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LE DIGHE SUI FIUMI DELLA PATAGONIA CILENA
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Le grandi dighe troppo spesso vanno a devastare per sempre luoghi di raro pregio naturalistico. Un caso fin troppo lampante è quello dei cinque nuovi sbarramenti in progettazione niente meno che in uno degli angoli più remoti ed impervi della Patagonia cilena, nella regione di Aysen. E’ in quel meraviglioso angolo di mondo, vero paradiso per gli appassionati di montagna e della natura più in generale, tra cascate mozzafiato e canyon formatisi nel corso di milioni di anni, che si sta pianificando la realizzazione di cinque impianti idroelettrici, dal costo totale di cinque miliardi di dollari. L’energia prodotta, per un totale di 2.300 megawatt, sarà poi trasportata a ben 1.500 chilometri di distanza, verso Santiago del Cile e il suo distretto industriale, sede degli stabilimenti per la produzione di rame.

Il consorzio costruttore è composto da compagnie locali, canadesi, spagnole fra cui spicca il nome dell’Endesa, controllata dell’italiana Enel che. I cinque impianti dovrebbero imbrigliare il corso del Baker e del Pascua, due fiumi “ancestrali”, in quanto da milioni di anni le loro acque partono dalle Ande per poi finire la loro corsa nell’Oceano Pacifico. Il Baker è ritenuto una delle meraviglie del territorio della Patagonia. Metà delle sue acque proviene dal secondo più grande lago del Sud America, il General Carrera, mentre il resto deriva dallo scioglimento degli immensi ghiacciai andini. Le dighe determineranno la formazione di ampi bacini artificiali che avranno rovinose conseguenze sulle risorse agricole dai quali dipendono le popolazioni locali, oltre a destabilizzare i delicatissimi ecostistemi della regione. A rischio parecchie specie faunistiche, in particolare il cervo huemul, di cui rimangono ancora in vita solo 3mila esemplari. Per il trasporto dell’energia elettrica saranno abbattute intere porzioni di foreste la cui tipologia si trova solo in quella parte del pianeta. Non a caso sono molto interessate al progetto i due giganti cileni della carta, il gruppo Matte e l’Angelini.

Sino ad ora la costruzione delle cinque dighe ha ricevuto l’appoggio del ministro dell’Energia del Cile, Marcelo Tokman, mentre la presidentessa Michelle Bachelet non ha ancora espresso la sua opinione al riguardo – sebbene nel programma con cui vinse le elezioni nel gennaio 2006 la tutela dell’ambiente fosse uno dei punti salienti.

Gli sparuti abitanti della regione dell’Aysen non ci stanno e si sono già attivati per contrastare in ogni modo il progetto. I gruppi ambientalisti di tutto il mondo hanno già espresso tutta la loro preoccupazione. International Rivers, la storica Ong americana che da oltre due decenni si batte per la tutela dei fiumi e contro la costruzione delle grandi dighe, ha già svolto una missione sul campo. Aaron Sanger è l’esponente di International Rivers che per oltre una settimana ha avuto il “faticoso” piacere di seguire il corso del Pascua e del Baker. Un viaggio impegnativo, in luoghi spesso inesplorati e difficili da raggiungere. “Creare enormi sbarramenti su fiumi la cui nascita si perde nella notte dei tempi ed abbattere migliaia di alberi per produrre e trasportare energia elettrica è da irresponsabili” ci ha detto Sanger. “Se davvero grandi compagnie come l’italiana Enel intendono finanziare un tale scempio, finiranno per mettere a rischio la loro immagine e la loro reputazione a livello internazionale” ha ammonito Sanger, nel 2002 e 2003 già promotore di una campagna di grande successo proprio in Cile per proteggere le foreste primarie del Paese dallo sfruttamento indiscriminato. L’Enel, che, val la pena ricordarlo è controllata per poco più del 30 per cento dallo Stato italiano tramite il ministero dell’Economia e delle Finanze, continua a evidenziare come l’accordo sul progetto sia stato siglato da Endesa prima che questa venisse acquistata dalla compagnia italiana. Insomma, l’Enel si sarebbe ritrovata la “patata bollente”, senza troppi margini di manovra.


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