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dECOder Ambiente,
sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali
EDITORIALE
DI ANTONIO TRICARICO: IL G8 DI EVIAN, PROSSIMA FERMATA CANCUN! ‘Per
la lotta alla povertà questo G8 è meglio dimenticarlo’, questo il commento
amaro ma veritiero di Oxfam alla fine dell´atteso vertice del G8 ad Evian,
prima visita di Bush su suolo francese, nella vecchia Europa, che si è opposta
alla guerra unilaterale americana in Iraq. Infatti, anche se Chirac l´aveva
dipinto come un G8 per l´Africa, oltre le strette di mano ed i pranzi con
leader autorevoli del sud del mondo non si è andati. La NEPAD, la nuova
partnership per lo sviluppo in Africa, il cui piano di azione è stato approvato
dal G8 un anno fa in Canada, non ha avuto i finanziamenti aspettati. Soltanto
una conferma degli impegni già presi ma disattesi fino ad oggi. Sull´annosa
questione dell´emergenza Aids si è raggiunta la situazione paradossale che
Bush si impegnato con 15 miliardi di dollari quando il congresso americano già
fa fatica a concedere al Presidente i fondi da lui richiesti per l´aiuto allo
sviluppo nel 2002. Oltre le parole si è avuto un nulla di fatto sul rispetto da
parte degli Usa dell´accordo WTO già siglato sull´accesso ai farmaci
generici nei paesi in via di sviluppo. Sulla questione acqua, la UE ha lanciato
il suo Fondo per l´Acqua senza però chiarire da dove verranno i soldi e
soprattutto quali progetti si finanzieranno in Africa. In molti temono che si
parlerà di nuovo di grandi dighe nell´Africa centrale, icona di uno sviluppo
fallimentare per l´ambiente e le comunità locali, ma non per le imprese
occidentali, dagli anni ´60 in poi. Molto
più proficuo, e quanto meno interessante, sembra essere stato il G7 delle
finanze di Deuville di metà maggio. Spiccano nel comunicato finale due
questioni nuove: l´avvio di un processo di ristrutturazione del sempre
monolitico Club di Parigi dei creditori per legittimare la cancellazione del
‘debito odioso’ contratto da Saddam, un precedente che apre un significativo
spazio politico per rilanciare la battaglia per la cancellazione del debito non
solo nei paesi più poveri; la proposta del ministro dell´economia inglese,
Gordon Brown, che ha trovato il favore della Francia, di emettere buoni del
tesoro del G8 per finanziare la nuova International Finance Facility e
raddoppiare al più presto
l´aiuto allo sviluppo. La proposta sarà ridiscussa dai ministri nel loro
incontro di settembre, anche se ciò non toglie che prima o poi i governi
dovranno impegnare maggiori risorse per l´aiuto allo sviluppo per rimborsare i
titoli. Infine,
mentre sembrano sanate le divergenze militari, di sicuro sulla partita
commerciale che culminerà con la V Conferenza ministeriale del WTO a Cancun il
prossimo settembre le divisioni sono ancora profonde. L´attacco americano con
il ricorso al WTO contro la moratoria europea sugli organismi geneticamente
modificati e la bocciatura di Bush per la proposta di Chirac di una moratoria
fino a Cancun sui sussidi all´esportazione, come segnale di apertura europea
alle critiche dei paesi in via di sviluppo alla protezionistica politica
agricola comunitaria, sono segnali chiari di quanto sono lontane le due sponde
dell´Atlantico. A soltanto tre mesi dall´appuntamento di Cancun, si
intensifica anche l´opposizione dei governi del sud del mondo rendendo sempre
più difficile i negoziati. Questo G8, che è sembrato più un primo confronto
con il ‘G1’ americano, dietro le frasi di circostanza ha prodotto un nulla
di fatto al punto che in diversi iniziano a pensare ad un allungamento del round
negoziale di Doha del WTO. BANCA
MONDIALE – GLI SPRING MEETINGS DI BANCA MONDIALE E FONDO MONETARIO
INTERNAZIONALE Nel
fine settimana del 12 e 13 aprile si sono tenuti a Washington gli Spring
Meetings di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale. Visto il delicato
