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per la riforma della banca mondiale
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– numero 18 – ottobre 2003

Pubblicazione non periodica

 

Ifi

dECOder

Ambiente, sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali

 

in questo numero

·     Editoriale di Antonio Tricarico. Il punto di rottura di Cancun: il Sud del mondo sfida le istituzioni globali.

  • Banca mondiale – Gli Annual Meetings di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale
  • Banca mondiale – Il caso Lesotho, gli ultimi sviluppi sul fronte giudiziario per l´affaire corruzione
  • Banca mondiale – Diga di Bujagali, il governo ugandese vuole andare avanti con il progetto
  • Banca mondiale – Ufficialmente inaugurato l´oleodotto Ciad-Camerun. Il ‘lutto’ della società civile ciadiana
  • Banca mondiale/ECAs – Tutti gli ultimi aggiornamenti sul progetto Baku Tbilisi Ceyhan

 

·        Banca mondiale/ECAs – Il lancio del libro ‘E Noi Italiani?’

·        ECAs – Gli ultimi sviluppi del progetto di Camisea in Peru; la Banca Interamericana di Sviluppo finanzia il progetto, la Exim Bank americana no!

  • BEI – Una banca olandese ritira i suoi investimenti nella BEI: ‘Le sue politiche socio-ambientali non sono sostenibili’

·    WTO – Luglio - Il vertice di Palermo dei ministri del commercio dell´Unione europea. Le richieste delle Ong in vista di Cancun

·        WTO – Settembre - La ministeriale di Cancun. Il grande successo della Campagna internazionale ‘Our world is not for sale’

 

 

EDITORIALE DI ANTONIO TRICARICO.

IL PUNTO DI ROTTURA DI CANCUN: IL SUD DEL MONDO SFIDA LE ISTITUZIONI GLOBALI

‘E´ un´altra Seattle!’. Questo aveva urlato il 14 settembre il consigliere del ministro keniota mentre usciva dalla stanza segreta dei negoziati al centro congressi di Cancun per dare la novella del fallimento dell´attesissima V Conferenza del Wto. Di fronte all´immobilismo politico e alla sordità dell´asse Usa-Ue alle richieste dei paesi in via di sviluppo, il fallimento del vertice è stato senza dubbio meglio dell´approvazione di un pessimo accordo e quindi una vittoria politica per il sud del mondo, che per la prima volta dopo tanti anni si è coalizzato in nuove alleanze politiche. Perciò il disastro negoziale di Cancun nel suo significato e nelle sue implicazioni va ben oltre l´insuccesso quattro anni fa a Seattle, dovuto principalmente alle divisioni tecnico-commerciali tra le due sponde dell´Atlantico – a dire il vero mai risolte. A Cancun al cattivo funzionamento dell´asse transatlantico, in ogni caso a vantaggio di Washington subito pronta a scaricare Bruxelles, si è aggiunto il protagonismo politico del nuovo quadrilatero del sud del mondo (Brasile, Sudafrica, India e Cina) alternativo a quello che aveva dominato fino a Cancun la storia del Wto (Usa, Ue, Canada, Giappone). Un grande sud a guida del Brasile, sempre più leader di un´area del Mercosur in via di espansione in America Latina, che intavolando con forza la questione agricola nel Wto ha rimesso in discussione l´intera agenda negoziale lanciata a Doha due anni prima ed ancora ben lontana da meritarsi l´appellativo ‘di sviluppo’ che troppo frettolosamente i paesi ricchi le avevano dato per imbonirsi quelli più poveri. Ma Cancun ha anche trovato il protagonismo dei tanti paesi del sud più poveri, che una volta che si sono visti negare richieste limitate ma vitali, come sulla questione del cotone, hanno fatto fallire il vertice sull´allargamento del mandato negoziale del Wto a nuovi temi, primo fra tutti, ancora una volta, l´accordo multilaterale sugli investimenti, ormai tabù per l´arena globale commerciale dopo il fallimento del Mai nel 1998 e lo scontro di Seattle nel 1999. La società civile ha fatto la sua parte in maniera efficiente come non mai, accettando e sostenendo la sfida politica del sud. Ormai l´agenda di Doha è destinata ad allungarsi e finalmente si ha quella pausa tanto cercata per riflettere e rilanciare le alternative, una responsabilità oggi molto grande per la società civile ed i movimenti sociali che escono politicamente vittoriosi da Cancun, insieme al sud del mondo. Anche il Wto, infatti, dopo la Banca mondiale ed il Fondo monetario internazionale, rende evidente la sua crisi strutturale. L´agenda neoliberista portata avanti da questa triade di istituzioni a partire proprio dal Messico venti anni prima di fronte alla prima crisi del debito, trova il suo limite di espansione proprio a Cancun di fronte al posizionamento politico del sud del mondo. Entriamo in una nuova fase, dove la politica torna ad avere il sopravvento sull´economia e sulla finanza e livello internazionale, con tutti i rischi e le opportunità che questo comporta. Sarà il sud del mondo nei prossimi anni a chiedere un multilateralismo rafforzato, ma soprattutto diverso nelle sue regole e rapporti di forza. Usa ed Ue, di contro, avranno un 2004 di pausa per motivi elettorali, cullando l´idea di rifugiarsi sempre più in accordi bilaterali e regionali dove riuscire ancora ad imporre le proprie decisioni. L´Ue è chiaramente ad un bivio. O seguire Washington oppure cercare un nuovo rapporto con il sud del mondo. La scelta non può più essere rimandata.

