
Il sommario del rapporto Water for Palestine
FEBBRAIO 2001- Una equa quanto sostenibile distribuzione dellŽacqua eŽ divenuta un punto critico nel contesto dei negoziati tra Israele e lŽAutoritaŽ Nazionale Palestinese (ANP). La base del problema eŽ che, da quando eŽ iniziata lŽoccupazione della West Bank e della Striscia di Gaza nel 1967, le forniture di acqua ai Palestinesi non hanno soddisfatto i loro bisogni idrici di base.
Nella West Bank, il consumo domestico di acqua negli anni ha registrato una media oscillante tra i 20 e i 35 litri pro capite al giorno, molto al disotto dei 150 litri raccomandati dallŽOrganizzazione Mondiale della SanitaŽ (OMS) per i bisogni di base. Le autoritaŽ occupanti hanno permesso lo sviluppo solo di infrastrutture per lŽacqua secondarie, creando cosiŽ un sistema antiquato che ha portato alla dispersione di enormi quantitaŽ di acqua. Inoltre, non piuŽ tardi del 1995, Israele ha sfruttato lŽ85% dellŽacqua palestinese incanalando questa risorsa verso i suoi coloni presenti nella West Bank, e nello stesso territorio di Israele.
Nel quadro dellŽAccordo ad interim di Oslo del 1995 Israele e lŽANP avevano cercato di definire i modi tramite cui i Palestinesi potessero aumentare il consumo dŽacqua senza peroŽ variare la domanda di consumo di Israele. Sulla base dellŽart. 40 dellŽAccordo, lŽAgenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), aveva commissionato uno studio esteso sullo sviluppo idrico nella West Bank ed a Gaza. Nel 1998, fu raggiunto un accordo tra lŽAutoritaŽ Palestinese per le Acque (PWA) ed un gruppo di finanziatori internazionali, fra cui la Banca mondiale, la Banca europea per gli investimenti (BEI), la USAID ed alcuni investitori minori, per un grande progetto di investimento per lo sviluppo idrico nella West Bank di quasi 300 milioni di dollari.
Lo studio presentato qui, condotto dallŽindipendente Palestine Hydrology Group (PHG), fornisce una valutazione critica dei progetti per lo sviluppo dellŽacqua nella parte meridionale della West Bank, focalizzando la propria attenzione sugli errori delle stime sullŽacqua previsti dallŽart. 40 dellŽAccordo di Oslo del 1995, e sulle preoccupazioni di carattere ambientali e di sostenibilitaŽ relativi alla parte degli investimenti della BEI nello sviluppare la capacitaŽ produttiva del sistema della Falda Acquifera Orientale.
Dubbi sulle stime di risorse idriche nellŽArticolo 40 dellŽAccordo ad interim
Il dettato dellŽart. 40 dellŽAccordo per aumentare i livelli di consumo idrico palestinesi eŽ seriamente compromesso dal fatto che lŽarticolo non tratta della riduzione del consumo di acqua israeliano o dello spostamento dei coloni israeliani dalla West Bank, dove gli stessi consumano una quantitaŽ massiccia delle tre falde acquifere della West Bank. Inoltre il governo israeliano ha ufficialmente dichiarato che delle tre falde solo una, quella orientale, ha la possibilitaŽ di essere ulteriormente sfruttata. Questo falda si trova completamente nel sottosuolo della West Bank ed eŽ lŽunica fonte di acqua esclusiva della Palestina. La sua produzione massima eŽ stimata in 172 milioni di metri cubici (mmc), da cui le cifre del governo di Israele sostengono che addizionali 78 mmc possono essere sfruttati per soddisfare i futuri bisogni dŽacqua palestinesi. LŽarticolo 40 quindi si riferisce solo a questi rimanenti 78 mmc per risolvere i bisogni immediati dei Palestinesi, e tutti i progetti idrici palestinesi nel sud sfruttano questa risorsa.
La maggioranza degli esperti, inclusi quelli coinvolti nei negoziati, sono dŽaccordo nellŽaffermare che la Falda Acquifera Orientale non puoŽ fornire gli ulteriori 78 mmc che il team israeliano aveva sostenuto fosse disponibile, ed uno sfruttamento addizionale senza dati reali ed una politica di gestione delle acque puoŽ danneggiare la falda stessa. Parte dellŽacqua estratta dalla falda da pozzi vicino al Mar Morto era giaŽ salmastra al tempo della firma, e ci sono ora prove di contaminazione sia del bacino superiore che di quello inferiore. Secondo gli esperti, la falda acquifera potrebbe produrre soltanto ulteriori 20-30 mmc per anno ( un ammontare che non coprirebbe i bisogni idrici di base della popolazione palestinese della West Bank). Tuttavia, il loro punto di vista non eŽ stato preso in considerazione per ragioni politiche. Siccome la maggior parte delle agenzie di sviluppo e le istituzioni governative palestinesi utilizzano lŽassunto dei 78 mmc tale discrepanza di dati riveste un impatto significativo sullo sfruttamento sostenibile dal punto di vista ambientale di risorse idriche nella parte meridionale della West Bank.
