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per la riforma della banca mondiale
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– Numero 20 – Ottobre 2004

Pubblicazione non periodica

 

Ifi

dECOder

Ambiente, sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali

 

in questo numero

·         Editoriale di Antonio Tricarico: il sessantesimo anniversario delle istituzioni di Bretton Woods e gli sviluppi del negoziato del WTO

  • Banca mondiale – Gli aggiornamenti sulla Extractive Industries Review (EIR)
  • Banca mondiale – Le ultime novità sul Lesotho Highlands Water Project
  • Banca mondiale – Il Senato Usa avvia un’indagine conoscitiva su BM e corruzione
  • Banca mondiale – La revisione della politiche di salvaguardia ambientale e sociale dell’IFC
  • Banca mondiale – La nuova Middle Income Strategy

 

·         Banca mondiale/ECAs – Tutti gli ultimi aggiornamenti sul progetto Baku Tbilisi Ceyhan

  • ECAs – L’Unione europea approva il finanziamento del reattore nucleare di Cernavoda, in Romania

·         Banche private – Il punto sulla campagna MancaIntesa

  • BEI - La nuova piattaforma della campagna sulla BEI condotta dalle Ong internazionali
  • BEI – Il dialogo Banca-Ong a Varsavia. La BEI promette di diventare più trasparente

·         WTO – La situazione del negoziato ed il questionario ai candidati alle elezioni europee

 

 

EDITORIALE DI ANTONIO TRICARICO:  IL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DELLE ISTITUZIONI DI BRETTON WOODS E GLI SVILUPPI DEL NEGOZIATO DEL WTO

Quando si arriva a sessanta anni si dovrebbe andare in pensione. O quanto meno si dovrebbe tirare un bilancio della propria esistenza, magari ascoltando le critiche esterne, per poi avviarsi a una vecchiaia di saggezza, all'occorrenza facendosi da parte per far strada al nuovo. Al contrario, Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, a sessant’anni dalla loro creazione con la Conferenza di Bretton Woods nel luglio 1944, a fare tutto ciò non ci pensano neanche, sebbene vivano da tempo una profonda crisi di legittimità, ironicamente aggravata negli ultimi anni da una devastante gestione delle crisi finanziarie e da una inconcludente lotta alla povertà.

Certo, siamo ben lontani dal mondo del luglio 1944, ma di fatto la sconfitta di allora delle idee di Keynes ha gettato le basi per l’egemonia americana sulla istituzioni finanziarie, che poi si è manifestata con la rottura del sistema di cambi fissi all’inizio degli anni ’70 e quindi con la gestione ultra-liberista delle crisi del debito tramite l’imposizione degli aggiustamenti strutturali dagli anni ’80 in poi. Oggi il problema del governo interno delle istituzioni rimane aperto senza risposta sui tavoli di Washington, così come il rapporto del sistema di Bretton Woods con le altre agenzie delle Nazioni Unite, esautorate sempre più di budget e funzioni dalla Banca mondiale, continua ad essere discusso senza approdare ad alcuna soluzione all’interno del prosieguo della Conferenza Finanza per lo Sviluppo a New York.

Le battaglie sul campo e nelle capitali dei paesi del G7 da parte della società civile a partire dagli anni ’80 hanno prodotto molto, inclusa una maggiore trasparenza delle istituzioni, ma per avere un autentico cambiamento di rotta è giunto il momento di mutare il sistema di governo profondamente non democratico di Banca e Fondo, che vorrebbero erigersi paradossalmente a promotrici di democrazia nel Sud del mondo tramite nuove condizionalità di “buon governo” collegate ai loro prestiti. Il prossimo anno la nomina del nuovo presidente della Banca mondiale, da sempre un banchiere americano, offre una prima opportunità per affrontare la questione. Solo dopo un tale cambiamento si potrà pensare a come gestire i nodi, mai risolti, dell’attuale ed iniquo processo di globalizzazione economica, a partire dal dramma del debito dei paesi in via di sviluppo. Su questo il G7 inizia a discutere per la prima volta di cancellazione totale anche del debito multilaterale per i paesi più poveri, senza però porsi il problema di come quel debito si sia generato e rischi di riprodursi in futuro. Ma poi sarà anche da affrontare la questione di quale finanza internazionale è davvero necessaria al Sud del mondo per ridurre la povertà secondo i principi di uno sviluppo sostenibile. Il recente accantonamento da parte della Banca mondiale della sua revisione del settore estrattivo dimostra come regni ancora oggi nella Banca ed in molte capitali del pianeta una visione antiquata dello sviluppo, che guarda solo al breve termine ed al profitto del settore privato.

