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per la riforma della banca mondiale
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 – numero 13 – maggio 2002

bimestrale di informazione –   in attesa reg. Trib.Civ. Roma

 

Ifi dECOder

Ambiente, sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali

 

in questo numero

·       Editoriale: Kyoto e nucleare: scampato pericolo?

·       L´iniziativa della Campagna, insieme ad altre associazioni ambientaliste, per contrastare l´emendamento pro-nucleare nella legge di ratifica di Kyoto 

·       Eca-Watch rilancia la pressione sull´OCSE e sulla Commissione Europea per la riforma delle ACE

·       Ministeriale OCSE di Parigi: la protesta delle Ong, escluse dal dialogo con l´OCSE

·       Verso il summit di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile

·       Gli Spring Meetings di Banca mondiale e Fondo monetario

·       Presentato il rapporto Sapri: deludenti le reazioni della Banca mondiale

 

 

·       Le land reform policies della Banca mondiale

·       La Extractive Industries Review : come procedono i lavori

·       La mancanza di consultazione nel processo di discussione della Strategia di Sviluppo Rurale della Banca mondiale

·       La diga di Bujagali in Uganda: gli aggiornamenti

·       Attivisti arrestati in Tanzania per le loro denunce di violazioni dei diritti umani in un progetto finanziato dalla Banca mondiale

·       L´anniversario delle stragi in Guatemala per la costruzione della diga di Chixoy

·       Il processo ‘richiesta-offerta’ dei GATS e la discussione in ambito UE

·       La Campagna OCP: che cosa è successo

 

 

EDITORIALE: KYOTO E NUCLEARE: SCAMPATO PERICOLO?

Il processo parlamentare per l´approvazione da parte di Camera e senato della legge di  ratifica del Protocollo di Kyoto alla Convenzione sul Clima è stato quanto mai tormentato. A sorpresa, infatti, la maggioranza ha cercato di inserire nel testo di una legge che dovrebbe rappresentare un primo importante, per quanto limitato, passo concreto verso la sostenibilità ambientale e la difesa del clima globale, il rilancio del nucleare nell´Europa dell´est. Non è un caso che la questione sia stata spinta a sorpresa dalla maggioranza proprio quando la Sace, agenzia pubblica di credito all´esportazione, sta considerando la concessione di una garanzia finanziaria di ben 150 milioni di Euro a copertura dei rischi commerciali e politici associati alle operazioni dell´Ansaldo Energia nel controverso progetto di completamento del secondo reattore nucleare di Cernavoda in Romania.

Nel disegno originario dei partiti della maggioranza le imprese italiane avrebbero beneficiato del sostegno statale della Sace nell´est Europa - che in caso di problemi con la controparte rumena per Cernavoda si sarebbe concretizzato in un indennizzo assicurativo pagato dai contribuenti italiani - mentre il governo avrebbe potuto negoziare a margine con i governi dell´est l´acquisto di permessi di emissione secondo i meccanismi di Kyoto, in particolare secondo il cosiddetto ‘commercio delle emissioni’ (emissions trading), dal momento che i paesi dell´est, con la realizzazione di un nuovo reattore nucleare, avrebbero diminuito ulteriormente le proprie  emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. L´Italia, quindi, avrebbe potuto disporre di maggiori permessi di emissione rispetto alla soglia limite imposta dal Protocollo di Kyoto.

L´aspro dibattito parlamentare si è chiuso per fortuna con un ritiro dell´emendamento, che era stato approvato in un primo momento in commissione. Un risultato importante che riallinea l´Italia con l´Europa e soprattutto ridà credibilità alla politica energetica italiana contraria da ben 15 anni, dopo il referendum popolare del 1987, alla produzione di energia nucleare.

Scampato il pericolo di avere una ratifica di Kyoto che aprisse la strada al nucleare in Europa dell´est, per poi aprirla probabilmente a breve di nuovo anche in Italia, rimane la questione Sace e Cernavoda ancora aperta. In questo caso si aggiunge un ulteriore vantaggio sia per le imprese che per il governo italiano: l´energia prodotta a Cernavoda, che non serve ai rumeni dal momento che questi sono già autosufficienti dal punto di vista energetico e vivono una profonda crisi economica che blocca la crescita dei consumi elettrici, sarebbe esportata in occidente, possibilmente in Italia, per soddisfare il significativo aumento di domanda elettrica previsto al 2010 nel nostro paese.  Una delocalizzazione dei rischi nucleari lasciati ai rumeni a vantaggio del sistema Italia.