momento internazionale gli argomenti principe delle riunioni sono stati la
ricostruzione dell´Iraq ed il ruolo delle due istituzioni in proposito. La
diatriba tra rappresentanti europei e statunitensi era sull´eventualità che
BM e FMI potessero iniziare ad operare anche senza il riconoscimento del nuovo
governo irakeno da parte delle Nazioni Unite (da cui formalmente dipendono le
istituzioni di Bretton Woods). Alla fine ha vinto la posizione americana, che
voleva l´azione immediata, sebbene soprattutto la Banca mondiale abbia
insistito per aspettare una normalizzazione quasi totale della situazione in
Iraq, prima di prendere iniziative molto concrete. L´agenda
della Development Committee ha anche discusso la proposta di ridistribuzione dei
posti nei consigli direttivi delle istituzioni di Bretton Woods al fine di dare
maggiore voce ai rappresentanti del sud del mondo, in particolare dell´Africa,
nonché la questione dell´armonizzazione degli standard tra le varie banche
multilaterali di sviluppo sulla base della dichiarazione di Roma
sull´efficienza dell´aiuto allo sviluppo dello scorso febbraio. Precedente
importante, l´ufficio del direttore esecutivo italiano ha facilitato un
incontro informale tra i vari uffici dei paesi europei presso la Banca mondiale
e rappresentanti di Ong europee, tra cui la Campagna, per dibattere le due
importanti questioni che sono destinate a rimanere sull´agenda della Banca nei
prossimi mesi. Purtroppo l´azione europea per la costituzione di un meccanismo
di arbitrato sul debito che coinvolga i creditori sia pubblici che privati si è
fermata di fronte l´intransigenza americana, nonostante la proposta abbia
ottenuto il sostegno del 70 per cento degli azionisti del Fondo monetario
internazionale contro l´85 necessario. Ma
BM e FMI hanno lanciato anche un forte richiamo affinché i paesi ricchi del
globo riducano sensibilmente le loro barriere commerciali ed i sussidi agricoli,
facilitando così le esportazioni dei paesi in via di sviluppo. Secondo le
istituzioni di Bretton Woods in questo modo si potrebbe raggiungere uno degli
obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite, dimezzare la povertà nel
mondo entro il 2015. Sulla scia degli incontri di primavera il Presidente della
Banca Wolfensohn ed il segretario del Fondo Koehler sono stati invitati al
Consiglio Generale del WTO a Ginevra a
metà maggio rilanciando così l´agenda della coerenza e convergenza tra gli
obiettivi delle tre istituzioni principe della globalizzazione. Le Ong
internazionali, tra cui la Campagna, hanno fortemente contestato la necessità
di allineamento del sistema di Bretton Woods alla promozione acritica del libero
commercio da parte del WTO e richiesto una democratizzazione delle istituzioni
ed una loro apertura ai paesi del sud del mondo. Per
saperne di più: www.worldbank.org
- www.imf.org
www.bicusa.org
www.ifiwatchnet.org
BANCA
MONDIALE – IL CASO LESOTHO, L´AUDIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO DEL PM
PENZHORN E DI ANTONIO TRICARICO Il
12 giugno si è tenuta a Bruxelles l´audizione pubblica al comitato per lo
sviluppo e la cooperazione del Parlamento europeo in merito al caso di
corruzione legato al progetto di gestione delle acque Lesotho Highlands Water
Project. All´audizione
sono intervenuti un rappresentante dell´Hermes, l´agenzia di credito
all´esportazione tedesca, Antonio Tricarico della Campagna per la riforma
della Banca mondiale, che da anni segue il caso anche con missioni sul campo, ed
il pubblico ministero del Lesotho Guido Penzhorn. Penzhorn
ha rivelato che Jacobus Du Plooy, l´intermediario per conto dell´Impregilo e
del consorzio di cui la stessa compagnia italiana fa parte, delle tangenti per
Sole, il pubblico ufficiale corrotto dalla multinazionali del nord del mondo, ha
riconosciuto di recente il proprio ruolo per il passaggio delle mazzette.