Ma non si può parlare di riforma profonda del sistema di Bretton Woods senza affrontare anche il futuro del Wto. Il prossimo gennaio, infatti, si celebreranno i dieci anni del nuovo ordine commerciale definito da questa istituzione secondo il paradigma del libero commercio sempre ed ovunque. Dopo la debacle di Cancun, lontano da media, Ong e manifestazioni, una “quasi-ministeriale” mascherata da Consiglio Generale a Ginevra è riuscita a trovare un accordo sul quadro di modalità negoziali per riavviare l’agenda di Doha. Questa volta Usa ed Ue hanno aperto le stanza segrete dei negoziati ristretti ad India e Brasile, di fatto spaccando il fronte del Sud e ponendo tutta la responsabilità di un nuovo fallimento sui poteri emergenti. La mossa ha portato a ben poche concessioni, ancora tutte da verificare, da parte del ricco nord nel capitolo agricolo, ma ha rimesso in moto tutti gli altri negoziati a Ginevra, a partire dal temibile Gats sui servizi. L’orizzonte ormai si sposta alla ministeriale del dicembre 2005 ad Hong Kong, ospitata dalla nuova super-potenza cinese. A questo punto, invece di continuare ad avere tavole rotonde e discussioni a porte chiuse sul nuovo ordine economico mondiale che vorremmo – come quella ospitata dal ministero dell’economia a Roma lo scorso 22 luglio - sarebbe il caso di chiedersi perché non sospendere il circo globale per una volta ed organizzare una nuova conferenza stile Bretton Woods, ma democratica e magari in Cina, per prevenire e non curare le sciagure economiche e finanziarie del prossimo futuro. Ancora una volta, sembra soltanto la società civile globale, e non i governi, pronta ad avere il coraggio per accettare la sfida.

BANCA MONDIALE – GLI AGGIORNAMENTI  SULLA EXTRACTIVE INDUSTRIES REVIEW (EIR)

Lo scorso 3 agosto il Consiglio dei Direttori della Banca mondiale ha discusso il documento di risposta del management della Banca alle raccomandazioni dell’Extractive Industries Review. Quasi irrilevanti le decisioni prese dalla Banca, dopo due anni di lobbying delle Ong e dei movimenti ambientalisti e per i diritti umani internazionali che hanno visto alleanze trasversali che andavano dal WWF ad Amnesty International, passando per il Sindacato internazionale dei lavoratori minerari. A parte qualche timida apertura sulla trasparenza e sull’accesso alle informazioni, la Banca ha rinunciato a rivedere la propria politica inerente ai prestiti per i progetti energetici. Niente sospensione ai finanziamenti per l’estrazione dei combustibili fossili, come chiedeva il rapporto, commissionato dalla stessa Banca mondiale tre anni fa e redatto dall’autorevole Emil Salim. La società civile internazionale, numerose istituzioni ed esponenti politici, addirittura sei premi Nobel per la Pace avevano chiesto a gran voce alla Banca mondiale di implementare tutte le raccomandazioni dell’EIR. Pochi giorni prima della decisione finale, in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione delle istituzioni di Bretton Woods, caduto il 22 luglio, attivisti di tutto il mondo, dal Regno Unito agli Usa e dall’Indonesia alla Bolivia, hanno inscenato una serie di manifestazioni non-violente per protestare contro la Banca mondiale ed i suoi sei decenni di politiche fallimentari e per chiedere un primo segno di cambiamento proprio con la cessazione dei finanziamenti all’estrazione dei combustibili fossili. In Italia Padre Alex Zanotelli, animatore della Rete Lilliput, si è unito alle richieste di CRBM, WWF, Amici della terra, Greenpeace e Legambiente ed ha scritto al presidente della Banca Mondiale ed al direttore esecutivo italiano per chiedergli di accettare le richieste che milioni di poveri nel mondo gli hanno rivolto durante i tre anni di discussione sugli impatti dei progetti petroliferi finanziati dalla Banca mondiale.

