campagna

per la riforma della banca mondiale
Inizio > Campagne > Banca Mondiale New Page 1

Roma, 24 marzo 2010 – Il più grande e controverso progetto idroelettrico del Laos, la diga di Nam Theun 2, la settimana scorsa ha iniziato a funzionare al massimo della sua capacità, nonostante il mancato pagamento delle compensazioni alle comunità impattate. L’opera è di quelle importanti e per capirlo basta scorrere la lunga lista dei finanziatori: la Banca mondiale, la Banca asiatica per lo sviluppo e una miriade di istituti di credito di spessore mondiale (Société Générale, BNP, ING e Crédit Agricole, tanto per citarne alcune). Questi ultimi aderiscono ai cosiddetti Equator Principles, ovvero linee guida che le istituzioni finanziarie seguono su base volontaria e volte alla gestione dei rischi ambientali e sociali nell'ambito delle transazioni di project financing.

Per Ikuko Matsumoto, dell’Ong statunitense International Rivers, “La Nam Theun 2 Power Company (NTPC) sta agendo in maniera illegale, dal momento che il progetto impedisce alla popolazione locale di accedere a fonti idriche pulite e distrugge le loro riserve di cibo”. Sul Plateu Nakai, infatti, sono state rilocate 6.200 persone senza che fosse fornito loro un sistema di irrigazione, in piena violazione del contratto stipulato tra il governo laotiano e la NTPC, la compagnia che gestisce l’impianto idroelettrico.

Come se non bastasse, la diga di Nam Theun 2 sta avendo pesanti conseguenze anche sulla vita di 120mila persone che abitano a valle dell’impianto, nei pressi del Xe Bang Fai. Un fiume le cui acque nel tratto iniziale si sono innalzate di ben 3,6 metri, secondo quanto riportato da International Rivers nel corso di una missione sul campo, e non sono più potabili, per ammissione della stessa NTPC.