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per la riforma della banca mondiale
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IFI DECODER NUMERO 13 SECONDA PARTE 

PRESENTATO IL RAPPORTO SAPRI: DELUDENTI LE REAZIONI DELLA BANCA MONDIALE

Le Ong internazionali hanno presentato al Presidente Wolfesohn, sempre in occasione degli Spring Meetings, i risultati del SAPRI, uno studio sugli impatti dei piani di aggiustamento strutturale in dieci paesi in via di sviluppo negli ultimi venti anni promossa dal network non-governativo SAPRIN. Purtroppo nel corso del processo durato ben quattro anni, promosso congiuntamente con la Banca mondiale, la stessa Banca si e' ritirata non accettando le conclusioni dello studio. La Sapri (Structural Adjustment Partecipatory Review Iniziative – Iniziativa di Revisione Partecipata sugli Aggiustamenti Strutturali) ha visto la partecipazione dei gruppi della società civile in una valutazione sul campo degli impatti delle politiche degli aggiustamenti strutturali della Banca mondiale e del Fondo Monetario internazionale sulle popolazioni dei paesi in via di sviluppo. Le analisi da parte di gruppi locali del SAPRIN, una rete globale della società civile, di funzionari della banca mondiale e dei governi locali sono state portate avanti a partire dal 1997 in otto paesi: Ghana, Uganda, Zimbabwe, Mali, El Salvador, Ecuador, Bangladesh ed Ungheria. Vi è stata un´attiva partecipazione delle popolazioni locali e dei principali settori socio-economici. Si è tenuta anche una valutazione indipendente da parte del SAPRIN in Messico e nelle Filippine, nonostante il rifiuto della Banca mondiale di partecipare ai lavori in quei paesi.

Il risultato di questo lavoro è sintetizzato nel rapporto The Policy Roots of Economic Crisis an Povertà presentato al contro-vertice delle ONG coordinato quest´anno da Development Gap, 50 Years is Enough, International Rivers Network and SAPRIN. Il rapporto mostra come c´è stato un sistematico indebolimento delle capacità produttive dei paesi che hanno applicato le politiche della Banca mondiale e la loro totale incapacità a generare impieghi produttivi ad un salario accettabile. La povertà è stata ulteriormente peggiorata dall´impossibilità dei poveri di avere accesso ai servizi essenziali a costi accessibili.

Alla fine di ogni capitolo il SAPRIN suggerisce degli approcci alternativi per favorire il reale sviluppo locale. Sfortunatamente la Banca non ha prestato attenzione alle critiche sulle sue politiche ed alle alternative proposte, specialmente da parte delle persone che lavorano la terra e producono i beni e forniscono i servizi nei paesi dove le sue politiche vengono adottate. Per scelta del Presidente della Banca mondiale, queste persone avrebbero dovuto comunicare le loro impressioni e testimoniare tutta la loro frustrazione proprio alla Banca stessa. Ma la Banca ha deciso di ignorare tutti i risultati del rapporto, giustificando, quindi, ulteriori proteste da parte delle popolazioni impattate dagli aggiustamenti strutturali.

I punti fondamentali emersi dal rapporto:

·        Eccessiva ed indiscriminata liberalizzazione commerciale, politiche di liberalizzazione nel settore finanziario, indebolimento degli aiuti statali e della domanda per beni di consumo locali e dei servizi hanno devastato le industrie nazionali, in particolar modo le piccole e medie imprese che forniscono l´asse portante dell´impiego locale. Il settore privato nazionale non può competere con l´enorme flusso di importazioni straniere, spesso sostenute con sussidi, né si può permettere un credito ad alti tassi che sta  reindirizzando i capitali dalle attività produttive a quelle speculative.

·        Le politiche di riforme strutturali e settoriali nei settori agricoli e minerari hanno danneggiato gravemente il settore agricolo, indebolito la sicurezza alimentare e danneggiato l´ambiente naturale. L´importazione di alimenti a poco prezzo, la rimozione dei sussidi per i prodotti agricoli, il ritiro dello stato dal fornire assistenza tecnica e finanziaria hanno marginalizzato ancora di più i piccoli agricoltori, inducendoli a sfruttare oltre il dovuto le risorse naturali. La liberalizzazione e la deregolamentazione del settore minerario hanno ulteriormente danneggiato l´ambiente e le terre delle popolazioni indigene.

·        Le politiche di liberalizzazione del mercato del lavoro hanno indebolito i diritti dei lavoratori e la loro stessa posizione, portando ad un aumento della disoccupazione, della precarizzazione, ad una diminuzione dei salari reali. La posizione dei sindacati è stata altresì indebolita.