Negli ultimi mesi anche l’impegno della CRBM in merito all’EIR era stato continuo e di primissimo piano.

CRBM è stata tra le protagoniste di un lobbying tour negli Stati Uniti, tenutosi tra il 17 ed il 20 febbraio per influenzare i Direttori Esecutivi della Banca mondiale sul rapporto dell’Extractive Industries Review insieme ad altre Ong internazionali, tra cui Bank Information Center e Friends of the Earth. Si sono tenuti incontri con i rappresentanti di Francia, Svizzera, Canada, Scandinavia, Giappone, Regno Unito, Germania, Africa francofona ed anglofona.

La CRBM ha inoltre avuto dei colloqui con il Direttore del Dipartimento Ambiente e Sviluppo Sociale dell’IFC, Rachel Kyte, per discutere del rischio di sovrapposizione del voto del Consiglio dei Direttori con una decisione in merito alla revisione delle linee-guida interne dell’IFC.

A fine febbraio la presenza dell’autore dell’EIR, l’ex ministro dell’ambiente indonesiano Emil Salim, ha permesso una serie di incontri con esponenti istituzionali e dei media a Roma ed a Bruxelles.

CRBM ha sostenuto il lavoro di euro-parlamentari verdi attivi sulla questione dell’EIR in modo da intavolare questioni specifiche sulle raccomandazioni dell’EIR. Tale lavoro è stato anche finalizzato ad ottenere una risoluzione sull’EIR presa in seduta plenaria dal Parlamento europeo lo scorso 31 marzo. La risoluzione si è rivelata essere uno strumento essenziale per fare pressione sui governi europei e sul Consiglio in merito alla loro posizione sull’EIR.

Anche la Commissione europea, a seguito del lavoro parlamentare svolto nel primo semestre 2004, ha espresso in una lettera inviata alla eurodeputata verde Monica Frassoni, molto attiva sul fronte EIR, una posizione molto positiva. Nella lettera si attestava che il Commissario per lo Sviluppo dell’UE, Paul Nielson, aveva tenuto dei “proficui colloqui bilaterali” con il Presidente della Banca mondiale sull’EIR, e che la Commissione teneva in piena considerazione le raccomandazioni dell’EIR in relazione al ruolo che la Commissione stessa gioca nei confronti di BEI e BERS. “L’EIR è assolutamente compatibile ed aderente alle politiche della Commissione sulla lotta alla povertà e per lo sviluppo sostenibile”, era quanto sostenuto significativamente dalla Commissione.

In Italia il governo non si è ufficialmente espresso sull’EIR prima del voto del Direttore esecutivo di agosto, nonostante sia stato più volte sollecitato in proposito da alcuni parlamentari italiani attivi sul fronte dell’EIR come il senatore verde Francesco Martone e il deputato DS Famiano Crucianelli che hanno organizzato una tavola rotonda alla Camera in marzo per discutere con il governo ed il redattore del rapporto Emil Salim ed hanno intavolato alcuni emendamenti sulle raccomandazioni della EIR nell’ambito della discussione sul finanziamento di IDA 13. All’approssimarsi del voto della Banca Mondiale, in giugno e luglio, CRBM, Amici della Terra e WWF hanno anche realizzato un volantone-cartolina, spedito da circa 2.000 attivisti per scrivere al Direttore esecutivo italiano alla Banca mondiale ed al Ministro dell’Economia in merito all’EIR.

E’ da sottolineare come, al suo primo appuntamento importante con le radicali richieste di riforma della politica energetica dell’istituzione avanzate dalle Ong, il nuovo Direttore Esecutivo italiano in Banca Mondiale, Biagio Bossone, ha fatto delle dichiarazioni importanti durante il meeting del Consiglio Dei Direttori di agosto. In particolare il Direttore ha espresso il suo favore per l’avvio di un processo interno alla banca per muoversi nell’implementazione delle raccomandazioni EIR attraverso la formulazione di standards obbligatori, la revisione annuale della strategia energetica della Banca (proposta molto importante che è arrivata dall’ufficio italiano) e l’avanzamento della formulazione di indicatori di good governance a livello internazionale che la Banca dovrà rispettare. Rilevante è stata la posizione del Direttore italiano in favore di condizionare il supporto della banca a grandi progetti energetici all’esistenza preliminare di una good governance (includendo la presenza di un governo democraticamente eletto, il rispetto dei diritti umani, l'assenza di corruzione e la trasparenza sulle operazioni) nei paesi riceventi.

