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dECOder Ambiente,
sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali
EDITORIALE
DI ANTONIO TRICARICO. IL
PUNTO DI ROTTURA DI CANCUN: IL SUD DEL MONDO SFIDA LE ISTITUZIONI GLOBALI ‘E´
un´altra Seattle!’. Questo aveva urlato il 14 settembre il consigliere del
ministro keniota mentre usciva dalla stanza segreta dei negoziati al centro
congressi di Cancun per dare la novella del fallimento dell´attesissima V
Conferenza del Wto. Di fronte all´immobilismo politico e alla sordità
dell´asse Usa-Ue alle richieste dei paesi in via di sviluppo, il fallimento
del vertice è stato senza dubbio meglio dell´approvazione di un pessimo
accordo e quindi una vittoria politica per il sud del mondo, che per la prima
volta dopo tanti anni si è coalizzato in nuove alleanze politiche. Perciò il
disastro negoziale di Cancun nel suo significato e nelle sue implicazioni va ben
oltre l´insuccesso quattro anni fa a Seattle, dovuto principalmente alle
divisioni tecnico-commerciali tra le due sponde dell´Atlantico – a dire il
vero mai risolte. A Cancun al cattivo funzionamento dell´asse transatlantico,
in ogni caso a vantaggio di Washington subito pronta a scaricare Bruxelles, si
è aggiunto il protagonismo politico del nuovo quadrilatero del sud del mondo
(Brasile, Sudafrica, India e Cina) alternativo a quello che aveva dominato fino
a Cancun la storia del Wto (Usa, Ue, Canada, Giappone). Un grande sud a guida
del Brasile, sempre più leader di un´area del Mercosur in via di espansione
in America Latina, che intavolando con forza la questione agricola nel Wto ha
rimesso in discussione l´intera agenda negoziale lanciata a Doha due anni
prima ed ancora ben lontana da meritarsi l´appellativo ‘di sviluppo’ che
troppo frettolosamente i paesi ricchi le avevano dato per imbonirsi quelli più
poveri. Ma Cancun ha anche trovato il protagonismo dei tanti paesi del sud più
poveri, che una volta che si sono visti negare richieste limitate ma vitali,
come sulla questione del cotone, hanno fatto fallire il vertice
sull´allargamento del mandato negoziale del Wto a nuovi temi, primo fra tutti,
ancora una volta, l´accordo multilaterale sugli investimenti, ormai tabù per
l´arena globale commerciale dopo il fallimento del Mai nel 1998 e lo scontro
di Seattle nel 1999. La società civile ha fatto la sua parte in maniera
efficiente come non mai, accettando e sostenendo la sfida politica del sud.
Ormai l´agenda di Doha è destinata ad allungarsi e finalmente si ha quella
pausa tanto cercata per riflettere e rilanciare le alternative, una
responsabilità oggi molto grande per la società civile ed i movimenti sociali
che escono politicamente vittoriosi da Cancun, insieme al sud del mondo. Anche
il Wto, infatti, dopo la Banca mondiale ed il Fondo monetario internazionale,
rende evidente la sua crisi strutturale. L´agenda neoliberista portata avanti
da questa triade di istituzioni a partire proprio dal Messico venti anni prima
di fronte alla prima crisi del debito, trova il suo limite di espansione proprio
a Cancun di fronte al posizionamento politico del sud del mondo. Entriamo in una
nuova fase, dove la politica torna ad avere il sopravvento sull´economia e
sulla finanza e livello internazionale, con tutti i rischi e le opportunità che
questo comporta. Sarà il sud del mondo nei prossimi anni a chiedere un
multilateralismo rafforzato, ma soprattutto diverso nelle sue regole e rapporti
di forza. Usa ed Ue, di contro, avranno un 2004 di pausa per motivi elettorali,
cullando l´idea di rifugiarsi sempre più in accordi bilaterali e regionali
dove riuscire ancora ad imporre le proprie decisioni. L´Ue è chiaramente ad
un bivio. O seguire Washington oppure cercare un nuovo rapporto con il sud del
mondo. La scelta non può più essere rimandata. L´onda
politica di Cancun ha già avuto un chiaro effetto, a distanza soltanto di una
settimana, a Dubai agli incontri annuali della Banca mondiale e del Fondo