·        La privatizzazione dei servizi pubblici, con la susseguente imposizione delle user fees nel campo della sanità e dell´educazione ed il taglio dei fondi statali per il sociale hanno ridotto l´accesso delle fasce più povere ai servizi di base. Gli indici di alfabetizzazione sono fortemente diminuiti.

·        Gli aggiustamenti strutturali hanno danneggiato ancora più le donne degli uomini, aumentandone lo sfruttamento e diminuendo i loro diritti (ad esempio nei casi di maternità).

Sul WWW: sul sito della Banca mondiale www.worldbank.org/research/sapri/   - Il sito della SAPRIN, da cui poter scaricare l´intero rapporto SAPRI  www.saprin.org    Per ulteriori informazioni: www.developmentgap.org www.50years.org     www.irn.org

LE LAND REFORM POLICIES DELLA BANCA MONDIALE

I movimenti rurali di base stanno portando avanti, negli ultimi mesi, una critica circostanziata nell´approccio della Banca mondiale alle market-based land reform policies. Sebbene proprio queste politiche dovevano essere il fiore all´occhiello della Banca nella sua nuova politica dell´inizio degli anni novanta alla lotta alla povertà, dopo le aspre critiche ricevute sulla linea eccessivamente neoliberista degli aggiustamenti strutturali, ciò che è fatto attualmente non corrisponde ad un serio approccio per eliminare veramente la povertà dai paesi in via di sviluppo. Al proposito si è tenuta alla George Washington University della capitale americana, nei giorni degli Spring Meetings delle istituzioni di Bretton Woods, una conferenza di tre giorni tra esponenti delle comunità rurali, accademici e mondo delle Ong. Nel corso degli incontri sono stati presentati numerosi casi di studio su paesi, tra i quali il Brasile, il Sud Africa e la Thailandia, da cui è emerso come la Banca mondiale non riesca ad affrontare efficacemente la questione. Le persone povere che prima erano senza terra sono attualmente in condizioni ancora più disperate: hanno comprato dai governi delle terre di scarsa qualità a costi molto elevati che non riescono a ripagare, indebitandosi e per questa ragione essendo obbligati ad abbandonare le terre. Ma oltre a questo ci sono altri fattori negativi, la non considerazione delle popolazioni indigene, la privatizzazione dei terreni pubblici e gli accordi strategici conclusi dalla Banca mondiale con i contadini affinché questi, una volta avuta la terra, si impegnino a rivendere i loro prodotti ad una multinazionale. Per queste ragioni il motto coniato dalla Banca su land reform ‘land for whoever can work it’ sembra essersi trasformato in ‘land for whoever can buy it’.

Informazioni sul seminario tenutosi a Washington: www.rbrasil.org.br     Informazioni sulla land reform della Banca mondiale www.actglobal.org/worldbank/

LA EXTRACTIVE INDUSTRIES REVIEW : COME PROCEDONO I LAVORI

Rio de Janeiro ha ospitato all´inizio di aprile la prima consultazione regionale dell´Extractive Industries Review. La discussione si è incentrata sull´interrogativo se l´industria estrattiva, così abbondantemente supportata dai finanziamenti della Banca mondiale, riesca o meno a produrre benessere. Già questo approccio ha lasciato molto insoddisfatte le Ong presenti, che si aspettavano invece un dibattito sul perché nei paesi in via di sviluppo interessati dai progetti estrattivi portati avanti con i fondi della Banca mondiale il benessere prodotto non sia equamente distribuito, non contribuisca adeguatamente allo sviluppo ed all´eliminazione della povertà. Ma un ulteriore polemica ha movimentato i giorni della consultazione in Brasile: le Ong hanno lamentato una totale sperequazione tra le presenze concesse alla società civile, poche, e quelle di funzionari della Banca mondiale, troppe. Per forza di cose l´agenda degli incontri finiva per essere impostata e gestita dagli esponenti della Banca, la controparte non governativa e delle associazioni non era quindi in grado di dare risalto alle proprie tematiche e alle proprie ragioni. Un´ennesima riprova di quanto il famoso dialogo tanto decantato dalla Banca mondiale rimanga spesso  soltanto ‘virtuale’.                                                             