Infine molto interessante è stata la proposta, unica nella storia delle discussioni del Board, sostenuta dal direttore italiano, di rendere pubbliche le dichiarazioni dei direttori Esecutivi sulla discussione del rapporto EIR.

Per saperne di più:

Leggi il rapporto EIR su www.eireview.org

Gli approfondimenti e le posizioni delle Ong su www.eireview.info

Ed il briefing su EIR in italiano della CRBM sul sito www.crbm.org o scrivi a jaro@crbm.org

BANCA MONDIALE – LE ULTIME NOVITÀ SUL LESOTHO HIGHLANDS WATER PROJECT

A metà marzo il re del Lesotho ed il presidente sudafricano Thabo Mbeki hanno inaugurato ufficialmente la mastodontica diga di Mohale, parte del Lesotho Highlands Water Project, il secondo progetto di gestione delle acque più grande al mondo dopo la diga delle Tre Gole in Cina. La Mohale dam è la più grande diga africana. Intanto sul fronte giudiziario Guido Penzhorn, il PM del mega-caso di corruzione internazionale che vede coinvolte numerose imprese appaltatrici del progetto, ha dichiarato che la prossima compagnia ad andare a processo sarà l’italiana Impregilo che però, in una nota ripresa dalla Reuters, ha affermato di ignorare l’esistenza di procedimenti a suo carico nel lontano Lesotho. Una delle tre società fino adesso andate a processo e condannate, la canadese Acres International, ha invece manifestato l’intenzione di pagare la sanzione pecuniaria inflittagli in “comode rate”. Questo quanto comunicato dalla stessa Acres nell’ultima settimana di marzo. Il portavoce della società ci ha tenuto a ribadire che uno dei loro principi cardine è l’assoluto rispetto della legge, ma che non sarebbe male trovare una soluzione per scadenzare il pagamento dovuto, che ammonta a poco più di un milione e mezzo di euro. Che poi la Acres abbia un fatturato annuo di qualche centinaia di milioni di euro e che invece il Lesotho sia uno dei paesi più poveri della terra, pare essere un dettaglio trascurabile. Meglio procedere con dei pagamenti frazionati. Peccato che il ministro della giustizia del Lesotho, Fine Maema, sia assolutamente contrario a questi tipo di soluzione e che intanto anche la Banca mondiale, dopo aver condotto una sua indagine interna, sia giunta a ben altre conclusioni. Ovvero che la Acres aveva effettivamente adottato delle pratiche di corruzione. Per tale ragione la multinazionale canadese non potrà più richiedere finanziamenti alla BM per tre anni. La decisione storica per l’attuazione delle linee guida anti-corruzione della Banca finalmente anche per le grandi multinazionali è stata accolta con favore dalla CRBM e da un nutrito numero di Ong internazionali.

Ma dal Lesotho le notizie più allarmanti sono giunte a giugno, allorquando si è tornati a fronteggiare l’emergenza siccità (il 2004 è il terzo anno consecutivo di quasi totale assenza di piogge). Che la situazione sia altamente problematica lo hanno confermato le parole della responsabile per il Lesotho del Programma alimentare mondiale (PAM) delle Nazioni Unite, Techester Zergaber, che ha evidenziato come il PAM stia facendo il possibile per fornire cibo alla stragrande maggioranza della popolazione del Lesotho, pesantemente impattata dalle carestie provocate dalla perdurante siccità. Anche un raccolto ricco tra giugno e luglio potrebbe non bastare. Tutto ciò è incredibile, se si pensa che la maggiore ricchezza del Lesotho sono proprie le ingenti riserve idriche del fiume Arancione, le cui acque sono imbrigliate proprio dalle mastodontiche opere del Lesotho Highlands Water Project e destinate al ricco distretto industriale di Johannesburg, nel vicino Sudafrica.

La politica anti-corruzione della Banca mondiale - http://www1.worldbank.org/publicsector/anticorrupt/

Altre Ong europee che seguono il caso:

www.fern.org   -  www.thecornerhouse.org.uk

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