato a pagare il Sole dopo il 1995, probabilmente per farlo tacere sull´intera questione.

Intanto con l´arrivo del nuovo presidente Wolfensohn, la Banca mondiale ha adottato nel 1996 delle linee guida specifiche contro la corruzione. La Banca è ora tenuta ad investigare su ogni accusa di corruzione che emerge all´interno della parte dei progetti che finanzia, potendo includere in una lista nera quelle imprese trovate colpevoli di corruzione. Su questa lista nera ci sono già circa 70 imprese, che per almeno cinque anni non beneficeranno dei fondi della Banca mondiale. Ma il vero banco di prova della lotta alla corruzione della Banca è stato il caso Lesotho. All´inizio Wolfensohn sembrava intenzionato a sostenere il lavoro dei magistrati, accollando sulla Banca le spese del processo. Poi cambia improvvisamente idea, assumendo solo un ex magistrato americano per un´indagine interna alla Banca. I funzionari della Banca incaricati di seguire il progetto sono stati assolti e nel gennaio 2002, con una certa fretta, la Banca ha emesso il suo verdetto finale, senza però rendere pubblici gli atti dell´indagine. La Banca non ha trovato nessuna prova contro le tre compagnie sotto osservazione. Ha condannato soltanto Max Cohen, intermediario che gestisce diverse società off-shore a Panama attraverso cui le compagnie hanno fatto transitare dei fondi. Wolfensohn però, in vista di sentenze di condanna in Lesotho per le compagnie coinvolte, ha già messo una pezza, facendo sapere che la Banca potrebbe riaprire la propria indagine.

 Ad un´impresa come l´Impregilo un cartellino rosso da parte della Banca costerebbe molto caro, essendo il colosso delle infrastrutture di Milano probabilmente l´impresa italiana che ha operato maggiormente nell´ambito di progetti della Banca mondiale. Per inciso, anche la Banca Europea per gli Investimenti, il braccio finanziario dell´UE, che gestisce ogni anno 30 miliardi di euro degli ignari contribuenti europei, è coinvolta nel finanziamento del progetto in Lesotho con 119 milioni di Euro. Bruxelles per ora sta sonnecchiando sull´intera questione.

Un´eventuale condanna dell´Impregilo in Lesotho metterebbe a fuoco anche le responsabilità a livello di governo in Italia, visto che, come risposto dal sottosegretario al Commercio con l´Estero del governo Amato, On. Fabris, a fine 2000 ad un´interrogazione parlamentare sul caso Lesotho, la SACE, l´assicuratore pubblico italiano, ha rilasciato una garanzia assicurativa al Credit Lyonnais, per un prestito da questi concesso nel 1991 alla Lesotho Highlands Development Authority, ai fini del pagamento dei lavori eseguiti per la costruzione della diga di Katse dall´Impregilo. Tale finanziamento, il cui rimborso è garantito dal Governo del Sud Africa, è pari ad un ammontare di 123,6 miliardi di vecchie lire. Il contratto commerciale sottostante era stato assicurato soltanto per i rischi accessori diversi dal credito. Una copertura assicurativa, quindi, strettamente collegata a quelle operazioni oggi a processo in Lesotho e macchiate dall´accusa di tangenti e corruzione. Inoltre, la SACE ha anche assicurato nuovamente un prestito del Credit Lyonnais per 26,1 miliardi di Lit. e direttamente le operazioni dell´Impregilo per 37,5 miliardi di Lit. nell´ambito dei lavori di costruzione della diga di Mohale, coperture assicurative ancora in corso.

Ovviamente, per le imprese coinvolte vale la presunzione di innocenza, in attesa dei verdetti finali. Ma da questo caso si può già trarre una lezione politica importante: di fronte all´incapacità della Banca mondiale di portare chiarezza e alla mancanza di rigorose liste nere da parte di SACE e altri finanziatori europei, è necessaria una nuova azione di ‘mani pulite’ a livello globale su progetti che troppo spesso sono stati contornati da scandali di corruzione, dimenticati sotto l´etica dei corrotti governi del sud. Questa volta l´idea di lasciare la patata a bollente a magistrati locali in paesi lontani non ha portato ad insabbiamenti. Anzi. Aspettiamo fiduciosi la prima sentenza.

