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dECOder Ambiente,
sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali
EDITORIALE
Il
nuovo anno si è aperto con una notizia molto positiva. La
società civile italiana, mobilitatasi con decisione e prontezza appena prima di
Natale, ha infatti visto concretizzarsi i suoi sforzi per mantenere la
cancellazione del debito dei paesi poveri. E´
saltato il vincolo della compatibilità con le esigenze di finanza pubblica per
la prevista cancellazione del debito, introdotto dalla finanziaria 2003 a
modifica di quanto disposto dalla legge 209 del 2000. Le pressioni della
campagna Sdebitarsi sostenuta da numerose organizzazioni, tra cui la Campagna, e
da singoli cittadini per mantenere lo status quo sono state recepite
positivamente nell´emendamento avanzato dal deputato dell´UDC Ivo Tarolli,
che ha ottenuto la maggioranza dei voti in aula. Intanto il 27 febbraio si è
celebrato in varie parti del globo il cinquantesimo anniversario dell´Accordo
di Londra, che vide la cancellazione da parte dei 22 paesi di due terzi del
debito dell´allora Repubblica Federale Tedesca, stabilendo che la Germania non
doveva spendere più del 5 percento dei guadagni sull´esportazione per
ripagare i debiti rimanenti. L´Accordo salvava la Germania Federale dalla
trappola del debito estero e da un serio pericolo di crollo finanziario. Purtroppo
però il panorama internazionale non dava molti altre notizie positive da
riportare. Mentre ci avviciniamo, infatti, ad una guerra unilaterale in Iraq
degli Stati Uniti e del Regno Unito, sembra che l´intero contesto
multilaterale sia sotto attacco. Paradossalmente, la stessa Organizzazione
mondiale del commercio, si prepara alla sua prossima conferenza ministeriale di
settembre con un piano ambizioso di espansione del suo mandato a nuovi accordi
su investimenti, trasparenza negli appalti pubblici e concorrenza, ma allo
stesso tempo confrontandosi con una profonda crisi interna che rischia di
portare ad un fallimento dell´intera conferenza. La questione agricola tiene
banco nello scontro nord-sud, dimostrando tutta l´ipocrisia dei paesi
industrializzati nell´imporre il dogma della liberalizzazione del libero
mercato con eccezioni soltanto per loro. Allo stesso tempo, quella che sembrava
una battaglia vinta alla conferenza di Doha del WTO sull´accesso agevolato nei
paesi del sud del mondo ai farmaci generici contro le malattie infettive, quali
l´AIDS, viene rimessa oggi in discussione dall´intransigenza americana e
delle grandi industrie farmaceutiche. Sarebbe da chiedersi quali nuovi equilibri
produrrà nel WTO questa guerra unilaterale americana. Forse la sfida di Cancun
potrebbe chiudersi con un fallimento politico, come vuole la società civile
globale, cosicché la partita della globalizzazione rimarrà ancora aperta,
nonostante la variabile americana risulti sempre più pericolosa per il sistema
multilaterale. In ogni caso, due anni in più di tempo per pensare e proporre
alternative sarebbero linfa vitale per tutti coloro che credono che regole di
diverso segno per la globalizzazione vadano scritte in maniera democratica. Per
approfondimenti sulla questione del debito: www.sdebitarsi.org
BANCA
MONDIALE – APPROVATA LA NUOVA STRATEGIA SULL´ACQUA, LE FORTI PERPLESSITÀ
DELLE ONG Lo scorso 26 febbraio la Banca mondiale ha approvato la nuova strategia sull´acqua. La decisione, presa dal Consiglio dei Direttori dopo alcuni rinvii che avevano fatto sperare in una possibile modifica del contenuto della strategia, lascia le Ong internazionali, tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale, a dir poco sconcertate. A nulla è servita la richiesta della CRBM, insieme al Comitato Italiano per un Contratto Mondiale per l'Acqua, Greenpeace, Legambiente, WWF, Amici della Terra, Centro nuovo Modello di sviluppo, Mani Tese e FOCSIV, al direttore esecutivo per l´Italia della BM, oggetto anche di una Action Alert sul sito www.crbm.org , di considerare l'ipotesi di modificare profondamente il testo della strategia. L´opinione diffusa tra le organizzazioni che seguono da anni la Banca mondiale è che non solo la nuova strategia non sarà efficace nella lotta alla povertà, nel ridurre le carenze e migliorare la qualità delle risorse idriche, piuttosto quanto approvato dalla BM non sia altro che un bel regalo per le multinazionali dell´acqua e delle dighe. La strategia, con la richiesta di privatizzazioni e con gli incentivi per nuove partnership pubblico-privato, ripropone quindi anche la spinta alla costruzione di grosse opere infrastrutturali, sebbene la stessa Banca mondiale non possa negare che troppo spesso le grandi dighe finanziate con i suoi fondi abbiano avuto impatti socio-ambientali nefasti, a scapito dello sviluppo promesso. La
