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SCHEDA SUL PROGETTO BTC – OLEODOTTO BAKU-TBILISI-CEYHAN

A seguire la scheda della CRBM aggiornata al maggio 2005, prima della conslusione dei lavori, poi terminati nel maggio del 2006. I problemi riguardo gli impatti e la delicata situazione politica della regione - vedi il conflitto in Georgia - sono purtroppo drammaticamente d'attualità.

Azerbaigian, Georgia e Turchia. Questi tre paesi del Caucaso del sud sono attraversati dal mega-oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) che collega i giacimenti off-shore nel Mar Caspio con il Mar Mediterraneo, liberando l´oro nero del Caspio e lasciando fuori dalla partita la Russia e l´Iran. Parallelo all´oleodotto correrà anche il gasdotto del Sud Caucaso (SCP); nel complesso si creerebbe un sistema che dovrebbe durare almeno quarant´anni, assicurando un flusso di petrolio del valore di 21 milioni di dollari al giorno, circa 8 miliardi di dollari l´anno.

Se sarà portato a termine, questo sistema petrolifero, che vuole essere il principale canale di esportazione verso l´occidente dei ricchi giacimenti d´idrocarburi del Mar Caspio, avrà un ruolo strategico fondamentale a livello internazionale.

Quest´immenso progetto è il risultato di oltre dieci anni di lavoro, da parte di una complessa rete di individui e istituzioni provenienti da almeno tre continenti. Fin dagli anni ´90 è stato l´oggetto delle discussioni tra i managers della British Petroleum (BP) Exploration Azerbaigian a Baku, la BP Public Limited Company a Londra, le compagnie petrolifere sue partner in Azerbaigian e nei loro rispettivi paesi d´origine, le istituzioni finanziarie di Londra, New York e Washington, i rappresentanti dei governi a Baku, Tblisi, Ankara, Almaty, Ashkabad, Londra e Washington.

Nel 1994, con la firma del ‘contratto del secolo’ con il governo dell´Azerbaigian, la BP si è attestata come compagnia di punta per lo sfruttamento delle risorse presenti sotto il Mar Caspio.

Ma la BP inizialmente pensava ad altre vie di uscita per il nuovo petrolio. Soltanto i corteggiamenti americani dopo quattro anni le hanno fatto dire di sì, a patto che ‘free public money’ – soldi pubblici a perdere nelle parole del CEO della BP Lord Browne – andranno a finanziare quello che sembra un progetto più politico che commerciale. Perciò le compagnie petrolifere radunate dalla BP nel Consorzio BTC, tra cui l´Unocal americana e la TotalFinaElf francese, hanno cominciato a richiedere finanziamenti alla Banca mondiale, alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e alle agenzie di credito all´esportazione per più di un miliardo e mezzo di dollari. Anche l´ENI, per ultima, si è unita al consorzio BTC nell´ottobre 2001, dopo aver negato per anni l´interesse in un progetto ritenuto non valido economicamente. Il 4 novembre 2003 la Banca mondiale ha approvato un finanziamento di 310 milioni di dollari, nonostante nelle settimane precedenti la decisione le Ong internazionali avessero presentato al consiglio della Banca mondiale un dettagliato dossier che provava ben 173 violazioni delle politiche operative della Banca da parte del suo staff nella valutazione del progetto. Pochi giorni dopo (11 novembre) la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha approvato un pacchetto per BTC per un totale di 280 milioni di dollari.  

Le banche private coinvolte in BTC sono ben 15. Esse formano un consorzio che ad inizio febbraio 2004 ha assicurato un contributo di più di 1 miliardo di dollari (per l'esattezza la quote individuali sono di 68 milioni). Questo e' reputato il piu' grosso project finance degli ultimi anni. Tra gli altri fanno parte del consorzio, oltre alle italiane BANCA INTESA e SAN PAOLO IMI, i seguenti istituti: Mizuho (Giappone), Societe Generale (Francia), ABN Amro (Olanda), Citicorp (USA), BNP Paribas (Francia), West LB (Germania) e Royal Bank of Scotland (Regno Unito).