La Sace ha iniziato da poco la revisione ambientale dello studio di impatto ambientale del controverso progetto, senza però rendere pubblico lo studio come richiesto dalle Ong ambientaliste italiane e dalla Campagna. La Sace ha avviato questa revisione dopo aver ricevuto il via libera dalla V Commissione del CIPE per l´’internazionalizzazione’ del sistema economico italiano, la quale si è pronunciata favorevolmente sulla compatibilità tra il sostegno Sace a progetti nucleari di esportatori italiani all´estero e lo spirito del referendum del 1987 sul nucleare. Inoltre, la Commissione si è sorprendentemente impegnata nell´adozione di specifiche linee guida nucleari per la Sace al fine di sdoganare una volta per tutte le operazioni nucleari made in Italy a livello internazionale. La questione Cernavoda rimane, perciò, un banco di prova per la credibilità del processo di riforma ambientale della Sace e conseguentemente per l´intero governo riguardo al suo impegno per la promozione di politiche a sostegno di uno sviluppo autenticamente sostenibile proprio nell´anno della Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

L´INIZIATIVA DELLA CAMPAGNA, INSIEME AD ALTRE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, PER CONTRASTARE L´EMENDAMENTO PRO-NUCLEARE NELLA LEGGE DI RATIFICA DI KYOTO

La Campagna si è fatta promotrice di una lettera congiunta insieme a Greenpeace, il WWF, gli Amici della Terra indirizzata al ministro Matteoli ed al ministro Marzano per chiedere quale fosse il reale orientamento del governo sulle questioni legate al nucleare. Le preoccupazioni degli ambientalisti facevano seguito all'approvazione di un emendamento alla legge di ratifica del Protocollo di Kyoto da parte delle Commissioni congiunte Affari Esteri ed Ambiente della Camera, con cui si prevedeva la possibilità per le imprese energetiche italiane di partecipare ad iniziative pubbliche e private nei paesi dell'Europa Orientale per la costruzione di impianti elettronucleari ai fini dell'adempimento degli impegni quantificati di limitazione e riduzione delle emissioni. Le organizzazioni ambientaliste hanno manifestato il timore che l'orientamento della maggioranza parlamentare possa rispecchiare la posizione in merito al nucleare dell'esecutivo, cosa che, come si può leggere nell´editoriale, il governo ha in un secondo momento apparentemente smentito. Tale atteggiamento avrebbe sicuramente comportato un tradimento dello spirito del referendum sul nucleare tenutosi nel 1987.                

Le organizzazioni ambientaliste sul web: www.greenpeace.it   www.amicidellaterra.it   www.wwf.it    

ECA-WATCH RILANCIA LA PRESSIONE SULL´OCSE E SULLA COMMISSIONE EUROPEA PER LA RIFORMA DELLE ACE

La Campagna ha attivamente partecipato all´incontro annuale della rete ONG internazionale ECA-Watch per la riforma ambientale e sociale delle agenzie di credito all´esportazione (ACE), tenutosi lo scorso marzo a Berlino. L´incontro ha evidenziato la necessità di rilanciare un lavoro di pressione sull´OCSE, dopo che i governi non sono stati in grado di raggiungere un accordo sulle linee guida ambientali per le ACE entro il 2001, come richiesto dal G8 e dalla Ministeriale dell´OCSE.

Al fine di sostenere un rilancio dei negoziati per la definizione di linee guida sullo sviluppo sostenibile per le ACE con il coinvolgimento di tutti le commissioni competenti dell´OCSE, oltre al Gruppo di lavoro sulle ACE che è stato incaricato fino ad oggi dei negoziati ed ha lavorato in profonda segretezza, la Campagna ha partecipato come unico speaker ONG al Forum Global sullo Sviluppo Sostenibile dell´OCSE a fine aprile. Inoltre la Campagna ha seguito a Parigi i lavori della Ministeriale dell´OCSE denunciando come i Ministri del Commercio e delle Finanze dei paesi dell´OCSE non abbiano neanche menzionato la questione della riforma delle ACE nel comunicato finale, visti i forti contrasti esistenti al riguardo tra Europa e Stati Uniti. Infine, la Campagna ha fatto parte della delegazione ONG alla consultazione annuale con il Gruppo di lavoro dell´OCSE sulle ACE. Nel corso dell´incontro la Campagna ha formalizzato la sua richiesta di istituzione di un nuovo negoziato maggiormente trasparente ed inclusivo della società civile sulla tematica ACE e sviluppo sostenibile ed il Segretariato si è impegnato a discutere la questione a livello governativo e a dare a breve una risposta alle ONG. Le ONG hanno accolto con favore l´adozione da parte del Giappone di linee guida ambientali per le ACE che prevedono in maniera vincolante una maggiore trasparenza ed il coinvolgimento ex-ante della società civile nei paesi che ospitano le operazioni ACE.
A livello europeo diverse ONG, tra cui la Campagna, hanno lanciato un coordinamento guidato da FERN sulla riforma delle ACE, dando seguito all´importante pronunciamento del Parlamento Europeo lo scorso febbraio sulla riforma ambientale e sociale delle ACE nell´ambito della definizione della posizione europea per la Conferenza ONU Finanza per lo Sviluppo. La Campagna, FERN e CIEL hanno incontrato a fine febbraio la DG Commercio della Commissione per discutere le modalità di aprire un dialogo tra la società civile ed i paesi membri sull´importante questione della riforma della ACE, dal momento che l´Europa risulta di gran lunga in ritardo rispetto a Stati Uniti e Giappone.
Intenet: www.eca-watch.org    www.fern.org

