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| CENTRALE A CARBONE DI MEDUPI - SUDAFRICA |
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Nonostante una crescente opposizione locale e internazionale, nell’aprile del 2010 la Banca mondiale ha deciso di staccare un assegno di ben 3,75 miliardi di dollari intestato alla compagnia sudafricana Eskom. La multinazionale del settore estrattivo impiegherà quel fiume di denaro per la realizzazione della centrale a carbone di Medupi, nel Nord del Paese. Una volta attivo, l’impianto provocherà impatti negativi molto pesanti sui terreni e sulle risorse idriche dell’area interessata, contribuendo inoltre ai cambiamenti climatici tramite l’emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.
Per alimentare il nuovo mega impianto, poi, in Sudafrica si apriranno 40 nuove miniere di carbone, condannando così per i prossimi decenni il Paese alla dipendenza dal combustibile fossile più inquinante che si conosca.
Nei giorni che hanno preceduto la decisione della Banca le comunità locali, tramite le organizzazioni Earthlife Africa e Ground Work, hanno inoltrato un reclamo formale all’Inspection Panel, l’organo ispettivo indipendente dell’istituzione di Washington, nel quale si contestano le nefaste conseguenze socio-ambientali del progetto. Una mossa, quella delle realtà della società civile sudafricana, che è un po’ il culmine delle proteste che per settimane hanno investito la Eskom e la stessa World Bank.
[Vedere la scheda del progetto >>
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