Ma i free public money da soli non bastano ad un progetto la cui durata è di ben 40 anni in paesi instabili e ad alto rischio quali l´Azerbaigian, la Georgia e la Turchia. Troppo facilmente i governanti di oggi potrebbero cambiare idea una volta imbottiti di una parte dei profitti del petrolio e magari di armi; le leggi sono sulla carta ma non nella realtà.

I CONTRATTI CAPESTRO PER I TURCHIA, GEORGIA ED AZERBIAGIAN

I governi dei tre paesi sono stati forzati a firmare e ratificare accordi con statuto internazionale (Host Government Agreements con i singoli paesi e l´Accordo Intergovernativo con tutti e tre) che sovrascrivono interamente la legislazione ambientale, sociale, del lavoro e dei diritti umani nel corridoio dell´oleodotto. E´ importante sottolineare come questo approccio è lo stesso che a breve le compagnie petrolifere adotteranno per lo sfruttamento del petrolio dell´Iraq. Esperti legali inglesi parlano addirittura di violazione degli accordi di ingresso nell´Unione Europea della Turchia, visto che ha ceduto di fatto il potere di introdurre nei prossimi quarant´anni nuova legislazione che alteri ‘l´equilibrio economico’ del progetto mentre tutte le responsabilità in caso di incidenti ed attacchi all´oleodotto saranno a carico del governo. Parliamo quindi di ogni legge futura (inclusi eventuali cambiamenti delle Costituzioni) che possa ridurre o colpire negativamente i diritti garantiti al consorzio o avere la precedenza su qualsiasi altra parte del progetto. Le esenzioni negoziate dal Consorzio BTC sono vincolanti su tutti i governi futuri. I futuri governi di Azerbaigian, Georgia e Turchia, quindi, non avranno la possibilità di invocare i loro poteri esecutivi per emendare gli accordi in modo da garantire ai propri cittadini una maggiore tutela sulla salute, la sicurezza e l´ambiente o qualsiasi altro tipo di protezione. Proprio in base a questi elementi le Ong internazionali che fanno campagna sul progetto, tra cui anche CRBM, hanno presentato un ricorso formale ai rispettivi governi per la violazione delle Linee Guida OCSE sulle imprese multinazionali – non vincolanti ma comunque ritenute a livello internazionale standard di riferimento.

I MEMBRI DEL CONSORZIO BTC ED I COSTI DEL PROGETTO

Il Consorzio BTC, che ha sede legale alle Cayman Islands, è operato dalla BP Exploration (Caspian Sea) Ltd., leader del consorzio con la quota del 30,1%. L´ENI fa parte del consorzio con una quota del 5 per cento tramite la sua controllata Agip (BTC) Ltd. Al Consorzio BTC partecipano anche la Compagnia Petrolifera Statale della Repubblica dell´Azerbaigian (SOCAR) con il 25%, la Statoil BTC Caspian as con l´8,71%, la Turkiye Petrolleri A.O. con il 6,87%, la Unocal BTC pipeline Ltd. con l´8,91%, la Itochu Oil Exploration (Azerbaijan) Inc. con il 3,4%, la Delta Hess (BTC) con il 2,36%, la ConocoPhillips con il 2,5%, la TotalFinaElf con il 5% e e l´Inpex con il 2,16%. La stima ad oggi dei costi del progetto si aggira intorno ai 3 miliardi di dollari.

GLI IMPATTI AMBIANTALI

Le versioni definitive delle VIA, relative al progetto, sono state presentate dalla BP alle autorità competenti dei tre paesi interessati ed approvate nel corso del 2002.

Il percorso dell´oleodotto prevede il passaggio attraverso zone protette, in violazione delle leggi ambientali dei paesi interessati.

Nella valutazione di impatto ambientale non vengono menzionate le alternative possibili, così come richiesto dalle legislazioni nazionali e dalle politiche ambientali di alcuni tra i principali finanziatori del progetto come ad esempio la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). La BP, a nome del consorzio BTC, ha sostenuto che il percorso definitivo è stato scelto tenendo presente le preoccupazioni per la ‘sicurezza’, ma non ha dato ulteriori spiegazioni al riguardo e le alternative proposte non sono state tenute in considerazione.

