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Iglesias, 3 luglio
2009 – CRBM, la Fondazione Boell e l’Ong congolese Rencontre pour les droits de l’homme (RPDH) al Gsotto attualmente in corso in Sardegna chiedono all’ENI di fermare i suoi progetti sulle sabbie bituminose e l’olio di palma nel Bacino del Congo. Le tre organizzazioni hanno compiuto di recente una serie di ricerche sul campo che evidenziano come le opere pianificate dalla multinazionale petrolifera del nostro Paese nella Repubblica del Congo avranno degli impatti devastanti sull’ambiente e le popolazioni locali.
A pochi giorni dall’inizio del G8 dell’Aquila, dove i grandi del pianeta discuteranno di lotta ai cambiamenti climatici e anche del miglioramento dell’accesso alle fonti energetiche da parte dei poveri del mondo, CRBM e le altre organizzazioni si domandano quanto i governi e le compagnie dei Paesi dello stesso G8 vogliano realmente tenere fede alle proprie promesse.
Val la pena ricordare che l’azionista di maggioranza dell’ENI è proprio lo Stato italiano, che detiene il 30% delle azioni. Proprio il piano d’azione per il G8 di Palazzo Chigi, inoltre, prevede tra i suoi punti specifici la “salvaguardia delle foreste tropicali del Bacino del Congo”, le seconde più grandi ancora esistenti sulla Terra.
Invece l’ENI potrebbe sfruttare una parte di quelle foreste per la coltivazione di olio di palma, destinato principalmente alla produzione dei contestati biocambustibili, che mettono a rischio la sicurezza alimentare e l’habitat delle comunità indigene. Il possibile sfruttamento delle sabbie bituminose per ricavarne greggio avrebbe poi degli impatti ambientali, sociali e climatici estremamente negativi. La produzione di un barile di sabbie bituminose, al momento sfruttate solo in Canada, provoca un alto tasso di inquinamento, impoverimento delle risorse idriche e emissioni di gas serra tra le tre e le cinque volte più alte del corrispettivo di petrolio convenzionale.
“L’ENI e il governo italiano stanno anteponendo i profitti alla tutela dell’ambiente e alla lotta contro la povertà” ha dichiarato Elena Gerebizza della CRBM. “Come presidente di turno del G8 che ha l’obiettivo di preservare il Bacino del Congo e promuovere partnership per lo sviluppo dell’Africa, dal momento che sostiene un progetto come questo l’Italia sta minando la sua credibilità internazionale”, ha aggiunto la Gerebizza.
Per Christian Monzéo, dell’Ong Rencontre pour les droits de l’homme “Da parte dell’ENI non c’è stata alcuna seria consultazione con le comunità locali, il che contraddice ampiamente le stesse linee guida sui diritti umani della compagnia italiana”.
In particolare, le Ong chiedono all’ENI di:
Rendere pubbliche tutte le informazioni sugli impatti dei suoi investimenti in Congo, inclusi gli attuali livelli di gas flaring a M’Boundi, e un dettagliato prospetto temporale dello sfruttamento delle sabbie bituminose e dell’olio di palma.
Organizzare delle serie consultazioni con le comunità impattate, portando a conoscenza le proprie politiche ambientali e sui diritti umani. Le comunità locali e i gruppi indigeni devono dare il loro consenso previo, libero e informato prima che si proceda con lo sfruttamento petrolifero.
Fermare ogni ulteriore sfruttamento delle sabbie bituminose e dell’olio di palma finché i potenziali rischi non saranno valutati con completezza, includendo il loro impatto sui livelli di emissioni di gas serra, e non venga adottato un piano credibile sulla gestione del rischio.
Il link per scaricare il press briefing della CRBM: modules.php?name=download&f=visit&lid=243
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