monetario internazionale. Proprio il Sudafrica, confermato presidente della
Commissione Sviluppo del sistema di Bretton Woods, è riuscito a strappare che il dibattito sulla riforma
interna dei consigli direttivi delle istituzioni per dare più voce al sud del
mondo si allungasse di un anno e non finisse con un nulla di fatto, come voluto
dalla Casa Bianca. Quindi ancora Lula, dando seguito all´ottimo risultato
conseguito dall´Argentina proprio nei giorni di Cancun con i negoziati per i
nuovi prestiti con il Fondo monetario, che per la prima volta non hanno visto
l´imposizione della solita ricetta macroeconomica fallimentare, nella sua
visita a Buenos Aires a metà ottobre ha siglato una dichiarazione congiunta con
il presidente argentino Kirchner ribadendo che i debiti verso il ricco nord
saranno onorati soltanto se questo non andrà a scapito della stabilità
economica e sociale dei rispettivi paesi. Primo atto di una sfida che potrebbe
riscaldarsi subito se altri paesi emergenti molto indebitati rilanceranno. Un
autunno caldo a livello globale, che vede sempre più le istituzioni
internazionali sotto pressione perché incapaci di avviare quel profondo
cambiamento ormai auspicato da sempre più parti. Esempio emblematico il
mega-oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan che collegherà il Mar Caspio al Mar
Mediterraneo, come voluto dall´amministrazione Bush. Ben 600 i milioni di
dollari richiesti alla Banca mondiale ed alla Bers per dare ‘garanzia
politica’ all´intervento delle compagnie petrolifere, tra cui l´Eni, in
Azerbaigian, Georgia e Turchia. La storia di un oleodotto che si è fatto
addirittura le proprie leggi cambiando la legislazione dei tre paesi, narrata
nel libro che abbiamo presentato il 1 ottobre a Roma, per smascherare gli
accordi capestro che le compagnie hanno imposto ai governi. Un precedente
pericoloso per le banche multilaterali di sviluppo, che si vedono forzate ad
obbedire politicamente entro i primi di novembre al diktat di Washington, che ha
ben poco a che fare con il loro mandato di sviluppo. Un progetto che, come
quello di Camisea in Perù finanziato dal Banco interamericano, saranno anche
gli europei a pagare a vantaggio soltanto degli Usa. Un copione simile si sta
scrivendo anche per la ricostruzione in Iraq. Che l´Europa si svegli e cambi
strada nella Banca, nel Fondo e nel Wto ed usi appieno un´opportunità più
unica che rara! BANCA
MONDIALE – GLI ANNUAL MEETINGS DI BANCA MONDIALE E FONDO MONETARIO
INTERNAZIONALE. SUCCESSIONE IN CASA ITALIA ALLA BANCA Il
23 e 24 settembre si sono tenuti a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, gli Annual
Meetings di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale. Come da tradizione,
quindi, ogni tre anni Banca e Fondo spostano la sede abituale dei loro incontri
annuali, Washington, in un´altra capitale del mondo. Quest´anno le riunioni
non hanno avuto un grosso risalto sulla stampa internazionale, vuoi per
l´immediata vicinanza con la ministeriale del WTO, vuoi per la sede scelta. Ma
sicuramente, al di là della solita retorica sullo sviluppo espressa dalle
istituzioni di Bretton Woods, un risultato significativo c´è stato. Il 23
settembre Peter Woicke, direttore dell´International Finance Corporation (IFC),
l´agenzia della Banca mondiale che presta ai privati, ha infatti annunciato
che l´IFC intende adottare entro sei mesi, come condizione per i suoi
prestiti, i 4 core labour standards. Al momento la IFC già rende
vincolanti per concedere i suoi finanziamenti solo 2 dei quattro standard,
ovvero quelli sul lavoro forzato e sul lavoro minorile. I sindacati
internazionali e le Ong internazionali attendono con impazienza che queste
promesse vengano rispettate e che finalmente i prestiti dell´IFC vadano a
beneficiare progetti che favoriscano un vero sviluppo e non disastri
socio-ambientali. Subito
dopo gli incontri annuali di Dubai, il ministero dell´economia italiano ha
nominato il nuovo direttore esecutivo italiano alla Banca mondiale, il dott.