Secondo il percorso previsto, in Azerbaigian l´oleodotto dovrebbe attraversare l´area semidesertica del Gobustan, il cui habitat naturale costituisce una zona estremamente fragile, per cui c´è la proposta che divenga Parco Nazionale. Nel 1996 il Gobustan fu dichiarato Riserva Naturale e si trova quindi sotto protezione dello stato. Fa parte del parco il Gobustan Cultural Reserve, i cui reperti archeologici e artistici risalgono dal 10.000 a.c. fino al Medio Evo, luogo candidato a diventare Patrimonio Mondiale dell´UNESCO.

In Georgia, il percorso previsto attraverserà per 20 km l´area di Borjomi/Bakuriani, che fa parte del Parco nazionale Borjomi-Kharagauli, situato a sud del distretto di Borjomi, gestito dal WWF con il sostegno del governo tedesco. L´area è conosciuta per le proprietà benefiche delle sue acque minerali, sfruttate dalla Georgian Glass and Mineral Water Company e gode di uno status di protezione secondo la legge georgiana sulle risorse idriche, oltre ad essere protetta come area di riserva dall´autorevole IUCN. La natura e il paesaggio della zona sono altamente apprezzate dalla popolazione locale e dai turisti che visitano tali località sia in estate che in inverno, costituendo inoltre un´importante fonte di reddito per le comunità locali.

Secondo la legge georgiana, il progetto BTC è soggetto ad approvazione della valutazione di impatto ambientale. Il Ministero dell´Ambiente georgiano ha richiesto sulla valutazione, presentata dalla BP nell´aprile 2002 e che era da approvare entro novembre 2002, il parere della Commissione per la valutazione d´impatto ambientale del Ministero per l´Ambiente olandese. La Commissione, indicando gli alti rischi di un inquinamento delle acque minerali dell´area Borjomi/Bakuriani, ha raccomandato di considerare un percorso alternativo al cosiddetto ‘Corridoio centrale modificato’, in linea con la legislazione ambientale della Georgia.

Tuttavia, all´inizio di novembre, la BP ha scritto a nome del consorzio BTC al Presidente della Georgia per domandargli di far approvare entro fine novembre la Valutazione d´Impatto Ambientale (VIA) per il progetto, nonostante le questioni non risolte riguardanti il percorso dell´oleodotto. Tutto questo per rispettare il calendario commerciale fissato dal consorzio BTC. Immancabilmente le pressioni esercitate dalla BP hanno avuto successo e la VIA è stata approvata.

LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI

L´Azerbaigian è soggetto a forti critiche da parte di numerose organizzazioni internazionali per la questione dei diritti umani, spesso violati a causa di arresti e detenzioni arbitrarie, specialmente nei confronti di persone che hanno liberamente espresso delle critiche al governo, e per l´uso diffuso della tortura e di abusi contro i detenuti.

Ad esempio, la signora Mirvarie Gahramanly, responsabile e fondatrice della Committee of Oil Industry Workers´ Rights Protection (COIWRP) ha dichiarato alla Campagna di aver subito ripetute intimidazioni e di essere stata arrestata tre volte per aver criticato pubblicamente la State Oil Company of the Azerbaijan Republic (SOCAR) e il suo Vice-Presidente (figlio del Presidente Heydar Aliyev) Ilham Aliyev. Inoltre, a seguito della sua visita negli Stati Uniti, dove si era recata nel marzo del 2002 per incontrare i membri del Congresso e riferire sulle difficili condizioni di lavoro nell´industria petrolifera in Azerbaigian, una volta rientrata nel paese, è stata non solo licenziata dalla SOCAR, ma addirittura arrestata dalle autorità.