MINISTERIALE OCSE DI PARIGI: LA PROTESTA DELLE ONG, ESCLUSE DAL DIALOGO CON L´OCSE

La Campagna per la Riforma della Banca mondiale, gli Amici della Terra Francia e l´organizzazione statunitense Environmental Defense hanno tenuto una conferenza stampa presso la sede della stampa estera a Parigi, durante i giorni della Ministeriale OCSE, in cui è stata denunciata la totale mancanza di volontà di dialogo da parte dell´OCSE nei confronti delle Ong. A dispetto delle numerose richieste succedutesi negli ultimi tre anni e delle lettere fatte pervenire all´OCSE nelle scorse settimane, il Segretario Generale non ha ritenuto opportuno aprire ad un dialogo con la società civile.
Ogni anno alla Ministeriale dell´OCSE sono invitati a parlare rappresentanti dei sindacati e dell´industria, che traggono beneficio da una ‘statutory relationship’ in ambito OCSE tramite il TUAC ed il BIAC. Le Ong criticano aspramente la discriminazione che devono subire, mentre a livello nazionale i governi dei paesi che fanno parte dell´OCSE non trattano in maniera differente le componenti della società civile. Fanno anzi notare che da decenni le Ong hanno uno status di osservatori in altre organizzazioni internazionali, tra cui anche le Nazioni Unite.
In una lettera del 6 maggio, il Segretario Generale dell´OCSE ha risposto alle Ong che ‘il Forum dell´OCSE [contemporaneo alla Ministeriale] offre ai partecipanti l´opportunità di dare un aiuto nel dar forma ai risultati del meeting ministeriale’. Il Forum OCSE consiste in una serie di conferenze sponsorizzate dalle grandi compagnie multinazionali. Tuttavia le tematiche delle conferenze sono determinate dall´OCSE.
Le Ong internazionali hanno fatto esplicita richiesta lo scorso febbraio di una sessione specifica del Forum sulle agenzie di credito all´esportazione, richiesta non accettata dall´OCSE.
Internet: il sito dell´OCSE www.oecd.org - L´organizzazione statunitense EDF www.environmentaldefense.org   www.amisdelaterre.org

VERSO IL SUMMIT DI JOHANNESBURG SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Il summit sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg è ormai sempre più prossimo (DATE DEL SUMMIT). Delle prime importanti indicazioni sui risultati dell´incontro in Sudafrica saranno date dell´ultimo PrepComm, che si svolgerà a Bali dal 24 maggio al 7 giugno. Proprio in occasione del PrepComm la società civile internazionale si è fatta promotrice di un´iniziativa di sensibilizzazione dei governi affinché si impegnino a riaffermare sia a Bali che a Johannesburg l'autorità e l'autonomia degli Accordi Multilaterali sull´Ambiente rispetto alle regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, che rischiano di contrastare l'efficacia e la validità di tali accordi. Alla quarta Conferenza Ministeriale dell´OMC tenutasi in Qatar, infatti, i paesi membri dell´OMC hanno deciso di lanciare dei negoziati sulla relazione tra gli Accordi Ambientali Multilaterali (Multilateral Environmental Agreements – MEAs) e le regole sul commercio, perché ci sono degli elementi di incertezza sulla relazione tra alcune disposizioni dei MEAs e le regole dell´OMC. Attualmente almeno 20 MEAs hanno delle disposizioni relative al commercio.
E´ risaputo che a causa del rapido sviluppo delle regole dell´OMC con forti misure applicative, l´implementazione di disposizioni sul commercio di alcuni MEAs stanno soffrendo un effetto di ‘congelamento’, con taluni membri che sostengono che tali disposizioni non siano compatibili con le regole dell´OMC.
Lo scorso 16 maggio il Parlamento Europeo ha adottato diverse risoluzioni di indirizzo per la Commissione ed il Consiglio sulla definizione della posizione europea in vista del vertice di Johannesburg. Il Parlamento si esprime, tra l´altro, a favore di una riforma ambientale e sociale delle agenzie di credito all´esportazione e della Banca Europea per gli Investimenti.