Biagio Bossone, ex-economista del Fondo monetario internazionale, che
sostituisce dopo sei anni il Dott. Franco Passacantando, che in diverse
occasioni ha ripreso le posizioni della società civile italiana, in particolare
nell´ambito di progetti controversi. Buon lavoro a chi rappresenterà
l´Italia nel board della Banca in un momento cruciale per l´intero sistema
multilaterale. Per
saperne di più: www.worldbank.org
- www.imf.org
www.bicusa.org
www.ifiwatchnet.org
BANCA
MONDIALE – IL CASO LESOTHO, GLI ULTIMI SVILUPPI SUL FRONTE GIUDIZIARIO PER
L´AFFAIRE CORRUZIONE
Significative
le novità degli ultimi mesi per ciò che concerne il caso Lesotho. La Suprema
Corte del Lesotho ha confermato anche in appello la sentenza per la canadese
Acres International, riducendo a 1,9 milioni di dollari la sanzione che la
compagnia sarà tenuta a pagare nell´ambito del caso di corruzione legato al
Lesotho Highlands Water Project. Ma le brutte notizie per la Acres non finiscono
qui: la Banca mondiale, infatti, che ha finanziato il progetto ora completato,
ha reso noto di voler riesaminare il caso, visto che in un primo momento non
aveva giudicato la multinazionale canadese responsabile di una condotta
illegittima, motivando la sua decisione in base ad una presunta mancanza di
prove. Se la Banca dovesse cambiare opinione metterebbe subito la Acres sulla
sua ‘lista nera’, negandole finanziamenti, già elargiti in passato per
altri progetti, per un minimo di 5 anni fino ad un massimo di 10. Inoltre, la
suprema corte del Lesotho ha quantificato in 10,6 milioni di rand (circa
670.000 dollari) la sanzione pecuniaria che la tedesca Lahmeyer
International dovrà pagare per il suo coinvolgimento nel caso di corruzione
legato allo sviluppo del Lesotho Highlands Water Project. Ricordiamo
che nei prossimi mesi andranno a processo in Lesotho una decina di altre
multinazionali del settore delle infrastrutture, a partire dalle francese Spie
Batignolles, e tra queste c´è anche l´italiana Impresilo. Al riguardo,
l´intermediario sudafricano Du Plooy della ditta italiana nelle gare di
appalto ad inizio degli anni ´90 ha confessato di aver pagato mazzette
all´ex-direttore del progetto, e quindi ha avuto una pena ridotta. La politica
anti-corruzione della Banca mondiale - http://www1.worldbank.org/publicsector/anticorrupt/
Altre Ong europee che
seguono il caso: www.fern.org
- www.thecornerhouse.org.uk
BANCA
MONDIALE – DIGA DI BUJAGALI, IL GOVERNO UGANDESE VUOLE ANDARE AVANTI CON IL
PROGETTO Continua
l´incertezza sulle sorti del progetto della diga di Bujagali, in Uganda, a
poche miglia dalle fonti del Nilo Bianco. Dopo il ritiro a giugno di due
compagnie scandinave che facevano parte del consorzio costruttore insieme alla
compagnia americana AES, la
più grande società indipendente produttrice di energia nel mondo, ad agosto
anche la AES ha deciso di uscire dal progetto in cui si calcola abbia perso una
somma vicina ai 75 milioni di dollari. Le problematiche legate alla costruzione
della diga sono enormi. Ricordiamo che nel 2001 la Banca mondiale aveva
approvato per Bujagali un finanziamento di circa 510 milioni di dollari, poi
congelato nel 2002 e tuttora non completamente erogato a causa di un´inchiesta
in atto legata ad un possibile caso di corruzione riguardante il progetto. La
diga di Bujagali è inoltre fortemente contestata dalle comunità locali e dalle
principali organizzazioni ambientaliste internazionali, sia per i pesanti
impatti ambientali che per le problematiche di carattere economico che potrebbe
comportare. Quest´ultimo fattore, infatti, ha sempre rivestito una rilevanza
notevole, dal momento che i termini del contratto tra la AES ed il governo
ugandese non sono mai stati resi noti, avvalorando il timore che i costi per
l´acquisto dell´energia elettrica prodotta dalla diga sarebbero stati troppo
alti, a tutto svantaggio anche della poverissima popolazione locale. Rimane il
fatto che la Banca mondiale, sempre interessata al progetto, che costituisce il
principale strumento per la privatizzazione del settore energetico
dell´Uganda, non sembra intenzionata a desistere. Quindi la diga di Bujagali
si potrebbe comunque fare, e già si parla di una possibile entrata della
compagnia sudafricana Eskom nel consorzio costruttore.