Durante la nostra missione in Azerbaigian, abbiamo potuto constatare una continua copertura da parte dei mass media delle rivolte popolari e degli arresti avvenuti a Nardaran, nella periferia di Baku, iniziati il 3 giugno 2002. Questo villaggio ha una lunga storia di proteste per le dure condizioni di vita in cui sono costretti a vivere i suoi abitanti, soprattutto a causa della mancanza di fonti energetiche per i servizi di base. Nel maggio 2002, una centinaia di persone ha preso parte a una dimostrazione pacifica chiedendo, tra l´altro, le dimissioni dell´attuale rappresentante del villaggio (mudir). Il 3 giugno, tre di coloro che avevano partecipato alle proteste e chiesto le dimissioni del mudir, sono stati arrestati. Secondo il COIWRP, il Centro per i Diritti Umani dell´Azerbaigian e l´Azerbaijan National Committee of Helsinki Citizens' Assembly, centinaia di persone si sono riunite in seguito per chiedere il rilascio dei prigionieri, bloccando le entrate del villaggio: la polizia ha reagito con violenza per disperdere la folla, uccidendo una persona e ferendone 60.

Sembra assurdo credere che la maggioranza delle comunità locali che abbiamo incontrato durante le missioni, interrogata sulle loro aspettative circa i possibili benefici dell´oleodotto, abbia richiesto con forza che una parte delle risorse di petrolio e gas vada a soddisfare il fabbisogno locale per i servizi di base, quale ad esempio il riscaldamento delle case. Gli abitanti dell´Azerbaigian e della Georgia, infatti, da quando i due stati hanno ottenuto l'indipendenza dall´Unione Sovietica, vivono incredibilmente in una situazione di estrema penuria energetica., in particolare le popolazioni delle zone rurali, che saranno quelle maggiormente interessate dagli impatti di costruzione e gestione del sistema AGT.

E´ giusto, quindi, che tutto il petrolio e la stragrande maggioranza del gas sia destinato al mercato occidentale?

Nel 2003 il clima di minacce nei confronti di coloro che continuano ad esprimere dubbi riguardo i benefici del progetto BTC è sensibilmente aumentato, sia in Azerbaigian che in Georgia.

In Georgia a settembre una manifestazione ambientalista del tutto pacifica tenutasi a Borjomi è stata repressa duramente dalla polizia locale. Numerose persone sono rimaste ferite.

La situazione in Azerbaigian è ancora più grave. Nella dichiarazione del febbraio 2003, la COIWRP ha confermato che i sindacati azeri non godono di nessuna indipendenza, sono controllati dalle imprese e che ogni studente è obbligato ad iscriversi e così a trasferire l´un per cento del suo contributo statale ai sindacati.

Il 24 febbraio Ilham Aliyev, presidente della SOCAR, in un intervento in televisione ha minacciato dure punizioni contro gli oppositori del BTC. Quindi, Aliyev si è speso in un´accesa invettiva in particolare contro le comunità armene, a suo giudizio responsabili di ‘alimentare le tensioni riguardanti l'inconsistente questione del Borjomi, con il vero scopo di voler far passare l´oleodotto attraverso la regione di Akhalkalaki, abitata in maggioranza da armeni’. Infine, il figlio del Presidente dell´Azerbaigian, ha aggiunto che ‘gli armeni…stanno inondando di lettere l´International Finance Corporation, la Banca mondiale e altre istituzioni finanziarie internazionali piene di disinformazione sul progetto’. Nella stessa giornata l´entrata degli uffici della Confederazione delle ONG del Caucaso è stata presidiata dalle forze di sicurezza.

In Turchia le cose non vanno tanto meglio. Prendiamo ad esempio il DEHAP, il partito non-violento pro-curdi che ha sostituito l´HADEP, recentemente messo al bando dalla corte costituzionale turca perché contiguo al PKK. Il leader locale ci ha raccontato che anche il DEHAP rischia a breve la chiusura e da quando Ocalan è stato messo in isolamento la situazione è peggiorata in tutte le regioni curde ed anche da loro. I curdi sono più del 30 per cento nella regione di Ardahan e Kars, interessate dal previsto tracciato dell´oleodotto. Le storie ascoltate dalla Campagna durante la sua ultima missione internazionale sul campo sono di ordinaria repressione e violazione dei diritti umani. La situazione è anche peggiore che nel sud-est del paese dove almeno i curdi sono la maggioranza della popolazione e decisamente meglio organizzati politicamente, nonché sostenuti dalla società civile internazionale. CRBM ha potuto tastare con mano il comportamento della gendarmeria turca nei confronti della popolazione locali durante le celebrazioni del capodanno curdo, il Newroz. Numerosi gli abusi e gli arresti, la stessa missione internazionale, di cui faceva parte CRBM, è stata pedinata, messa in stato di fermo senza una motivazione e tutte i bagagli perquisiti senza nessun mandato. Il tutto ha costretto la missione ad anticipare il termine del proprio viaggio, al fine di non esporre ulteriormente le popolazioni locali.