Per seguire i lavori dell´EIR su internet www.eireview.org

LA MANCANZA DI CONSULTAZIONE NEL PROCESSO DI DISCUSSIONE DELLA STRATEGIA DI SVILUPPO RURALE DELLA BANCA MONDIALE

Grazie alle pressioni di alcune Ong americane tra cui Pesticide Action Network (PAN) l´approvazione della bozza della Banca mondiale sulla Strategia sullo Sviluppo Rurale, che doveva essere discussa dal Board of Directors il 25 aprile, è stata posticipata a luglio. Ciò per far sì che il documento sia consultabile sul sito della Banca mondiale e possa avere luogo un serio processo di consultazione, richiesto a gran voce dalla società civile e dagli stessi Direttori Esecutivi della Banca. Le preoccupazioni delle Ong si concentrano su una serie di punti discussi della bozza, ovvero: la promozione degli OGM nell´attività agricola, la tendenza alla privatizzazione delle risorse idriche, il collegamento con l´attuale land reform policy ed infine la non considerazione dell´attuale politica vincolante della Banca sulla riduzione dell´uso dei pesticidi, del tutto ignorata nella bozza.

Per saperne di più sul web: http://wbln0018.worldbank.org/ESSD/rdv/vta.nsf/Gweb/Strategy      Il sito di PAN: www.pan.international.org

LA DIGA DI BUJAGALI IN UGANDA: GLI AGGIORNAMENTI

Il contrastato progetto finanziato dalla Banca mondiale in Uganda per la costruzione della diga di Bujagali, presso le fonti del Nilo Bianco, continua a suscitare perplessità anche a livello istituzionale. Se le agenzie di credito all´esportazione statunitensi, britanniche e tedesche avevano preferito non partecipare al progetto, quella svedese si è ritirata nelle ultime settimane, mentre quella finlandese è ancora indecisa sul da farsi e quella norvegese ha recente deciso di sostenere il progetto. Soprattutto per queste ragioni la dirigenza della Banca mondiale spera di poter estendere alla diga di Bujagali una garanzia della MIGA, l´agenzia di credito all´export della stessa Banca, a 215 milioni di dollari. Intanto le Ong ugandesi ed internazionali che si battono contro la costruzione della diga attendono fiduciose i risultati del rapporto dell´Inspection Panel, a cui era stato sottoposto un ricorso lo scorso luglio, il cui documento finale è stato recentemente trasmesso al Board della Banca.  Intanto l´Ong americana IRN ha reso pubblico un nuovo rapporto in cui si evidenzia come la dirigenza e lo staff della Banca abbiano fornito ai Direttori Esecutivi dei dati fallaci sulla fattibilità economica del progetto. In particolare la ricerca di IRN evidenzia come alcuni documenti dell´IFC abbiano omesso informazioni chiave sul progetto. I dati sulle ricadute economiche, gli impatti sul clima e la presenza di alternative più valide per la produzione di energia si vanno poi ad aggiungere alle contraddizioni che emergono dopo un raffronto con altri importanti documenti della Banca sulla stessa diga di Bujagali.        

Per maggiori informazioni: i siti di MIGA ed IFC: www.miga.org - www.ifc.org   - Quelli di IRN e di un´organizzazione ugandese contro la diga: www.irn.org   - www.uganda.co.ug/bujagali/

ATTIVISTI ARRESTATI IN TANZANIA PER LE LORO DENUNCE DI VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IN UN PROGETTO FINANZIATO DALLA BANCA MONDIALE

Tre attivisti tanzaniani per i diritti umani sono stati arrestati ad inizio maggio per volontà del governo locale a seguito delle loro pressanti denuncie di violazioni dei diritti umani avvenute presso la miniera d´oro di Bulyanhulu. Per giustificare questo assurdo provvedimento è stata loro mossa l´accusa di incitamento alla rivolta. Dal 1996 il governo locale e la compagnia canadese Sutton Resources hanno iniziato a gestire la miniera d´oro. Nello stesso periodo sono incominciate a circolare sempre più insistentemente le accuse di un massacro di 50 operai da parte della polizia e seri danni socio-economici per gli abitanti della zona, tutte circostanze legate allo sfruttamento della miniera. Il progetto della miniera d´oro di Bulyanhulu è finanziato in parte anche dalla Banca mondiale, tramite la MIGA. Proprio all´ufficio del Compliance Advisor/Ombdusman della MIGA si era rivolta l´organizzazione di due dei tre arrestati, la LEAT, e alla stessa Banca mondiale la società civile internazionale chiede maggiori spiegazioni sull´arresto degli attivisti e un´indagine indipendente che getti nuova luce su quanto accaduto veramente a Bulyanhulu.
Lo scorso 17 maggio la MIGA ha risposto direttamente e con prontezza ad una lettera della Campagna sulla spinosa questione sottolineando come la MIGA non ha il potere di interferire negli affari politici interni e giudiziari della Tanzania deludendo le aspettative delle ONG internazionali sul caso, che comunque rimane ancora aperto.