Sul web: i siti per seguire le informazioni sul Summit Rio+10 www.johannesburgsummit.org   - www.earthsummit2002.org/  

GLI SPRING MEETINGS DI BANCA MONDIALE E FONDO MONETARIO

Gli Spring Meetings della Banca mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, oltre alle ormai consuete proteste di piazza, sono state contraddistinti dalla posizione critica delle Ong internazionali, tra cui la Campagna che lavorano sulle istituzioni di Bretton Woods. Le Ong hanno ribadito che secondo loro Banca e Fondo stanno facendo ancora troppo poco per porre rimedio all'emergenza del debito e ai gravi impatti ambientali e sociali associati con le politiche macroeconomiche da loro dettate ai paesi in via di sviluppo. Il Presidente della Banca mondiale, James Wolfensohn, ha risposto alle proteste e alle richieste delle ONG con un rinnovato invito al dialogo, evidenziando, però, come la Banca mondiale stia cambiando e abbia una maggiore trasparenza e volontà di coinvolgimento della società civile internazionale nella definizione delle politiche di sviluppo e di lotta alla povertà.
La replica pressoché unanime delle Ong alle dichiarazioni di Wolfensohn sembra contraddire le solite affermazioni concilianti del Presidente della Banca mondiale: secondo le Ong, infatti, alle aperture degli ultimi anni non corrisponde ancora, purtroppo, una maggiore efficienza nella promozione di uno sviluppo sostenibile e nella riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo. Le arcaiche ricette dei piani di aggiustamento strutturale promosse da Banca e Fondo non sono ancora messe in discussione da queste istituzioni e la maggiore trasparenza e la volontà di dialogo riguardano soltanto le specifiche strategie di lotta alla povertà. Ancora oggi i documenti riguardanti le politiche macroeconomiche rimangono segreti e non sono oggetto di negoziato con coloro che dovrebbero essere gli unici beneficiari dell'aiuto allo sviluppo, ossia la società civile dei paesi del Sud.
Su internet: Banca mondiale www.worldbank.org Il Fondo Monetario Internazionale: www.imf.org L´Ong inglese Bretton Woods Project: www.brettonwoodsproject.org    Il sito di Bank Information Center: www.bicusa.org

PRESENTATO IL RAPPORTO SAPRI: DELUDENTI LE REAZIONI DELLA BANCA MONDIALE

Le Ong internazionali hanno presentato al Presidente Wolfesohn, sempre in occasione degli Spring Meetings, i risultati del SAPRI, uno studio sugli impatti dei piani di aggiustamento strutturale in dieci paesi in via di sviluppo negli ultimi venti anni promossa dal network non-governativo SAPRIN. Purtroppo nel corso del processo durato ben quattro anni, promosso congiuntamente con la Banca mondiale, la stessa Banca si e' ritirata non accettando le conclusioni dello studio. La Sapri (Structural Adjustment Partecipatory Review Iniziative – Iniziativa di Revisione Partecipata sugli Aggiustamenti Strutturali) ha visto la partecipazione dei gruppi della società civile in una valutazione sul campo degli impatti delle politiche degli aggiustamenti strutturali della Banca mondiale e del Fondo Monetario internazionale sulle popolazioni dei paesi in via di sviluppo.  Le analisi da parte di gruppi locali del SAPRIN, una rete globale della società civile, di funzionari della banca mondiale e dei governi locali sono state portate avanti a partire dal 1997 in otto paesi: Ghana, Uganda, Zimbabwe, Mali, El Salvador, Ecuador, Bangladesh ed Ungheria. Vi è stata un´attiva partecipazione delle popolazioni locali e dei principali settori socio-economici. Si è tenuta anche una valutazione indipendente da parte del SAPRIN in Messico e nelle Filippine, nonostante il rifiuto della Banca mondiale di partecipare ai lavori in quei paesi.

Il risultato di questo lavoro è sintetizzato nel rapporto The Policy Roots of Economic Crisis an Povertà presentato al contro-vertice delle ONG coordinato quest´anno da Development Gap, 50 Years is Enough, International Rivers Network and SAPRIN. Il rapporto mostra come c´è stato un sistematico indebolimento delle capacità produttive dei paesi che hanno applicato le politiche della Banca mondiale e la loro totale incapacità a generare impieghi produttivi ad un salario accettabile. La povertà è stata ulteriormente peggiorata dall´impossibilità dei

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