
L'ACQUOLINA DELLA BANCA MONDIALE
PERCHE' QUESTO RAPPORTO
Nei prossimi mesi il Consiglio Direttivo della Banca mondiale si prepara ad approvare la nuova Strategia sulla Gestione delle Risorse Idriche.
Il processo di sviluppo e di revisione della nuova Strategia è stato una mera farsa e le raccomandazioni indicate dalla Commissione Mondiale sulle Dighe, nonché dalle poche Organizzazioni Non Governative invitate a partecipare alle consultazioni non sono state tenute in considerazione.
A fronte dei preoccupanti dati emersi dal rapporto della Commissione Mondiale sull´Acqua, secondo cui un miliardo e quattrocento milioni di persone, ben una persona su quattro, non ha attualmente accesso all´acqua potabile e che prevede inoltre nei prossimi 30 anni un preoccupante aumento dell´uso dell´acqua potabile pari a circa il 50 %, la Banca Mondiale ripropone soltanto un modello fallimentare di sviluppo basato su grandi infrastrutture, tra cui principalmente dighe e sistemi di trasferimento tra bacini acquiferi, e promuove un sempre più forte coinvolgimento del settore privato, senza identificare doveri e responsabilità di questo, nel processo di sviluppo.
Una nuova spinta verso la costruzione di grandi dighe e uno sfruttamento intensivo delle falde acquifere con pesanti interventi di tipo infrastrutturale, contribuirà a un maggior degrado delle risorse idriche e dei relativi ecosistemi, nonché a provocare nuovi conflitti nella società civile per l´accesso alle risorse idriche e tra gli stati.
La Campagna per la riforma della Banca Mondiale ritiene che la nuova Strategia sulla Gestione delle Risorse Idriche, cosė come proposta, è da rigettare. Chiediamo che il governo italiano assuma questa posizione nell´ambito della prossima votazione al Consiglio Direttivo della Banca all´inizio del prossimo anno. Di contro, un nuovo dibattito partecipato che comprenda tutti gli attori dello sviluppo nel nord come nel sud del mondo, inclusa la società civile, dovrà essere avviato al più presto, per porre rimedio a quella che è una delle più grandi emergenze del nostro secolo.
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