Penzhorn ha anche reiterato la richiesta di un sostegno finanziario da parte
dell´Unione europea per continuare i processi. Proprio
l´onerosità dei tanti procedimenti giudiziari in atto, infatti, aveva portato
già nel 1999 i funzionari del Lesotho a chiedere un aiuto finanziario
all´Unione europea, ricevendo esplicite rassicurazioni al riguardo. Purtroppo
fino adesso le autorità del paese del Sud dell´Africa non hanno ricevuto
nemmeno un centesimo. Secondo le minute dell´incontro dei donatori del
progetto che si è svolto a Pretoria nel novembre 1999, che sono state rivelate
dall´On. Kinnock nel corso dell´audizione, il rappresentante dell´Unione
Europea si era chiaramente impegnato ad offrire sostegno finanziario al lavoro
dei magistrati in Lesotho tramite l´Ufficio anti-frode europeo. La
richiesta delle Ong europee che seguono la vicenda è che le pratiche poco
trasparenti attuate dalle compagnie europee, sostenute dalle istituzioni
finanziarie come le agenzie di credito all´esportazione di alcuni stati membri
e la BEI, debbano essere rivelate al pubblico e che l´Unione europea debba
stabilire delle linee
guida vincolanti per i finanziatori che impediscano il ripetersi di
questi tragici errori. La politica anti-corruzione della Banca mondiale - http://www1.worldbank.org/publicsector/anticorrupt/ Altre Ong europee che
seguono il caso: www.fern.org
- www.weed.org
- www.thecornerhouse.org.uk
BANCA
MONDIALE – DIGA DI BUJAGALI, IL CONSORZIO COSTRUTTORE PERDE I PEZZI Il
controverso progetto della diga di Bujagali, in Uganda, ha subito negli ultimi
giorni di maggio un ulteriore colpo, dopo le numerose difficoltà che ha
attraversato nei mesi passati. Infatti due delle compagnie che facevano parte
del consorzio per la costruzione dell´opera, la norvegese Veiddeke
International AS, che è anche immischiata in una storia di corruzione con
l´accusa di aver versato una tangente di 10.000 dollari per aggiudicarsi
l´appalto, e la svedese Skanska hanno deciso di ritirarsi. Per sapere quali
altre società si aggiungeranno alla AES Corporation (USA), terzo membro del
consorzio, bisognerà aspettare ancora un po´, dal momento che non sono stati
ancora fissati i termini per un´altra gara d´appalto internazionale. Ma se
si facesse come da anni dicono le Ong, si investissero i soldi in un progetto
meno oneroso e senza impatti devastanti per l´ambiente, abbandonando l´idea
di costruire una diga a poche miglia dalle fonti del Nilo Bianco?
Sul
World Wide Web: www.worldbank.org
Le pagine delle principali Ong internazionali che seguono il progetto:
CIELhttp://www.ciel.org/Ifi/ifccaseuganda.html
Il sito del progetto www.bujagali.com
BANCA
MONDIALE – LA MINIERA DI YANACOCHA IN PERU´, LE CRITICHE DELLE COMUNITA´
LOCALI SUL RAPPORTO SULL´INCIDENTE ‘AL MERCURIO’ A
poche settimane dal previsto pronunciamento della Corte costituzionale del Perù
sull´ampliamento della miniera d´oro di Yanacocha, le comunità locali hanno
criticato severamente la valutazione finale eseguita dalla Minera Yanacocha
sulla fuoriuscita di mercurio del giugno 2000. Minera Yanacocha è una joint
venture composta dalla società peruviana Minas Buenaventura, dalla Newmont (la
maggiore multinazionale che si occupa dell´estrazione dell´oro al mondo) e
dalla Banca mondiale. Le popolazioni locali sostengono che gli effetti
conseguenti alla grave fuoriuscita di mercurio, purtroppo non l´unica degli
ultimi anni, sono stati valutati senza prendere quasi in considerazione gli
impatti sulla salute dell´uomo. Alle persone che entravano a contatto con il
mercurio non fu fatto presente a che tipo di pericolo andavano incontro.