L´onda politica di Cancun ha già avuto un chiaro effetto, a distanza soltanto di una settimana, a Dubai agli incontri annuali della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Proprio il Sudafrica, confermato presidente della Commissione Sviluppo del sistema di Bretton Woods,  è riuscito a strappare che il dibattito sulla riforma interna dei consigli direttivi delle istituzioni per dare più voce al sud del mondo si allungasse di un anno e non finisse con un nulla di fatto, come voluto dalla Casa Bianca. Quindi ancora Lula, dando seguito all´ottimo risultato conseguito dall´Argentina proprio nei giorni di Cancun con i negoziati per i nuovi prestiti con il Fondo monetario, che per la prima volta non hanno visto l´imposizione della solita ricetta macroeconomica fallimentare, nella sua visita a Buenos Aires a metà ottobre ha siglato una dichiarazione congiunta con il presidente argentino Kirchner ribadendo che i debiti verso il ricco nord saranno onorati soltanto se questo non andrà a scapito della stabilità economica e sociale dei rispettivi paesi. Primo atto di una sfida che potrebbe riscaldarsi subito se altri paesi emergenti molto indebitati rilanceranno.

Un autunno caldo a livello globale, che vede sempre più le istituzioni internazionali sotto pressione perché incapaci di avviare quel profondo cambiamento ormai auspicato da sempre più parti. Esempio emblematico il mega-oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan che collegherà il Mar Caspio al Mar Mediterraneo, come voluto dall´amministrazione Bush. Ben 600 i milioni di dollari richiesti alla Banca mondiale ed alla Bers per dare ‘garanzia politica’ all´intervento delle compagnie petrolifere, tra cui l´Eni, in Azerbaigian, Georgia e Turchia. La storia di un oleodotto che si è fatto addirittura le proprie leggi cambiando la legislazione dei tre paesi, narrata nel libro che abbiamo presentato il 1 ottobre a Roma, per smascherare gli accordi capestro che le compagnie hanno imposto ai governi. Un precedente pericoloso per le banche multilaterali di sviluppo, che si vedono forzate ad obbedire politicamente entro i primi di novembre al diktat di Washington, che ha ben poco a che fare con il loro mandato di sviluppo. Un progetto che, come quello di Camisea in Perù finanziato dal Banco interamericano, saranno anche gli europei a pagare a vantaggio soltanto degli Usa. Un copione simile si sta scrivendo anche per la ricostruzione in Iraq. Che l´Europa si svegli e cambi strada nella Banca, nel Fondo e nel Wto ed usi appieno un´opportunità più unica che rara!

BANCA MONDIALE – GLI ANNUAL MEETINGS DI BANCA MONDIALE E FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE. SUCCESSIONE IN CASA ITALIA ALLA BANCA

Il 23 e 24 settembre si sono tenuti a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, gli Annual Meetings di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale. Come da tradizione, quindi, ogni tre anni Banca e Fondo spostano la sede abituale dei loro incontri annuali, Washington, in un´altra capitale del mondo. Quest´anno le riunioni non hanno avuto un grosso risalto sulla stampa internazionale, vuoi per l´immediata vicinanza con la ministeriale del WTO, vuoi per la sede scelta. Ma sicuramente, al di là della solita retorica sullo sviluppo espressa dalle istituzioni di Bretton Woods, un risultato significativo c´è stato. Il 23 settembre Peter Woicke, direttore dell´International Finance Corporation (IFC), l´agenzia della Banca mondiale che presta ai privati, ha infatti annunciato che l´IFC intende adottare entro sei mesi, come condizione per i suoi prestiti, i 4 core labour standards. Al momento la IFC già rende vincolanti per concedere i suoi finanziamenti solo 2 dei quattro standard, ovvero quelli sul lavoro forzato e sul lavoro minorile. I sindacati internazionali e le Ong internazionali attendono con impazienza che queste promesse vengano rispettate e che finalmente i prestiti dell´IFC vadano a beneficiare progetti che favoriscano un vero sviluppo e non disastri socio-ambientali.