BM non ha mantenuto nemmeno la promessa fatta nel 2000 di inserire nella
strategia sull´acqua le raccomandazioni della World Commission on Dams, che ha
esplicitamente affermato che le grandi dighe non producono energia pulita e
contribuiscono in alcuni casi con i bacini artificiali che creano al
surriscaldamento globale. Va poi considerato che i 4/5 della popolazione mondiale che non ha un adeguato accesso alle risorse idriche vive in zone rurali, e che le multinazionali dell´acqua non hanno nessun interesse nel migliorare i sistemi idrici delle zone rurali – la stessa BM ha dedicato solo l´1% dei suoi prestiti tra il 1993 ed il 2002 per le forniture idriche e la costruzione di sistemi fognari. Le preoccupazioni delle Ong riguardano anche la possibile influenza che una tale decisione potrebbe avere sulle politiche di altre istituzioni. Per
l´ennesima volta però leggendo i comunicati stampa della Banca mondiale si
notano commenti entusiasti e la solita convinzione che con questo nuovo
provvedimento si sconfiggerà la povertà globale. Peccato che non si entri nei
particolari spiegando che la ricetta usata è più o meno sempre la stessa, i
cui passati fallimenti sono fin troppo documentabili. E che non si evidenzi un
elemento molto esplicativo: che il principale consulente per le politiche
idriche e tra gli autori della strategia sia anche un membro qualificato della
World Water Council, il principale gruppo di lobby internazionale delle
multinazionali del settore. Per
saperne di più: www.worldbank.org
- www.irn.org
BANCA
MONDIALE – IL CASO LESOTHO, GLI ULTIMI SVILUPPI E LE OSSERVAZIONI DI JACOB
LENKA, DELL´ONG DEL LESOTHO TRC Jacob
Lenka, esponente dell´Ong del Lesotho Transformation Resources Center (TRC)
che segue da anni le vicende del caso, ha incontrato nel viaggio in Europa
effettuato all´inizio di marzo su invito e con il supporto della CRBM, di Fern
– Belgio e Urgewald – Germania, alcuni parlamentari europei, in particolare
Caroline Lucas (capogruppo Verdi europei) e James Higglot (laburisti), entrambi
inglesi. I parlamentari hanno subito manifestato un grosso interesse a tutta la
vicenda, promettendo di fare pressioni sul Parlamento europeo affinché vengano
fatti dei passi concreti per assicurare la copertura finanziaria per tutti i
processi per corruzione legata al Lesotho Highland Water Project, che vedono il
coinvolgimento di ben 12 multinazionali del settore delle infrastrutture. Nel
numero scorso di IFI Decoder avevamo segnalato la prima sentenza, di
colpevolezza, emessa nei confronti della canadese Acres International, mentre è
attualmente a processo la tedesca Lehmayer. Ricordiamo
anche il sostegno di un parlamentare europeo, Antonio Di Pietro, che negli
scorsi mesi sulla questione Lesotho aveva presentato un´interrogazione
ufficiale, sempre sulla questione del supporto finanziario al Lesotho e sulla
posizione della BEI (tra i finanziatori del progetto) in merito al caso di
corruzione. Deludente la risposta della Commissione europea dello scorso gennaio
che nega l´accesso all´auditing della BEI sul caso di corruzione e minimizza
le responsabilità dei finanziatori europei nel progetto. Ma
i parlamentari europei si stanno muovendo anche per inviare una lettera di
solidarietà all´Ombdsman del Lesotho, approcciato alla fine di febbraio da
TRC e da numerose persone impattate dal progetto. La richiesta al difensore
civico, al momento in fase di esame, è che si faccia piena luce sul
procedimento di compensazione e reinsediamento previsto in tre fasi per gli
sfollati dai lavori di costruzione delle dighe. I dubbi ed i sospetti,
soprattutto riguardo alla seconda fase attualmente in essere (reinsediamento)
sono enormi – come inizialmente ammesso anche dall´Ombdsman. La procedura
seguita sarebbe illegale e contraria ai primi accordi presi, che, a detta di
Lenka, l´autorità lesothiana, la Lesotho Highlands Development Authority (LHDA)
competente in materia starebbe ora mutando in totale segretezza e con
provvedimenti unilaterali, a scapito degli interessi delle comunità impattate.