Attualmente numerosi membri delle comunità impattate soffrono ancora disturbi
alla pelle, agli occhi ed al sistema nervoso centrale. La Minera Yanacocha, e
quindi anche la Banca mondiale, sembra voler chiudere entrambi gli occhi per non
dover ammettere come abbia agito con leggerezza. Un altro caso di finanziamento
pubblico altamente inadeguato, visti gli sviluppi sempre più negativi del
progetto. Il sito del progetto: www.yanacocha.com
Le Ong che seguono il
caso: www.ciel.org
BANCA
MONDIALE/ECAS – GLI AGGIORNAMENTI SUL PROGETTO BAKU-TBILISI-CEYHAN La
campagna internazionale sul controverso progetto dell´oleodotto BTC, che
attraverserà Azerbaigian, Georgia e Turchia, continua la sua attività di
sensibilizzazione e di pressione sulle istituzioni internazionali che potrebbero
fornire denaro per la realizzazione dell´opera. Per questa ragione a fine
aprile è stata redatta una lettera, firmata da più di 50 Ong internazionali,
in cui si chiedeva una moratoria sui finanziamenti sul progetto. La lettera è
stata inviata ai responsabili dei possibili finanziatori pubblici
dell'oleodotto: Banca Mondiale, BERS e quasi tutte le agenzie di credito
all'esportazione occidentali, tra cui anche l'italiana SACE - per questo in
Italia la lettera è stata spedita al presidente della SACE Bini Smaghi e al
vice ministro con delega al commercio Urso. Infatti, la SACE ha ricevuto una
richiesta di promessa di garanzia da esportatori italiani per un ammontare di 50
milioni di Euro a copertura dei rischi associati alle loro operazioni nel
progetto. La
moratoria e' richiesta dal momento che sono state riscontrate anche con
missioni indipendenti sul campo palesi violazioni degli standard internazionali
previsti per la costruzione di un'opera simile, nonché abusi sulle popolazioni
locali, con serie violazioni dei diritti umani. La documentazione proprio delle
violazioni dei diritti umani è stata resa nota nel rapporto della missione
internazionale che si era svolta in Turchia lo scorso marzo. Il rapporto
evidenzia anche come gli stessi partecipanti alla missione siano stati
maltrattati dalle forze di sicurezza locali, senza nessun motivo se non quello
di voler contrastare il proseguimento dei contatti con la popolazione locale, in
buona parte curda, che oramai non ha quasi più nessuna possibilità di
manifestare il proprio dissenso al progetto. Lo scorso maggio anche Amnesty
International ha preso posizione contro il finanziamento del progetto con soldi
pubblici fintantoché gli accordi che regolano il progetto non saranno rivisti
per garantire il rispetto dei diritti umani nelle aree interessate dal Btc in
Turchia. Ma
la campagna internazionale ha anche esperito un ricorso contro le compagnie
coinvolte nel progetto per violazione delle linee guida OCSE sulle
multinazionali. I ricorsi sono stati consegnati ad inizio maggio ai
rappresentanti dei singoli governi di competenza. Ma il Consorzio BTC (quello
interessato alla costruzione dell´oleodotto, capeggiato dalla BP e che vede il
coinvolgimento dell´ENI) non sembra di recente dormire sonni troppo tranquilli
anche per altri motivi. Oltre
all´emergere delle prime perplessità da parte dei finanziatori pubblici,
anche grazie all´operato delle Ong, ed in attesa che si sblocchino i fondi,
indispensabili per il completamento dell´opera, un parere negativo sul
progetto arriva dal mondo degli addetti ai lavori. Infatti
la Conferenza di Istanbul, un autorevole consesso formato da esperti del campo
energetico e da esponenti del settore privato, tenutasi a maggio, ha espresso
seri dubbi sull´effettiva realizzazione del mega-oleodotto. Queste perplessità
sono dovute al previsto aumento dell´esportazione di gas e petrolio
dall´Iraq, per cui la fine delle guerra e dell´embargo stanno chiaramente
giocando un ruolo chiave. In base a questo nuovo elemento si ritiene che gli
investitori potrebbero riconsiderare la loro posizione sull´oleodotto BTC,
particolarmente costoso e lungo (oltre 1.600 Km). Ma intanto i lavori per BTC
proseguono, alla fine di maggio il presidente Shevarnadze ha ufficialmente
dichiarati aperti i lavori in Georgia, con una cerimonia che ha visto il
simbolico taglio di un nastro. Lo
scorso 9 giugno l´IFC e la BERS hanno aperto il periodo di 120 giorni per la
valutazione formale del progetto prima che la decisione finale sul finanziamento
del progetto sia presa dai consigli direttivi delle istituzioni. Su internet i siti delle
principali Ong che sostengono la campagna su Baku-Tbilisi- Ceyhan: www.khrp.org
(Kurdish Human Rights Project) www.bankwatch.org
(CEE Bankwatch Network) Il sito del consorzio BTC:
www.caspiandevelopmentandexport.com
Il sito della Campagna
inglese: www.baku.org.uk
Il sito di Amnesty
International Italia: |
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