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L'Aquila, 8 luglio
2009 – Il comunicato finale della prima giornata del vertice dei G8 di L’Aquila serve solo a salvare un po’ la faccia alla presidenza italiana, ma non rappresenta un passo in avanti significativo nella lotta contro la crisi economica e finanziaria globale.
Non si fa altro che ribadire impegni già presi altrove – la lotta ai paradisi fiscali e al protezionismo al G20 londinese, il “filosofico Lecce Framework” del recente G8 delle finanze sui principi guida della regolamentazione finanziaria – senza tuttavia dare delle misure più precise e concrete e delle scadenze sulla reale applicazione dei vari principi enunciati.
Il continuo riferimento al G20 presente nel testo finale è esemplificativo di come ormai il direttorio mondiale si sia spostato in direzione di quest’altro forum. Allo stesso tempo risulta preoccupante l’ossessivo riferimento alla necessità di liberalizzare ulteriormente il commercio internazionale e di incrementare gli investimenti esteri, visti come panacea per uscire dalla crisi, senza valutare gli impatti negativi associati a queste misure attuate negli ultimi venti anni.
“La Presidenza italiana del G8 si era impegnata a trarre delle lezioni di lungo termine dalla crisi affrontando gli squilibri globali macroeconomici in maniera innovativa” ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM/Mani Tese, presente a L’Aquila. “Oggi abbiamo solo visto una copia romanzata del comunicato di Londra del G20, condita da un amarcord per misure di liberalizzazioni che acuiranno gli impatti di questa crisi sui più poveri” ha concluso Tricarico.
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