Per approfondire quest´argomento: www.leat.or.tz/active/buly/  www.foei.org/cyberaction/tanzania.php                  

L´ANNIVERSARIO DELLE STRAGI IN GUATEMALA PER LA COSTRUZIONE DELLA DIGA DI CHIXOY

Un triste anniversario: venti anni fa, infatti, si verificavano in Guatemala, nella regione del Rio Negro, i quattro massacri indicati come ‘Rio Negro/Chixoy Dam massacres’. Gli eccedi erano direttamente legati alla realizzazione del progetto della diga di Chixoy, per cui tra il 1975 ed il 1985 la Banca mondiale e l´IDB (Interamerican Development Bank) finanziarono dei prestiti al regime militare del Guatemala, allora sostenuto dagli Stati Uniti. Queste due istituzioni, fornendo una somma totale di 350 milioni di dollari al regime guatemalteco e promovendo e continuando il progetto durante i peggiori anni del terrorismo di stato e del genocidio della popolazione locale, legittimarono, di fatto, la repressione.

Questi i dati di quell´orrore: tra il febbraio ed il settembre del 1982, 440 persone delle comunità di Rio Negro, composta dagli indigeni Maya Achì, furono uccise, questo semplicemente perché non volevano essere sfollate con la forza per far posto alla diga. Poco dopo i massacri il territorio abitato per secoli dai Maya Achì fu inondato a seguito dei lavori di costruzione della diga ed i superstiti costretti a scappare via.

I sopravvissuti hanno ricevuto ben poco dalle vane promesse del governo del Guatemala riguardo al reinsediamento. La maggior parte vive in condizioni di povertà endemica, soffrendo ancora il forte trauma causato dai massacri e dallo spostamento forzato.

Sia la Banca mondiale che l´IDB si sono rifiutate di riconoscere il loro ruolo nel compimento di questi crimini, affermando inizialmente che gli eccidi erano il risultato di attività di guerriglia nella zona di Rio Negro. Ma la Guatemalan Truth Commission, sostenuta dalle Nazioni Unite, ha invece evidenziato molto chiaramente come la costruzione della diga di Chixoy fosse la causa di tutti i massacri. 

Per questa ragione la Campagna, in occasione dell´anniversario di uno dei massacri, il 14 maggio, ha promosso un´azione urgente sul proprio sito per richiedere al Presidente della Banca mondiale che siano riconosciute le violazioni dei diritti umani compiute in Guatemala e che siano accordate delle compensazioni e delle riparazioni ai sopravvissuti.

Il rapporto sulla diga di Chixoy e´ sul sito della Campagna www.crbm.org

Per altro materiale su Chixoy: www.irn.org - www.rightsaction.org - www.witnessforpeace.org

IL PROCESSO ‘RICHIESTA-OFFERTA’ DEI GATS E LA DISCUSSIONE IN AMBITO UE

Un gruppo di Ong internazionali, insieme ad alcuni Parlamentari Europei, sono entrate in possesso, nelle settimane passate, di una prima lista di 29 bozze di proposte UE che richiedono che specifici paesi aumentino i loro impegni sul GATS su un'intera gamma di settori. La gamma di settori inclusa in queste proposte solleva preoccupazioni riguardo alle minacce sociali, economiche, ambientali e di sviluppo legate ai negoziati sui servizi. L´Unione Europea, ed in particolare il Direttorato Generale sul Commercio della Commissione ed il Comitato 133, è al centro del processo ‘richiesta-offerta’ del GATS e sta sviluppando una posizione comune sulla liberalizzazione dei servizi. Le richieste che in questa fase si stanno facendo ai paesi che non sono membri della UE, così come le richieste che l'UE sta ricevendo da altri membri, hanno profonde implicazioni per i cittadini di ogni paese, ma finora questo processo è stato intrapreso dalla Commissione Europea e dal Comitato 133 in condizioni di totale segretezza.
E´ per questa ragione che le Ong internazionali hanno manifestato pubblicamente le loro preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza sull'intero processo decisionale dei Gats, essendo finora stata negata al pubblico la necessaria informazione, mentre anche il Parlamento europeo, pur avendo al proposito un ruolo puramente consultivo, è stato lasciato in ‘disparte’. La richiesta delle Ong, circostanziata con una comunicazione congiunta al Commissario Europeo sul Commercio Pascal Lamy ed al Comitato 133, è che sia compito sia della Commissione che dei governi di istituire un processo trasparente rispetto ai negoziati sul GATS. Questo implicherebbe la pubblicazione di tutte le proposte di richieste fatte sia dalla UE che dagli altri membri della OMC. Per far questo la Commissione europea e ogni stato membro dovrebbero rendere pubblici  e disponibili al Parlamento nei dettagli le richieste che sono state fatte alla Commissione e agli altri membri della OMC in questa delicatissima
fase delle trattative, e in seguito garantire piena trasparenza e reale consultazione nella fase di offerta da parte della Commissione europea.
Per approfondimenti: www.wto.org   - www.europa.eu.int   -  www.europarl.eu.int