Subito dopo gli incontri annuali di Dubai, il ministero dell´economia italiano ha nominato il nuovo direttore esecutivo italiano alla Banca mondiale, il dott. Biagio Bossone, ex-economista del Fondo monetario internazionale, che sostituisce dopo sei anni il Dott. Franco Passacantando, che in diverse occasioni ha ripreso le posizioni della società civile italiana, in particolare nell´ambito di progetti controversi. Buon lavoro a chi rappresenterà l´Italia nel board della Banca in un momento cruciale per l´intero sistema multilaterale.

Per saperne di più:

www.worldbank.org - www.imf.org

www.bicusa.org   www.ifiwatchnet.org   

BANCA MONDIALE – IL CASO LESOTHO, GLI ULTIMI SVILUPPI SUL FRONTE GIUDIZIARIO PER L´AFFAIRE CORRUZIONE

Significative le novità degli ultimi mesi per ciò che concerne il caso Lesotho. La Suprema Corte del Lesotho ha confermato anche in appello la sentenza per la canadese Acres International, riducendo a 1,9 milioni di dollari la sanzione che la compagnia sarà tenuta a pagare nell´ambito del caso di corruzione legato al Lesotho Highlands Water Project. Ma le brutte notizie per la Acres non finiscono qui: la Banca mondiale, infatti, che ha finanziato il progetto ora completato, ha reso noto di voler riesaminare il caso, visto che in un primo momento non aveva giudicato la multinazionale canadese responsabile di una condotta illegittima, motivando la sua decisione in base ad una presunta mancanza di prove. Se la Banca dovesse cambiare opinione metterebbe subito la Acres sulla sua ‘lista nera’, negandole finanziamenti, già elargiti in passato per altri progetti, per un minimo di 5 anni fino ad un massimo di 10. Inoltre, la suprema corte del Lesotho ha quantificato in 10,6 milioni di rand (circa  670.000 dollari) la sanzione pecuniaria che la tedesca Lahmeyer International dovrà pagare per il suo coinvolgimento nel caso di corruzione legato allo sviluppo del Lesotho Highlands Water Project.

Ricordiamo che nei prossimi mesi andranno a processo in Lesotho una decina di altre multinazionali del settore delle infrastrutture, a partire dalle francese Spie Batignolles, e tra queste c´è anche l´italiana Impresilo. Al riguardo, l´intermediario sudafricano Du Plooy della ditta italiana nelle gare di appalto ad inizio degli anni ´90 ha confessato di aver pagato mazzette all´ex-direttore del progetto, e quindi ha avuto una pena ridotta.

La politica anti-corruzione della Banca mondiale - http://www1.worldbank.org/publicsector/anticorrupt/

Altre Ong europee che seguono il caso:

www.fern.org   -  www.thecornerhouse.org.uk

BANCA MONDIALE – DIGA DI BUJAGALI, IL GOVERNO UGANDESE VUOLE ANDARE AVANTI CON IL PROGETTO

Continua l´incertezza sulle sorti del progetto della diga di Bujagali, in Uganda, a poche miglia dalle fonti del Nilo Bianco. Dopo il ritiro a giugno di due compagnie scandinave che facevano parte del consorzio costruttore insieme alla compagnia americana AES, la più grande società indipendente produttrice di energia nel mondo, ad agosto anche la AES ha deciso di uscire dal progetto in cui si calcola abbia perso una somma vicina ai 75 milioni di dollari. Le problematiche legate alla costruzione della diga sono enormi. Ricordiamo che nel 2001 la Banca mondiale aveva approvato per Bujagali un finanziamento di circa 510 milioni di dollari, poi congelato nel 2002 e tuttora non completamente erogato a causa di un´inchiesta in atto legata ad un possibile caso di corruzione riguardante il progetto. La diga di Bujagali è inoltre fortemente contestata dalle comunità locali e dalle principali organizzazioni ambientaliste internazionali, sia per i pesanti impatti ambientali che per le problematiche di carattere economico che potrebbe comportare. Quest´ultimo fattore, infatti, ha sempre rivestito una rilevanza notevole, dal momento che i termini del contratto tra la AES ed il governo ugandese non sono mai stati resi noti, avvalorando il timore che i costi per l´acquisto dell´energia elettrica prodotta dalla diga sarebbero stati troppo alti, a tutto svantaggio anche della poverissima popolazione locale. Rimane il fatto che la Banca mondiale, sempre interessata al progetto, che costituisce il principale strumento per la privatizzazione del settore energetico dell´Uganda, non sembra intenzionata a desistere. Quindi la diga di Bujagali si potrebbe comunque fare, e già si parla di una possibile entrata della compagnia sudafricana Eskom nel consorzio costruttore.     

Sul World Wide Web: www.worldbank.org Le pagine delle principali Ong internazionali che seguono il progetto: CIELhttp://www.ciel.org/Ifi/ifccaseuganda.html  

IRN -  http://irn.org/programs/bujagali/

Save Bujagali -  www.uganda.co.ug/bujagali  

Il sito del progetto www.bujagali.com

BANCA MONDIALE – UFFICIALMENTE INAUGURATO L´OLEODOTTO CIAD-CAMERUN. IL ‘LUTTO’ DELLA SOCIETÀ CIVILE CIADIANA

Il 10 ottobre è stato ufficialmente inaugurato il mega-oleodotto Ciad-Camerun. Tre anni fa la Banca mondiale approvava il contestatissimo finanziamento per questa opera, portata a termine in poco più di un anno ed i cui costi si aggirano intorno ai 3,7 miliardi di dollari. Il primo petrolio è stato pompato dai pozzi del Ciad e fatto sgorgare nell´oleodotto che arriva fino alle coste camerunensi sull´Oceano Atlantico. Per enfatizzare quanto più possibile questo momento definito ‘storico’, l´Exxon, la principale multinazionale del petrolio coinvolta nel progetto, insieme a Chevron e Petronas, e la Banca mondiale, che ha fortemente voluto quest´opera, hanno fatto le cose in grande. Numerosi infatti i giornalisti invitati per l´evento a N´Djamena, la capitale del Ciad. Peccato che agli esponenti della società civile ciadiana, da sempre critica sul progetto visti i suoi alti impatti socio-ambientali e gli scarsissimi benefici per la popolazione locale, siano stati tenuti a debita distanza, impedendogli  di incontrare i giornalisti. Non solo, il governo, che si teme userà i proventi del petrolio per rafforzare il suo autoritarismo ormai dilagante, ha anche negato l´autorizzazione per una manifestazione pacifica di protesta contro l´oleodotto. I gruppi della società civile del Ciad hanno comunque indetto una giornata di lutto, anche per ricordare le continue violazioni dei diritti umani che si ripetono senza soluzione di continuità nel loro paese.

Numerose le Ong internazionali, tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale, che per anni hanno criticato il progetto e che hanno espresso tutta la loro solidarietà ai gruppi ed alle organizzazioni del Ciad.

Il progetto sul sito della Banca mondiale

http://www.worldbank.org/afr/ccproj/

Alcune Ong che seguono il caso

www.ciel.org

www.environmentaldefense.org

www.foei.org

BANCA MONDIALE/ECAS – TUTTI GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI SUL PROGETTO BAKU TBILISI CEYHAN

A pochi giorni dalla decisione sul finanziamento del progetto BTC da parte di Banca mondiale e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, cerchiamo di riordinare un po´ quanto accaduto da fine giugno ad inizio ottobre in merito a questo controverso progetto.

Un nuovo rapporto, intitolato ‘BTC, una revisione del processo di acquisizione della terra e del processo di compensazione’, redatto dall´Ong georgiana Green Alternative, dall´Associazione dei giovani avvocati georgiani e da Cee Bankwatch è stato presentato a fine giugno in Georgia. Il rapporto evidenzia chiaramente come il processo di acquisizione della terra per dar vita all´oleodotto si svolga in maniera molto iniqua, primariamente a causa dell´Host Government Agreement siglato tra il governo georgiano e il consorzio costruttore. Anche il processo di compensazione starebbe seguendo una linea alquanto discutibile, in apparente violazione delle linee guida della Banca mondiale sul reinsediamento. Le conclusioni del rapporto sono ancora più severe con il consorzio BTC, che non starebbe rispettando gli obblighi di tutela degli interessi delle popolazioni locali e il diritto di accesso alle informazioni in merito al progetto.

