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IFI DECODER 16 SECONDA PARTE BANCA
MONDIALE/ECAS – GLI AGGIORNAMENTI SUL MEGA-PROGETTO BAKU-TBILISI-CEYHAN Dopo
le informazioni su un ritardo di sei mesi nella costruzione dell´oleodotto
Baku-Tbilisi-Ceyahn, un'altra notizia riferisce di problemi in merito al
mega-progetto (dai costi stimati dall´IFC intorno ai 3,7 miliardi di dollari).
Il governo dell´Azerbaigian, secondo un´agenzia di stampa locale, la Bilik
Dunyasi, sarebbe in profondo disaccordo con il Fondo Monetario Internazionale su
una serie di principi chiave, essenzialmente legati al mancato funzionamento
dell´economia azera secondo i principi del libero mercato propugnati dal FMI.
Tali ‘incomprensioni’ con il Fondo, come definite anche da un alto
funzionario del governo dell´Azerbaigian interpellato dall´agenzia di
stampa, potrebbero precludere il finanziamento per il progetto da parte dell´International
Finance Corporation, il ramo della Banca mondiale che presta ai privati.
Recentemente, di fronte all´opposizione dell´FMI all´utilizzo delle
risorse del Fondo Petrolifero per finanziare la quota di equity della compagnia
petrolifera azera, SOCAR, nel progetto, la stessa Banca mondiale ha agito come
mediatore e sotto le pressioni degli Stati Uniti l´FMI ha tollerato questa
violazione degli accordi del Fondo Petrolifero richiedendo però l´istituzione
di un meccanismo di controllo su questo da parte del Parlamento azero. Rimane
una questione ancora aperta l´affidabilità economica del paese nel lungo
periodo, mentre i dubbi sulla validità del progetto, che, ricordiamolo, avrà
degli impatti socio-ambientali devastanti, in una regione dove gli equilibri
sono molto precari, aumentano sempre di più. Negli
ultimi giorni il governo azero ha sorprendentemente attaccato con violenza
verbale quelle Organizzazioni non governative che chiedono più garanzie per le
popolazioni locali prima della costruzione del progetto, accusandole di
sostenere gli interessi della nemica Armenia; allo stesso tempo l´agenzia
statale petrolifera della Georgia, GIOK, ha accusato le Ong georgiane di voler
sabotare il progetto nell´interesse della Russia, soltanto perché queste
chiedono una rotta diversa dell´oleodotto, per far sě che non attraversi
un´importante riserva naturale nella valle di Borjomi. Le Ong internazionali
hanno subito richiesto chiarimenti sull´accaduto ai governi interessati al
finanziamento del progetto. Su internet i siti delle
principali Ong che sostengono la campagna Baku-Ceyhan: www.khrp.org
(Kurdish Human Rights Project) www.foe.co.uk
(Friends of the Earth UK) www.erm-concerns.com
(Rising Tide) Il sito del consorzio BTC
– www.caspiandevelopmentandexport.com
Il sito della Campagna
inglese: www.baku.org.uk
ECAS
– GLI ULTIMI SVILUPPI DEL PROGETTO DI CAMISEA IN PERU; AUMENTANO LE
PREOCCUPAZIONI Il
progetto di estrazione di gas naturale a Camisea, in Peru, di cui avevamo già
in passato, visto un possibile
interessamento della Sace ed un attuale copertura finanziaria da parte della
EmixBank statunitense, conferma in pieno gli impatti negativi previsti dalle
organizzazioni ambientaliste e dalla popolazione locale. E´ di inizio marzo,
infatti, la notizia riportata dall´Associated Press secondo cui nella zona
interessata dai lavori di estrazione sono morti 15 bambini indigeni della tribù
indigena dei Nantis. La causa della morte sarebbe una malattia precedentemente
sconosciuta ai Nantis, per questo da collegare alle attività estrattive che si
tengono nella immediate vicinanze. Uno scenario di questo tipo, ovvero la
trasmissione di malattie sconosciute a gruppi tribali precedentemente isolati
dal resto del mondo, era stato ipotizzato, purtroppo sin troppo facilmente, da
numerose organizzazioni, tra cui BIC, RAN e Environmental Defense, oltre che da
CRBM. Su
internet: www.foe.org
- www.amazonwatch.org
- www.ran.org
- www.environmentaldefense.org
Il
sito dell´ Inter-American Development Bank (che finanzia il progetto): BEI
– OLTRE AL PONTE SULLO STRETTO C´Č UN INTERESSE ANCHE PER UNA DIGA IN
ISLANDA? I DEVASTANTI IMPATTI DEL PROGETTO La
Banca europea per gli investimenti (BEI), dopo l´interessamento espresso sul
possibile finanziamento del ponte sullo stretto di Messina, starebbe per
valutare la partecipazione ad un nuovo progetto altamente devastante dal punto
di vista ambientale: la diga di Kárahnjúkar, in Islanda. E´
per questa ragione che una coalizione internazionale di oltre 120 organizzazioni
ambientaliste in rappresentanza di ben 47 paesi, tra cui per l´Italia gli
Amici della Terra, la Campagna per la riforma della Banca mondiale e Greenpeace,
ha ufficialmente chiesto alla BEI, oltre che alle istituzioni finanziarie
internazionali e le banche private che potrebbero fornire ulteriori fondi, di
non prendere parte al progetto. La
società nazionale elettrica islandese e la multinazionale del settore