Preoccupazioni di carattere ambientale e di sostenibilitaŽ relative al prestito della BEI
Il prestito della BEI di 30 milioni di Euro eŽ focalizzato sulla costruzione di due ulteriori pozzi di produzione nellŽarea del Bacino orientale, due stazioni di pompaggio, e lŽestensione delle tubature e del sistema di distribuzione nel sud della West Bank. La BEI fornisce fondi per il 50% della somma prevista per il progetto, mentre per il restante 50% i finanziatori sono il gruppo della Banca mondiale tramite la IBRD, la Francia e la Gran Bretagna.
A causa del numero limitato di personale, la BEI ha convogliato poche risorse per ricerche sul progetto e studi di fattibilitaŽ, affidandosi invece sui risultati dello studio commissionato dalla USAID. Questo studio si evidenzia per la mancanza di valutazione di impatto ambientale sulle conseguenze sulla regione di un aumento dellŽestrazione e del consumo di acqua; lŽassenza di un sistema di monitoraggio affidabile per determinare le condizioni della falda; le supposizioni relative allŽindividuazione e l'impiego dei siti per i pozzi di perforazione; lŽassenza di piani di gestione fognaria compresi nei progetti di recupero delle acque reflue; le implicazioni economiche della mancanza di una chiara comprensione delle questioni che sono relative alle privatizzazione dei servizi e dell'imposizione delle tariffe.
La totale inadeguatezza della ricerca su cui il prestito della BEI eŽ basata da adito a serie preoccupazioni:
a) qualsiasi ulteriore sfruttamento della Falda Orientale senza lŽattuazione di un sistema integrato di monitoraggio, e senza dei dati concreti disponibili sulla sua reale condizione, potrebbe portare a dei seri danni per la falda. Informazioni riguardo le incerte condizioni della Falda Orientale che richiede il monitoraggio dei pozzi che devono essere costruiti prima che il pompaggio dellŽacqua addizionale si verifichi, era disponibile per la BEI prima che la Banca siglasse lŽaccordo con la PWA. La BEI peroŽ va avanti con altri pozzi di produzione, sebbene un numero inadeguato di pozzi di monitoraggio e' stato previsto nel terreno del pozzo di perforazione.
b) gli aumentati flussi di acqua inquinata che sono da ricollegarsi agli aumentati livelli di forniture idriche, avranno un significativo effetto negativo sullŽambiente. Tuttavia, la maggior parte delle cittaŽ che riceveranno maggiori quantitaŽ di acqua non hanno per niente un sistema fognario, questo incluse le comunitaŽ nelle aree previste dalla BEI per una distribuzione idrica aumentata. La BEI prevede un trattamento fognario solo in un secondo momento. Questa procedura eŽ particolarmente pericolosa, dal momento che eŽ sempre piuŽ evidente che la contaminazione della falda giaŽ costituisce un serio pericolo per la salute della popolazione interessata.
c) secondo gli ingegneri del USAID, al livello attuale di estrazione della falda, eŽ solo una questione di tempo percheŽ le pompe vengano sostituite o lŽestrazione venga ridotta. Nel qual caso, lŽAutoritaŽ Palestinese per lŽacqua potrebbero affidarsi alternativamente a costosi progetti idrici, come la desalinizzazione. In tutti e due i casi, la non sostenibilitaŽ del progetto mette la PWA in una posizione precaria per ripagare i prestiti della BEI.
d) Nessuna consultazione pubblica eŽ stata tenuta con le municipalitaŽ e i consigli dei villaggi maggiormente impattati, frustrando delle utili impressioni sulla struttura del progetto e limitando ogni idea di ownership o responsabilitaŽ da parte delle comunitaŽ locali, cosa che si va ad aggiungere ulteriormente alla non sostenibilitaŽ del progetto.
Gli autori dello studio concludono che la corsa al finanziamento promossa dai donatori guidata dallŽobiettivo di supportare gli accordi di pace hanno favorito uno sviluppo delle risorse idriche potenzialmente non sostenibile. Gli autori chiedono al PWA di non effettuare ulteriori perforazioni del suolo in assenza di un programma integrato di monitoraggio delle risorse idriche. Chiedono anche alla BEI di eseguire una nuova valutazione in modo molto accurato dellŽintero progetto durante la revisione di medio termine nella primavera del 2001, per permettere ai soggetti interessati di avere pieno accesso a tutte le informazioni rilevanti e per formulare una procedura tramite cui unŽopinione pubblica informata puoŽ avere unŽinfluenza diretta sulla struttura e lŽimplementazione del progetto.
Clicca
QUI
per scaricare il rapporto in PDF