Sul World Wide Web: www.worldbank.org
Le pagine delle principali Ong internazionali che seguono il progetto:
CIELhttp://www.ciel.org/Ifi/ifccaseuganda.html
Il sito del progetto www.bujagali.com
BANCA
MONDIALE – UFFICIALMENTE INAUGURATO L´OLEODOTTO CIAD-CAMERUN. IL ‘LUTTO’
DELLA SOCIETÀ CIVILE CIADIANA Il
10 ottobre è stato ufficialmente inaugurato il mega-oleodotto Ciad-Camerun. Tre
anni fa la Banca mondiale approvava il contestatissimo finanziamento per questa
opera, portata a termine in poco più di un anno ed i cui costi si aggirano
intorno ai 3,7 miliardi di dollari. Il primo petrolio è stato pompato dai pozzi
del Ciad e fatto sgorgare nell´oleodotto che arriva fino alle coste
camerunensi sull´Oceano Atlantico. Per enfatizzare quanto più possibile
questo momento definito ‘storico’, l´Exxon, la principale multinazionale
del petrolio coinvolta nel progetto, insieme a Chevron e Petronas, e la Banca
mondiale, che ha fortemente voluto quest´opera, hanno fatto le cose in grande.
Numerosi infatti i giornalisti invitati per l´evento a N´Djamena, la
capitale del Ciad. Peccato che agli esponenti della società civile ciadiana, da
sempre critica sul progetto visti i suoi alti impatti socio-ambientali e gli
scarsissimi benefici per la popolazione locale, siano stati tenuti a debita
distanza, impedendogli di
incontrare i giornalisti. Non solo, il governo, che si teme userà i proventi
del petrolio per rafforzare il suo autoritarismo ormai dilagante, ha anche
negato l´autorizzazione per una manifestazione pacifica di protesta contro
l´oleodotto. I gruppi della società civile del Ciad hanno comunque indetto
una giornata di lutto, anche per ricordare le continue violazioni dei diritti
umani che si ripetono senza soluzione di continuità nel loro paese. Numerose
le Ong internazionali, tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale,
che per anni hanno criticato il progetto e che hanno espresso tutta la loro
solidarietà ai gruppi ed alle organizzazioni del Ciad. Il progetto sul
sito della Banca mondiale
http://www.worldbank.org/afr/ccproj/
Alcune Ong che
seguono il caso
BANCA
MONDIALE/ECAS – TUTTI GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI SUL PROGETTO BAKU TBILISI
CEYHAN A
pochi giorni dalla decisione sul finanziamento del progetto BTC da parte di
Banca mondiale e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo,
cerchiamo di riordinare un po´ quanto accaduto da fine giugno ad inizio
ottobre in merito a questo controverso progetto. Un
nuovo rapporto, intitolato ‘BTC, una revisione del processo di acquisizione
della terra e del processo di compensazione’, redatto dall´Ong georgiana
Green Alternative, dall´Associazione dei giovani avvocati georgiani e da Cee
Bankwatch è stato presentato a fine giugno in Georgia. Il rapporto evidenzia
chiaramente come il processo di acquisizione della terra per dar vita
all´oleodotto si svolga in maniera molto iniqua, primariamente a causa dell´Host
Government Agreement siglato tra il governo georgiano e il consorzio
costruttore. Anche il processo di compensazione starebbe seguendo una linea
alquanto discutibile, in apparente violazione delle linee guida della Banca
mondiale sul reinsediamento. Le conclusioni del rapporto sono ancora più severe
con il consorzio BTC, che non starebbe rispettando gli obblighi di tutela degli
interessi delle popolazioni locali e il diritto di accesso alle informazioni in
merito al progetto. Sempre
in Georgia, ad inizio luglio, l´associazione non governativa Green Alternative
ha ricevuto dalla Corte Distrettuale della Georgia l´autorizzazione ad adire a
vie legali per quanto riguarda il progetto dell´oleodotto BTC. Green
Alternative, come d´altro canto anche tutte le organizzazioni che compongono
la campagna internazionale contro la costruzione di BTC, è altamente