dell´alluminio Alcoa Corporation potrebbero siglare il contratto per la
fornitura di energia derivante dal progetto a breve. L´Alcoa, infatti, è
interessata alla costruzione di una fonderia di alluminio nei pressi della diga,
che assicurerebbe cosě l´energia sufficiente per il suo funzionamento. Il
progetto di Kárahnjúkar comporterebbe la costruzione di 9 dighe, 3 bacini di
riserva, una serie di tunnel – che verranno edificati dalla società italiana
Impregilo – ed una centrale da 690 megawatt, deviando il corso di alcuni
fiumi. Ma questo sarebbe solamente uno dei progetti di grandi dighe che andranno
ad alimentare delle altre possibili fonderie di alluminio nella regione delle
Alte Terre islandesi. La
diga di Kárahnjúkar, la cui gara d´appalto è stata vinta dall´italiana
Impregilo con un´offerta dai
costi molto bassi, distruggerà dei tesori ambientali unici nell´Alte Terre
orientali dell´Islanda, la seconda più grande riserva naturale di tutta
l´Europa occidentale, rovinando irreparabilmente l´habitat di numerose
specie rare di uccelli, pesci e vegetazione montana. L´Alcoa,
multinazionale statunitense, sta chiudendo fonderie di alluminio in altre parti
del mondo e si sta spostando in Islanda perché lě i costi per l´energia
elettrica sono molto ridotti e non dovrà pagare per le emissioni di CO2
prodotte dalle nuove fonderie, dal momento che il
Protocollo di Kyoto sul clima concede all'Islanda - che produce energia
soprattutto da fonti geotermali - di aumentare le emissioni di gas serra. Ancora
una volta le istituzioni finanziarie come la Banca europea per gli investimenti,
che afferma di essere molto sensibile alle questioni ambientali, sembrano voler
impegare i loro fondi per progetti a forti impatti ambientali come quello della
diga di Kárahnjúkar. Ma anche in questo caso le Ong continueranno a seguire
gli sviluppi di questo progetto e riterranno la BEI, qualora erogasse dei
finanziamenti, responsabile per gli irreparabili danni ambientali che
deriverebbero dalla costruzione della diga. Per
ulteriori informazioni: Il
sito della BEI – www.eib.org
Quello
dell´Ong islandese INCA – www.inca.is
(da
qui si possono scaricare le foto della zona che verrà impattata dalla diga) BANCHE
PRIVATE – IL WEF DI DAVOS E LA COLLEVECCHIO DECLARATION Le Ong internazionali, tra
cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale, in occasione del World
Economic Forum hanno chiesto ai molti potenti della terra convenuti in Svizzera
a Davos di considerare le loro richieste per una riforma delle istituzioni
finanziarie, in particolare le banche private. Per questa ragione è stata resa
pubblica una dichiarazione comune di più di 50 organizzazioni, chiamata
‘Collevecchio Declaration’, dal nome del luogo vicino Roma dove è stata
redatta. Nel documento si evidenzia
come le banche private giochino un ruolo fondamentale nell´incanalare i flussi
finanziari, nel creare mercati e nell´influenzare le politiche internazionali,
riuscendo spesso a non essere responsabili nei confronti dei cittadini e a
causare danni per l´ambiente, i diritti umani e l´equità sociale. Non di rado le istituzioni
finanziarie hanno contribuito a veicolare in maniera irresponsabile fondi a
compagnie che adottavano una linea di condotta non etica, a governi corrotti e
per progetti devastanti. Sono proprio le banche
private che in genere hanno il controllo delle multinazionali e che con le loro
azioni sono corresponsabili delle sempre più frequenti crisi finanziarie
internazionali. Per ovviare a questa serie di problemi si chiede che le
istituzioni finanziarie private operino per non danneggiare l´ambiente ed il
contesto sociale e riguardo a ciò siano responsabili per eventuali impatti
negativi. Si devono inoltre impegnare per essere del tutto trasparenti e
sostenibili nelle loro azioni, adottando regole chiare e vincolanti. WTO/GATS
– IL LANCIO DELLA CAMPAGNA ‘QUESTO MONDO NON E´ IN VENDITA’ E GLI ALTRI
AGGIORNAMENTI SUL WTO Il
30 gennaio c´è stato in tutta Italia il lancio della Campagna sul WTO
‘Questo mondo non è in vendita’ per fermare il rafforzamento e
l´espansione degli accordi dell´Organizzazione mondiale del commercio
previsti entro la prossima V conferenza ministeriale che si svolgerà a Cancun
in Messico il prossimo settembre. La Campagna, parte della campagna
internazionale verso Cancun, chiede al governo italiano e l´Unione Europea di
adoperarsi per eliminare i sussidi alle esportazioni agricole favorendo
un´agricoltura su piccola scala nel nord come nel sud del mondo,
l´esclusione dei servizi essenziali dal famigerato negoziato GATS sui servizi,
l´opposizione a nuovi accordi sugli investimenti nel WTO ed una risoluzione
rapida della drammatica questione dell´importazione di farmaci generici contro
le malattie infettive, quali l´AIDS, nel sud del mondo. Il
momento saliente del lancio della campagna è stato a Roma, con un incontro con
i giornalisti davanti alla sede del ministero delle attività produttive.