Su internet: Banca mondiale www.worldbank.org L´Ong inglese Bretton Woods Project: www.brettonwoodsproject.org      Il sito di Bank Information Center: www.bicusa.org  Il rapporto sul caso di corruzione si trova sul sito della Campagna

BANCA MONDIALE – LE CRITICHE DELLA CAMPAGNA ALLA BOZZA DELLA NUOVA FOREST POLICY

La revisione della Politica sulle Foreste del 1993 (OP 4.36) della Banca mondiale prosegue lasciando profondamente insoddisfatte le Ong, tra cui la Campagna. CRBM ha fatto sentire la sua voce presso gli organismi competenti in Banca mondiale, non ultimo il direttore esecutivo per l´Italia, a cui sono state esternate, insieme con Greenpeace Italia, le perplessità su un processo ritenuto alquanto inadeguato. Dubbi lasciano sia l´affrettato procedimento di approvazione da parte del Board, sia per il contenuto delle nuove misure di protezione e le politiche proposte.

Il processo di consultazione con gli attori della società civile non ha avuto la considerazione dovuta allorché la Banca ha proceduto con la stesura della bozza della nuova politica, lo scorso giugno.

E´ evidente come la nuova politica abbia il solo effetto di indebolire la politica attuale con lo scopo di dare l'avvio a operazioni di sfruttamento commerciale in aree finora intangibili.  In particolare sono a rischio di scomparire quegli impegni di salvaguardia che per un decennio sono stati considerati dalla Banca Mondiale e dalla comunità internazionale come impegni strategici per combattere la deforestazione.

La nuova strategia permetterà di finanziare investimenti diretti sul taglio del legname industriale e su larga scala in tutti i tipi di foreste eccetto gli habitat definiti ‘critici’, senza che una chiara regolamentazione, una categorizzazione e dei criteri di demarcazione siano stati previsti per la loro adeguata identificazione. Il problema è che, a differenza di quanto sostenuto dalla BM, non è dimostrato che lo sfruttamento industriale di larga scala possa essere condotto in maniera sostenibile, creando una serie di benefici per le comunità locali. Ma è invece chiaro come siano delle politiche economiche inadeguate e delle pratiche di governo inaffidabili a danneggiare il settore forestale e la sua gestione. Ma questo punto, molto caldeggiato dalle Ong, non è stato preso in considerazione dalla BM, che non ha prodotto un´adeguata revisione di importanti settori che sono in relazione con il settore forestale.

Altre Ong critiche sulla nuova forest policy della BM:

www.wri.org www.environmentaldefense.org

www.ran.org

BANCA MONDIALE – LE ULTIME NOTIZIE SULLA EXTRACTIVE INDUSTRIES REVIEW

L´ultimo incontro della Extractive Industries Review, tenutosi a Budapest a fine giugno, si è concluso con un successo da parte delle numerose Ong intervenute, soprattutto dell´Europa Centrale ed Orientale. Il risultato più significativo di una settimana di intenso dibattito è stato il riconoscimento, da parte dello staff della Banca mondiale intervenuto all´incontro, dei pesanti impatti socio-ambientali ed economici che i progetti estrattivi finanziati dalla BM hanno causato negli ultimi anni. Va ricordato che i fondi messi a disposizione di questo settore dalla BM dal 1990 ammontano a 7 miliardi di dollari. Le raccomandazioni chiave uscite dalla riunione di Budapest prevedono, tra l´altro, l´indicazione della necessità della totale trasparenza per ciò che concerne l´uso dei proventi derivanti dall´attività petrolifera, la consultazione con le popolazioni impattate in tempi dovuti ed il bisogno di una maggior attenzione alle questioni legate alla governance. Le Ong si augurano che tutti questi punti, ed altri ancora, vengano inseriti nel rapporto finale, previsto per il giugno 2003.                                            

Per seguire i lavori dell´EIR su internet www.eireview.org   Alcune delle Ong che seguono l´EIR www.seen.org   www.bankwatch.org