Sempre in Georgia, ad inizio luglio, l´associazione non governativa Green Alternative ha ricevuto dalla Corte Distrettuale della Georgia l´autorizzazione ad adire a vie legali per quanto riguarda il progetto dell´oleodotto BTC. Green Alternative, come d´altro canto anche tutte le organizzazioni che compongono la campagna internazionale contro la costruzione di BTC, è altamente preoccupata per gli impatti che l´oleodotto potrebbe avere sull´ambiente georgiano, soprattutto sulle ricche riserve di acque minerali, una delle poche fonti di ricchezza dell´ex repubblica sovietica.

Il ricorso di Green alternative è contro i ministri dell´ambiente e degli esteri georgiani, oltre che la filiale locale del Consorzio BTC. L´associazione sostiene con forza la tesi secondo cui le autorizzazioni per la costruzione di BTC violerebbero una serie di norme costituzionali, nazionali ed internazionali, come la Convenzione di Aarhus sull´accesso alle informazioni.

Ma uno dei momenti cruciali della campagna su BTC c´è stato verso la metà di luglio, allorché le Ong internazionali, tra cui CRBM, hanno denunciato la violazione da parte del progetto degli accordi per l´accesso della Turchia nell´Unione europea. Per questo è stato inviato un memoriale alla Commissione europea, in cui si chiede che vengano sospesi i provvedimenti di assistenza per la Turchia previsti nel preaccordo per l´accesso, almeno fino a quando non siano corretti i principali difetti del progetto. Se così non dovesse essere, le organizzazioni valuteranno l´opportunità di un ricorso formale alla Corte di Giustizia europea, visto che l´accordo tra il consorzio costruttore e la Turchia è ritenuto in violazione dei succitati accordi e della vigente normativa comunitaria. Al momento anche la popolazione curda dell´area potenzialmente interessata dall´oleodotto sta sostenendo le tesi delle Ong, con la speranza che si possa realmente mutare il pericoloso status quo.    

Ad inizio settembre il governo dell´Azerbaigian ha chiesto l´aiuto della NATO per garantire la sicurezza dell´oleodotto BTC, qualora fosse effettivamente realizzato. Araz Azimov, sottosegretario agli esteri azero, ha espressamente fatto riferimento ad un sostegno proprio da parte dell´alleanza atlantica per fronteggiare i seri pericoli legati al terrorismo che la costruzione dell´oleodotto potrebbe comportare. Per tale ragione ci sarebbe bisogno ben presto dello stanziamento di truppe NATO. Sempre in materia di sicurezza e terrorismo, bisogna ricordare il possibile ritorno all´attività armata in Turchia del PKK, cosa che non fa che addensare nuove nubi sul controverso progetto, come d´altronde dimostra anche il rapporto che la Campagna internazionale sul contestato oleodotto ha reso pubblico a fine ottobre. Un dettagliato dossier di 220 pagine sulla violazione di 173 norme della Banca mondiale per la salvaguardia dell´ambiente e delle popolazioni locali che il progetto comporta. Con la consegna del rapporto alla sede londinese della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), che insieme alla Banca mondiale dovrebbero contribuire al finanziamento dei 3,5 miliardi di dollari necessari per la realizzazione dell´opera, gli attivisti hanno voluto mandare un forte messaggio a queste due istituzioni internazionali pubbliche. La richiesta è che la decisione in merito al finanziamento dell´oleodotto, prevista entro fine mese, sia sospesa fintantoché i proponenti del progetto non dimostrino che questo standard internazionali su ambiente e diritti umani. Il dossier delle Ong ha rilevato che soltanto sulla questione della consultazione delle popolazioni locali direttamente interessate dall´oleodotto il progetto viola sei politiche della Banca mondiale ben 83 volte. Infatti, il consorzio BTC ha consultato soltanto il 2 per cento della popolazione che vive nel proposto corridoio per l´oleodotto.

Su internet i siti delle principali Ong che sostengono la campagna su Baku-Tbilisi- Ceyhan: www.khrp.org (Kurdish Human Rights Project)

www.bankwatch.org (CEE Bankwatch Network)

Il sito del consorzio BTC: www.caspiandevelopmentandexport.com

Il sito della Campagna inglese: www.baku.org.uk  

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