La
lettera di solidarietà potrebbe anche far sì che le possibili pressioni del
governo del Lesotho, da cui dipende l´ente per le compensazioni, nei confronti
dell´Ombdsman affinché questo insabbi la cosa non abbiano effetto. Da
notare anche il sempre crescente interesse alla questione Lesotho da parte di
Transparency International, che ha intenzione di utilizzare TRC come Ong
d´appoggio per monitorare il caso. La politica anti-corruzione della Banca mondiale - http://www1.worldbank.org/publicsector/anticorrupt/ BANCA
MONDIALE – PROGETTI PER L´ESTRAZIONE DEL CARBONE IN INDIA, LE GRAVI
PREOCCUPAZIONE IN MERITO AL REINSEDIAMENTO FORZATO Le
Ong internazionali si stanno mobilitando in questi giorni per fare pressione sui
direttori esecutivi della Banca mondiale in merito a due progetti per
l´estrazione di carbone in India, pesantemente criticati dall´Inspection
Panel della stessa Banca per le gravi implicazioni sul reinsediamento forzato. I
due progetti in questione sono stati sostenuti economicamente dalla Banca
mondiale dalla metà degli anni novanta. Va anche notato l´alto numero di
missioni che lo staff della Banca ha eseguito in loco nel corso degli anni, che
lascia da pensare su come la BM fosse a conoscenza dei forti impatti negativi.
Le critiche delle Ong, supportate ora anche dal rapporto dell´Inspection
Panel, evidenziano come si sia andati avanti con i lavori senza che fossero
fornite le adeguate assicurazioni sulle implicazioni socio-ambientali delle due
opere. L´Inspection Panel ha riscontrato ben 31 violazioni delle politiche
della BM (tra le più salienti, reinsediamento, protezione delle popolazioni
indigene e valutazione ambientale). Le Ong chiedono alla dirigenza della banca
delle efficaci misure di mitigazione, nel pieno rispetto dei diritti
riconosciuti alle comunità locali, al momento pesantemente impattate. BANCA
MONDIALE – IN TANZANIA ANCORA IN PERICOLO GLI AVVOCATI PER I DIRITTI UMANI
DELLA LEAT La
campagna continua a seguire con apprensione le vicende del LEAT (Lawyers
Environmental Action Team) della Tanzania, già nei mesi scorsi oggetto di
continui abusi da parte delle autorità locali. La LEAT si batte da anni per il
riconoscimento dei diritti di un gruppo di minatori tanzaniani che nel 1996
furono cacciati senza nessun tipo di compensazione dall´area in cui stavano
operando, dove esercitavano attività di estrazione su piccola scala, per far
posto alla miniera d´oro di Bulyanhulu. L´enorme miniera fu in parte
finanziata dalla Banca mondiale, tramite una garanzia della MIGA. Poco prima
della fine del 2002 Antiphas Lussu, uno degli avvocati della LEAT maggiormente
colpito dalle autorità locali, è stato rinchiuso in una delle peggiori
prigioni di Dar Es Salaam per un giorno intero, senza nessun motivo apparente.
CRBM si associa alle altre Ong internazionali nel chiedere la fine di tali
soprusi e che la LEAT possa continuare il proprio lavoro alla ricerca della
verità. BANCA
MONDIALE – PURTROPPO LA DIGA DI PAK MUN CONTINUERÀ AD ESSERE FUNZIONANTE Cattive
notizie per gli abitanti dei villaggi della zona dove sorge la diga di Pak Mun,
in Tailandia. Il
primo ministro tailandese Thaksin Shinawatra ha deciso che la diga continuerà a
funzionare sotto il controllo della società elettrica nazionale tailandese.
Tutto ciò a dispetto delle prove raccolte negli ultimi anni che la diga sul
fiume Mun, principale affluente del Mekong, non porta benefici ma solo danni
alle popolazioni locali. Così si era ufficialmente espressa la Commissione
Mondiale sulle Dighe, così la pensano le oltre 20.000 persone colpite dalla
riduzione delle riserve di pesce causate dalla costruzione della diga, il
principale danno al ricco ecosistema dell´area, mentre dello stesso avviso
sono anche i tanti attivisti delle Ong locali ed internazionali, tra cui la
Campagna, che hanno sempre avversato il progetto. Ricordiamo che la diga di Pak
Mun, completata nel 1994 anche grazie ad un finanziamento di 24 milioni di
dollari fornito dalla Banca mondiale, non ha mai funzionato a pieno regime,
raggiungendo solo il 40% della potenza prevista. Oggi la decisione di Shinawatra,
la cui pretesa di essere ‘l´amico dei poveri’ sembra destinata a rimanere
tale. Per ulteriori
informazioni: www.irn.org
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