BANCA MONDIALE/ECAs – LA COMPATTA MOBILITAZIONE DELLE ONG INTERNAZIONALI CONTRO LA COSTRUZIONE DELL´OLOEDOTTO BAKU-CEYAHN

L´oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyahn attraverserà Azerbaijan, Georgia e Turchia per arrivare fino al Mar Mediterraneo. Il 70% dei 3,3 miliardi di dollari richiesti per il completamento del progetto deriveranno da denaro dei contribuenti, principalmente europei, giapponesi e statunitensi, attraverso istituzioni che effettueranno i prestiti al consorzio, quali la Banca mondiale e le agenzie di credito all´esportazione.

Proprio per questa ragione a fine giugno scorso sessantaquattro Ong di più di 30 paesi, tra cui anche la Campagna per la Riforma della Banca mondiale, hanno scritto alla Banca mondiale ed alle principali agenzie di credito all´esportazione per manifestare la loro forte opposizione ai piani della BP, la terza più grande compagnia petrolifera del mondo, e di altre compagnie petrolifere, tra cui anche l´ENI, di usare ‘denaro pubblico libero’ – free public money, come dichiarato dall´amministratore delegato della BP al proposito – per costruire l´oleodotto.

Nessuno dei principali accordi sul progetto è stato reso pubblico. Allo stesso tempo, però, una richiesta per un supporto finanziario è stata già inoltrata nei confronti dell´agenzia di credito all´export USA, la ExIm Bank, sebbene la maggior parte degli studi sugli impatti socio-ambientali debbano ancora essere finalizzati.

Le Ong temono che l´oleodotto possa portare pochi benefici alle fasce più disagiate delle popolazioni locali, e che possa esacerbare le tensioni in una regione che si sta appena riprendendo da una serie di grossi conflitti. Il progetto è anche criticato per le sue potenziali conseguenze sui cambiamenti climatici.

L´utilizzo di denaro pubblico libero, che sarebbe meglio definire a fondo perduto, non è ritenuto giustificabile a meno che il progetto non riesca a dimostrare chiaramente che ci saranno degli impatti positivi per lo sviluppo locale e regionale nei prossimi trent´anni, ovvero la durata della vita dell´oleodotto secondo il consorzio costruttore.

E´ altamente probabile che numerose persone perderanno tutti i loro mezzi di sostentamento a causa del progetto, e non è da escludere che le promesse delle compagnie di portare posti di lavoro e sviluppo locale non saranno mantenute. Le popolazioni locali mancano delle forniture minime di energia. Ma il petrolio ed il gas del Caspio saranno veicolati direttamente verso i mercati dei paesi occidentali, praticamente senza nessun vantaggio per le comunità locali, anzi con la militarizzazione di un importante passaggio che va dal Caspio al Mediterraneo. Ciò potrebbe minacciare il fragile cessate il fuoco della regione curda, attraverso cui passa l´oleodotto e riaccendere conflitti mai risolti in Georgia ed Azerbaijan.

L´oleodotto avrà un impatto massiccio sul cambiamento climatico, dal momento che il petrolio che sarà trasportato tramite l´oleodotto, una volta bruciato, immetterà nell´atmosfera ogni anno 185 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Se il denaro pubblico verrà utilizzato per l´oleodotto, si offriranno sussidi ad una forma di energia ‘sporca’, sia qui, e peggio ancora, negli Stati Uniti, dove le emissioni stanno ancora crescendo quantitativamente e dove l´amministrazione Bush ha rinnegato il Protocollo di Kyoto.

Le Ong hanno chiesto che non vengano dati dei fondi pubblici al consorzio che sta cercando di costruire l´oleodotto fino a quando non siano rispettate delle condizioni molto più stringenti sui diritti umani, sullo sviluppo e sull´ambiente. E´ oramai iniziata la campagna, sia a livello italiano che a livello internazionale, contro l´oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyahn.