preoccupata per gli impatti che l´oleodotto potrebbe avere sull´ambiente
georgiano, soprattutto sulle ricche riserve di acque minerali, una delle poche
fonti di ricchezza dell´ex repubblica sovietica. Il
ricorso di Green alternative è contro i ministri dell´ambiente e degli esteri
georgiani, oltre che la filiale locale del Consorzio BTC. L´associazione
sostiene con forza la tesi secondo cui le autorizzazioni per la costruzione di
BTC violerebbero una serie di norme costituzionali, nazionali ed internazionali,
come la Convenzione di Aarhus sull´accesso alle informazioni. Ma
uno dei momenti cruciali della campagna su BTC c´è stato verso la metà di
luglio, allorché le Ong internazionali, tra cui CRBM, hanno denunciato la
violazione da parte del progetto degli accordi per l´accesso della Turchia
nell´Unione europea. Per questo è stato inviato un memoriale alla Commissione
europea, in cui si chiede che vengano sospesi i provvedimenti di assistenza per
la Turchia previsti nel preaccordo per l´accesso, almeno fino a quando non
siano corretti i principali difetti del progetto. Se così non dovesse essere,
le organizzazioni valuteranno l´opportunità di un ricorso formale alla Corte
di Giustizia europea, visto che l´accordo tra il consorzio costruttore e la
Turchia è ritenuto in violazione dei succitati accordi e della vigente
normativa comunitaria. Al momento anche la popolazione curda dell´area
potenzialmente interessata dall´oleodotto sta sostenendo le tesi delle Ong,
con la speranza che si possa realmente mutare il pericoloso status quo.
Ad
inizio settembre il governo dell´Azerbaigian ha chiesto l´aiuto della NATO
per garantire la sicurezza dell´oleodotto BTC, qualora fosse effettivamente
realizzato. Araz Azimov, sottosegretario agli esteri azero, ha espressamente
fatto riferimento ad un sostegno proprio da parte dell´alleanza atlantica per
fronteggiare i seri pericoli legati al terrorismo che la costruzione
dell´oleodotto potrebbe comportare. Per tale ragione ci sarebbe bisogno ben
presto dello stanziamento di truppe NATO. Sempre in materia di sicurezza e
terrorismo, bisogna ricordare il possibile ritorno all´attività armata in
Turchia del PKK, cosa che non fa che addensare nuove nubi sul controverso
progetto, come d´altronde dimostra anche il rapporto che la
Campagna internazionale sul contestato oleodotto ha reso pubblico a fine
ottobre. Un dettagliato dossier di 220 pagine sulla violazione di 173 norme
della Banca mondiale per la salvaguardia dell´ambiente e delle popolazioni
locali che il progetto comporta. Con la consegna del rapporto alla sede
londinese della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), che
insieme alla Banca mondiale dovrebbero contribuire al finanziamento dei 3,5
miliardi di dollari necessari per la realizzazione dell´opera, gli attivisti
hanno voluto mandare un forte messaggio a queste due istituzioni internazionali
pubbliche. La richiesta è che la decisione in merito al finanziamento
dell´oleodotto, prevista entro fine mese, sia sospesa fintantoché i
proponenti del progetto non dimostrino che questo standard internazionali su
ambiente e diritti umani. Il dossier delle Ong ha rilevato che soltanto sulla
questione della consultazione delle popolazioni locali direttamente interessate
dall´oleodotto il progetto viola sei politiche della Banca mondiale ben 83
volte. Infatti, il consorzio BTC ha consultato soltanto il 2 per cento della
popolazione che vive nel proposto corridoio per l´oleodotto. Su internet i siti delle
principali Ong che sostengono la campagna su Baku-Tbilisi- Ceyhan: www.khrp.org
(Kurdish Human Rights Project) www.bankwatch.org
(CEE Bankwatch Network) Il sito del consorzio BTC:
www.caspiandevelopmentandexport.com
Il sito della Campagna
inglese: www.baku.org.uk
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