E´ notizia degli ultimissimi giorni che la Commissione europea effettuerà un´indagine in merito alle violazioni dei diritti umani in Turchia collegate al progetto.

I CONFLITTI PASSATI ED IL PERICOLO ATTUALE DI MILITARIZZAZIONE DELLA REGIONE

Tutti e tre i paesi coinvolti nel progetto sono stati terreno di recenti conflitti e le tensioni, da questi generati, permangono forti ancora oggi.

Il Nagorno Karabakh: Armenia contro Azerbaigian, 1988-94, conflitto regionale (a 15 km dal passaggio dell'oleodotto)

Georgia contro Ossezia del sud, 1990-92, conflitto regionale (a 55 km dall'oleodotto)

Nord Ossezia contro Ingushezia, 1992 (220 km dall'oleodotto)

Georgia contro Abkhazia, 1992-93 (a 130 km dall'oleodotto)

Russia contro Cecenia, 1994-86 (110 Km dall'oleodotto)

Russia contro Dagestan, 1999 (a 80 km dall'oleodotto)

Russia contro Cecenia, 1999 (110 km dall'oleodotto)

Turchia contro PKK, 1984-99 (l'oleodotto passa nel cuore della zona dei conflitti)

In proposito è di poche settimane fa la notizia della fine della tregua da parte del PKK, che ha manifestato quindi l´intenzione di riprendere la sua attività terroristica. Uno dei possibili obiettivi potrebbe essere proprio il BTC, visto che già spesso in passato il PKK aveva preso di mira altri oleodotti esistenti sul territorio turco, come attualmente succede ogni giorno con l'oleodotto Tikrit-Cehyan da parte degli irregolari irakeni. Ecco gli esempi più eclatanti. Nel luglio del 1991, la guerriglia del PKK colpì il campo di ricerca della Turkish Petroleum (TPAO) nel Kurtalan, bruciando 15 macchine. Cinque mesi più tardi, nel dicembre 1991, il PKK distrusse i pozzi della TPAO di Selmo vicino alla città di Batman. In meno di 5 settimane, tra il 31 agosto e il 5 ottobre del 1992, il PKK attaccò in tre diversi punti l'oleodotto Kirkuk-Yumurtalik nella regione curda. Il 31 agosto, i depositi della Shell, vicino a Diyarbakir, vennero attaccati: il 12 settembre ci fu un secondo attacco a Selmo che provocò la morte di tre ingegneri. Agli inizi di ottobre le stazioni di pompaggio della TPAO e le industrie vicino Sason furono attaccate e bruciate. Durante uno dei più feroci attacchi, nel luglio 1996, il PKK diede fuoco a una parte dell'oleodotto Kirkuk-Yumurtalik a Silopi nell'Irak. Questi incendi non poterono essere controllati per giorni. Sei mesi più tardi, nel gennaio del 1997, il PKK attaccò nuovamente Kirkuk-Yumurtalik, questa volta nella città di Mardin. 

LA MILITARIZZAZIONE DEL CASPIO DAGLI ANNI ´90 AD OGGI

Di fronte ad una situazione di persistenti conflitti, la Turchia, l'Azerbaigian e la Georgia si presentano oggi pesantemente, ed in modo sempre più crescente, militarizzati.

La Turchia resta un membro chiave della NATO e un alleato strategico degli Stati Uniti; le sue basi aeree sono state recentemente utilizzate per raids contro l'Afganistan ed è stato concesso il suo spazio aereo alle forze anglo-americane nella recente guerra in Irak. 