Inoltre una quarantina di attivisti avevano esposto alcuni striscioni contro
l´accordo GATS e distribuito volantini concernenti le ragioni della campagna.
Tra i primi passi della neonata campagna c´è stato quello di seguire i lavori
della mini-ministeriale del WTO, tenutasi a Tokyo il 15 e 16 febbraio.
L´ennesimo strappo al concetto di democrazia – ricordiamo che alla
mini-ministeriale erano presenti i ministri del commercio di soli 25 paesi
membri del WTO, a fronte di un totale di 145 – che però non ha generato
risultati di rilievo. E´
infatti mancato l´accordo sulla bozza preliminare sull´agricoltura, redatta
dal presidente del Comitato per le Negoziazioni sull´Agricoltura, Stuart
Harbinson, finalizzata ad avere una riduzione dei sussidi. Se ne riparlerà tra
qualche mese ad una nuova mini-ministeriale, o in India o in Egitto, con buona
pace della società civile internazionale, sempre più esasperata dai metodi
poco trasparenti usati dall´Organizzazione mondiale del Commercio. Per informazioni: scrivere
a info@campagnawto.org
Il nuovo sito della
Campagna italiana ‘Questo mondo non è in vendita’: www.campagnawto.org
La Campagna WTO europea: www.s2bnetwork.org
ed internazionale www.ourworldisnotforsale.org
WTO/GATS
– LE RICHIESTE DELL´UE AI PAESI TERZI RIVELATE DALLE ONG INTERNAZIONALI!
La
Campagna Questo mondo non è in vendita, insieme alle altre organizzazioni che
fanno parte della Campagna internazionale sul WTO, è riuscita ad entrare in
possesso dei riservatissimi documenti che contengono le richieste che l´Unione
europea intende fare ai paesi terzi sulla liberalizzazione dei servizi,
nell´ambito del negoziato GATS. Le
richieste a 109 paesi, tra cui i 50 più poveri del pianeta, chiedono una quasi
totale apertura dei mercati nel settore dei servizi, inclusa la distribuzione
dell´acqua, a totale vantaggio delle multinazionali europee, che potranno
ricavare ingenti profitti a fronte di costi limitati e pesanti impatti
ambientali e sociali. Dalla
lettura dei documenti si è potuto dedurre che mentre l´Unione europea nella
sua offerta di liberalizzazione esclude le forniture d´acqua, allo stesso
tempo chiede la liberalizzazione del settore idrico a paesi quali la Bolivia,
dove rivolte popolari hanno fermato la privatizzazione dell´acqua. I documenti
svelati sono stati negati ai parlamenti nazionali ed alcuni parlamentari europei
hanno avuto soltanto visione per poche ore dei testi senza averne copia. Il
Commissario europeo al commercio, Pascal Lamy, venuto a sapere della diffusione
pubblica di questi documenti, ha smentito la segretezza delle richieste,
affermando che tutta la documentazione era di dominio pubblico da tempo. Adesso
diventa più complesso il negoziato GATS per l´Unione Europea visto che questa
dovrà tenere conto anche delle richieste della società civile. Ifi
dECOder NUMERO
CHIUSO IL 18/03/2003 A questo numero hanno
collaborato: Antonio
Tricarico e-mail
atricarico@crbm.org
Luca Manes e-mail lmanes@crbm.org |