ECAs – CONTINUA L´IMPEGNO DELLA CAMPAGNA CONTRO IL FINANZIAMENTO SACE PER LA COSTRUZIONE DEL REATTORE NUCLEARE A CERNAVODA, ROMANIA

Lo scorso marzo la SACE ha accordato una promessa di garanzia finanziaria per 118 miliardi di vecchie lire alla banca francese Societé Generale, per quanto concerne i finanziamento del contratto dell´Ansaldo Energia nell´ambito del controverso progetto di completamento del secondo reattore nucleare CANDU della centrale di Cernavoda in Romania. Secondo le informazioni in possesso della Campagna, le agenzie di credito all´esportazione di Francia e Canada concorderebbero sul procedere subito anche con l´approvazione finale dei prestiti e delle garanzie per il progetto senza aspettare che il governo rumeno completi e sottoponga a consultazione pubblica lo studio di valutazione di impatto ambientale, violando così la legge ambientale rumena. Le agenzie chiederebbero l´acquisizione dello studio per una revisione ambientale soltanto prima dell´accensione del reattore. Questa possibile condizione starebbe creando numerosi problemi alla Eximbank americana, che è invece tenuta secondo la legge Usa alla pubblicazione dello studio prima dell´approvazione dei finanziamenti.

Nel frattempo il governo bulgaro ha reso noto in una lettera alle Ong locali che non è stato affatto notificato dalla confinante Romania della decisione di procedere con gli studi ed il progetto di Cernavoda 2, questo in violazione della Convenzione Espoo sulla VIA in un contesto transfrontaliero, ratificata da entrambi gli stati ed in vigore sin dal 1997. L´Euratom dell´Unione Europea è anche implicato nel finanziamento del progetto. La Commissione europea ha completato la revisione della sicurezza del progetto lo scorso luglio, ma non ha ancora effettuato la due diligence finanziaria del progetto, in un momento in cui è in discussione la ricostituzione di capitale dell´Euratom stesso.

www.isace.it                                                      

ECAS – CAMISEA, PERÙ, IL PROGETTO DI UN NUOVO, DEVASTANTE, GASDOTTO CHE POTREBBE VEDERE IL COINVOLGIMENTO SACE 

La Campagna  ha iniziato a monitorare il progetto del gasdotto di Camisea, in Perù, che dovrebbe vedere il coinvolgimento della SACE. Le preoccupazioni sono legate ai numerosi ed insormontabili impatti ambientali e sociali a danno delle vulnerabili popolazioni indigene, che vivono in isolamento volontario nella riserva Nahua-Kugapakori, e delle foreste tropicali primarie nella Bassa Valle dell´Urabamba e nella regione di Vilcabamba.

Le misure di mitigazione ambientale e sociale proposte dagli sponsor del progetto, infatti, sono decisamente inadeguate e anche le più severe misure di mitigazione non sarebbero in grado di prevenire i gravi danni sociali, culturali ed ambientali provocati nel lungo periodo dal progetto. Eventuali cambiamenti al disegno del progetto non permetterebbero la mitigazione degli impatti, viste le discutibili pratiche ambientali seguite dalle compagnie coinvolte nei confronti delle comunità locali, le gravi mancanze presenti nella Valutazione di Impatto Ambientale del progetto, la debole supervisione di questo da parte dello Stato peruviano e la mancanza di monitoraggio indipendente.

Inoltre, la realizzazione di un tale progetto su larga scala in un luogo caratterizzato da un´elevatissima sensibilità ecologica e culturale ha già sollevato numerose preoccupazioni tra le comunità locali. Al Congresso del popolo Machiguenga svoltosi lo scorso 9-11 aprile, le comunità e le organizzazioni indigene hanno approvato numerose osservazioni concernenti diverse preoccupazioni sulle gravi mancanze nelle pratiche e nelle procedure seguite dalle compagnie coinvolte nel progetto.

Infine, nella regione di Camisea vivono popolazioni indigene in isolamento volontario e senza alcun contatto con l´esterno, quali i Nanti, i Nahua ed i Kirineri. La presenza di esterni, come i lavoratori del progetto ed i migranti, porterà malattie a cui le comunità locali non sono immuni ed, inoltre, ridurrà la disponibilità di risorse naturali da cui le comunità dipendono per la proprio sussistenza. Il progetto di Camisea è una grave minaccia alla loro sopravvivenza e potrebbe causare molte vittime. Le comunità locali ritengono che si potrebbe parlare di un vero e proprio genocidio.