Dopo l'11 settembre 2001, la Georgia e l'Azerbaigian hanno stretto la loro cooperazione con gli Stati Uniti in modo significativo. Hanno entrambi firmato degli accordi per permettere alle forze armate statunitensi di sorvolare i rispettivi spazi aerei in caso di operazioni militari. Nel marzo del 2002, il Dipartimento della Difesa americano ha stanziato un aiuto di 4,4 milioni di dollari per l'Azerbaigian, per combattere il terrorismo, per promuovere la stabilità nel Caucaso e per lo sviluppo di corridoi commerciali e per i trasporti. A fine settembre 2003 l´Azerbaigian, preoccupato per i pericoli di attacchi terroristici all´oleodotto, ha addirittura chiesto l´aiuto delle truppe della NATO per garantire la sicurezza sul suo territorio. Ma i più importanti interessi militari statunitensi nella regione sono in Georgia. Nel febbraio del 2002, il governo americano aveva dichiarato che avrebbe provveduto a fornire aiuti militari per un valore pari a 64 milioni di dollari ed a garantire esercitazioni militari per operazioni di anti-terrorismo a 2.000 georgiani, principalmente nella zona del Pankisi Gorge, dove si presume ci siano dei rifugi di combattenti di Al Qaeda e di ceceni.  L'oleodotto dovrebbe passare a 100 chilometri dall'area del Pankisi.

Forti legami politici e culturali esistono, inoltre, tra la Turchia e l'Azerbaigian. Ufficiali turchi hanno prestato servizio, come consulenti, presso le forze armate azere e la Turchia ha contribuito all'ammodernamento di queste all'interno di un programma dal nome "Armi in cambio di gas". Dato il trasporto di gas dall'Azerbaigian verso la Turchia, la città di Baku riceverà armi ed equipaggiamenti militari del valore di 60 milioni di dollari per i prossimi 5 anni. Il carico di gas crescerà ulteriormente dopo il 2007, e la cifra per le forniture militari supererà i 150-170 milioni di dollari. 

È notizia recente che la Georgia ha firmato un accordo con la compagnia americana Northrop Grumman Corp. per sviluppare un sistema di monitoraggio dello spazio aereo relativo all'oleodotto BTC. Il presidente della GIOC, Ghiorgi Chanturia, ha dichiarato che la Georgia riceverà un sistema radar per assicurare il monitoraggio del BTC e che gli Stati Uniti hanno stanziato 11 milioni di dollari per la creazione di un corpo militare speciale composto da 400 unità georgiane che saranno preparate da ufficiali americani, nel quadro del Georgia Train-and-Equip program, per la protezione del BTC.

Nei paesi in via di sviluppo, la costruzione e la presenza operativa degli oleodotti hanno spesso provocato l'insorgere di tensioni, militarizzazioni e conflitti a livello locale. A causa della natura internazionale del progetto AGT, eventuali conflitti potrebbero insorgere anche a livello regionale, minando la già instabile situazione dell'area.

Esistono, inoltre, già elevate probabilità che gruppi locali possano sabotare l'oleodotto. Se questi timori si dovessero realizzare, il costo umano sarebbe devastante.

L'eventuale creazione di un corridoio militarizzato, lungo l'oleodotto nella regione curda della Turchia, crea una seria minaccia di escalation di violenza in questa regione già devastata dalla guerra.  La responsabilità per la sicurezza dell'oleodotto in Turchia è in mano alla Gendarmerie dello stato turco. Considerando i continui fallimenti dello stato turco ad intraprendere una seria riforma sulla questione dei diritti umani, e più particolarmente sulla persistente impunità di coloro che si sono resi responsabili di torture dei prigionieri e di omicidi extra-giudiziali, un aumento della militarizzazione del paese, legato allo sviluppo dell'oleodotto AGT, porterebbe seri pericoli per la pace in Turchia. 

PROGETTI MONITORATI
I progetti che la CRBM sta attualmente monitorando.