LA CAMPAGNA OCP: CHE COSA È SUCCESSO

La Campagna continua il suo lavoro sull´OCP, il mega oleodotto in costruzione in Ecuador, che sta già causando pesanti impatti socio-ambientali sul suo percorso di più di 500 km. La Campagna OCP, lanciata ad inizio gennaio in Italia ed internazionalmente a Porto Alegre lo scorso febbraio, è composta ormai da un nutrito gruppo di associazioni: Amici della Terra, ATTAC, Campagna per la riforma della Banca Mondiale, Carta, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CRIC-Centro Regionale d´Intervento per la Cooperazione, Comitato Internazionalista U´wa,  DeA - Associazione Donne e Ambiente, Federazione Verdi Italiani, Greenpeace, Legambiente, Terra Nuova, Ya Basta. I membri della Campagna OCP hanno seguito con apprensione, facendo il più possibile pressioni sulle autorità competenti, gli arresti in Ecuador di ben 17 attivisti, tra cui 2 italiani, avvenuti durante la giornata del 25 marzo ad opera di sessanta poliziotti delle forze speciali del gruppo di intervento della polizia nazionale ecuadoriana, dopo un´irruzione nel Campamento Ecologista di Mindo, in Amazzonia. Il campo ecologista era stato allestito per proteggere il territorio ecuadoriano dalla sua imminente distruzione, causata dal megaprogetto dell'Oleodotto. Si trattava, quindi, di un vero e proprio presidio del tutto pacifico allestito dai primi giorni dell´anno da un gruppo di ecologisti per proteggere una parte del territorio interessato dalla costruzione dell´oleodotto. Fortunatamente le persone incarcerate sono state poi rilasciate, anche se i due italiani sono stati espulsi senza possibilità di far ritorno in Ecuador. In Italia la Campagna OCP ha compiuto un´azione davanti alla sede della BNL in occasione dell´assemblea annuale degli azionisti della Banca, lo scorso 30 aprile. Oltre al dispiegamento di un enorme striscione che chiedeva alla BNL di uscire dal progetto, sono stati consegnati a tutti gli azionisti dei volantini in cui si esplicitavano le richieste della Campagna OCP. Il dato significativo è stato l´ennesimo supporto fornito, dopo l´opera di sensibilizzazione sui dipendenti, dai sindacati confederati della BNL e poi dalla FALCRI-BNL, che, presenti all´assemblea, hanno ulteriormente sollecitato, con il loro intervento, il presidente della BNL Abete a discutere della questione. Abete, imbarazzato dall´aggiunta di un punto del tutto imprevisto all´ordine del giorno, ha dovuto ammettere che la BNL non ha un ruolo puramente di intermediazione finanziaria, come era stato comunicato in una lettera alla Campagna OCP nei giorni precedenti, bensì partecipa direttamente al progetto con la concessione di un credito di 50 milioni di dollari. La decisione in merito si è basata quasi esclusivamente sulle assicurazioni della banca capofila del progetto, la West Landes Bank.

Ma la mobilitazione della Campagna OCP non si è limitata all´assemblea annuale; il 21 maggio si è tenuto un volantinaggio davanti a filiali della BNL in più di 25 città per sensibilizzare i correntisti sul coinvolgimento della loro banca nel progetto OCP.

Le attività continueranno nelle prossime settimane; oltre alla BNL è coinvolta nel progetto anche l´ENI, che fa parte del consorzio delle società petrolifere interessate al progetto. Proprio per monitorare le attività dell´ENI in Ecuador e in altri paesi è nato l´osservatorio ENI, di cui fa parte anche la Campagna, che ha lanciato il suo sito www.osservatorioeni.net .   

Per ulteriori informazioni:

www.amicidellaterra.it   - www.selvas.org - www.sherwood.it   -

www.carta.org   - Il sito della BNL www.bnl.it

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