La Pluspetrol, il principale sponsor del progetto, infatti, sta attuando una politica di contatto forzato con le popolazioni indigene che hanno scelto, al contrario, di vivere in isolamento volontario nella riserva Nahua-Kugapakori. La compagnia sostiene anche di aver raggiunto un accordo con la comunità Nanti, nonostante si sia rifiutata di confermare ciò pubblicamente, sollevando ulteriori sospetti sul suo operato nell´ambito del progetto.

Su Internet: www.isace.it   www.amazonwatch.org

LA CAMPAGNA OCP: GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI

La Campagna prosegue il suo lavoro sull´OCP, il mega oleodotto in costruzione in Ecuador, che sta già causando pesanti impatti socio-ambientali sul suo percorso di più di 500 km, insieme alle altre organizzazioni italiane che compongono la Campagna contro l´OCP.

Nella giornata del 25 luglio, contraddistinta da una vera e propria mobilitazione internazionale da parte delle Ong ed associazioni che seguono le sorti del nefasto oleodotto, con manifestazioni, invio di lettere, fax ed e-mail soprattutto alla West Landes Bank tedesca, capofila tra le banche finanziatrici del progetto, anche la Campagna ha dato il suo contributo promovendo un action alert per chiedere al presidente della Banca Nazionale del Lavoro di ritirarsi dal finanziamento, considerando i gravi impatti che l´ambiente e la popolazione dell´Ecuador stanno subendo e continueranno a subire anche nel prossimo futuro.

Intanto anche la famosa attivista americana Julia Butterfly si è unita alla lotta delle associazioni ambientaliste internazionali e nazionali contro la costruzione dell´oleodotto OCP. Purtroppo nel luglio scorso, durante la sua permanenza in Ecuador Julia Butterfly  è stata arrestata a Quito insieme ad altri sette attivisti ecuadoriani.

Si trovava davanti agli uffici della compagnia americana Occidental Petroleum (OXY), per protestare contro il coinvolgimento della società nel progetto e per chiederne l´uscita dal consorzio OCP.

In precedenza Julia Butterfly aveva visitato in Ecuador alcuni dei luoghi che stanno subendo gli impatti della costruzione del mega-oleodotto In particolare l´attivista americana aveva voluto conoscere le ragioni delle popolazioni indigene dei Siona, dei Secoya e dei Kichua, che abitano un tratto di foresta amazzonica attaccata dai lavori per la costruzione dell´opera, il cosiddetto blocco 15, e che la hanno accompagnata nella protesta a Quito. Julia Butterfly aveva cercato di avere un incontro con i responsabili in Ecuador della Occidental per esporre le prove raccolte durante il suo viaggio che dimostrano come siano utilizzate delle pratiche di costruzione dannose per l´ambiente violando anche gli standard minimi stabiliti dalla banca Mondiale, e di come siano violati i diritti umani, tramite pressioni illecite sugli abitanti della zona per far firmare gli accordi con il consorzio.

L´incontro era stato rifiutato, dopo essere stato in un primo momento accordato. Per questa ragione Julia Butterfly, insieme a rappresentanti delle organizzazioni ambientaliste Amazon Watch e Accion Ecologica e a rappresentanti locali delle regioni più impattate dal progetto, aveva iniziato una protesta pacifica, subito repressa con l´arresto, in alcuni casi con l´uso gratuito della violenza, dei manifestanti. Dopo poche ore la Butterfly è stata espulsa dall´Ecuador, senza nemmeno che potesse svolgersi l´udienza di convalida dell´arresto.

Per ulteriori informazioni:

www.amicidellaterra.it   - www.selvas.org - www.sherwood.it   -  www.osservatorioeni.net -

www.carta.org   - Il sito della BNL www.bnl.it

 

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dECOder

NUMERO CHIUSO IL 14.09.2002

A questo numero hanno collaborato:

Antonio Tricarico  e-mail  atricarico@crbm.org

Luca Manes e-mail lmanes@crbm.org  

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