campagna

per la riforma della banca mondiale
Inizio > Campagne > Banca Europea Investimenti New Page 1

Roma, 12 maggio 2010 – Una lettera firmata dalla stragrande maggioranza delle Ong italiane è stata inviata oggi al ministro degli Esteri Franco Frattini e alla direttrice del dipartimento sulla cooperazione Elisabetta Belloni per chiedere che il nostro governo non finanzi il progetto di centrale idroelettrica di Gibe III, in Etiopia.

E’ infatti risaputo che nei mesi scorsi il ministero Affari Esteri ha ricevuto dalle autorità etiopi la richiesta per l'erogazione di un credito d'aiuto di 250 milioni di euro finalizzato alla realizzazione della diga lungo il corso del fiume Omo.

Il crollo parziale della galleria di adduzione alle turbine della diga Gilgel Gibe II, co-finanziata dalla Cooperazione Italiana con il più grande credito d’aiuto di 220 milioni di euro mai erogato nella storia del fondo rotativo, ed inaugurata il 13 gennaio 2010 alla presenza del ministro Frattini, sta già provocando un grave danno sia economico che all'immagine della Cooperazione Italiana, già a suo tempo messa a dura prova dalle circostanze controverse e dalle inadempienze procedurali che hanno caratterizzato il processo di approvazione del credito.

Durante la cerimonia di inaugurazione di Gilgel Gibe II, oggi inutilizzabile dopo appena qualche mese, il Ministro Frattini ha però ribadito l’interesse dell’Italia a valutare il finanziamento del progetto Gilge Gibe III.

Nella lettera le Ong ribadiscono che sono impegnate ad assicurare la presenza fattiva, efficace e solidale dell'Italia nei Paesi più poveri, motivo per cui non possono non denunciare la persistenza di gravi irregolarità procedurali in questo nuovo progetto.

“Alla luce di queste riflessioni riteniamo che il Gilgel Gibe III non possa essere considerato a nessun titolo un progetto di sviluppo e chiediamo che il governo italiano voglia formalmente sospendere ogni forma di sostegno economico e politico al suo avanzamento” ha dichiarato Caterina Amicucci della CRBM. “Inoltre auspichiamo che l’Italia possa farsi portavoce delle preoccupazioni della comunità internazionale per le sorti delle popolazioni colpite dal più generale piano di trasformazione della valle dell’Omo, inducendo il governo etiope a inaugurare un processo democratico che veda adeguatamente coinvolte e rappresentate le popolazioni locali interessate, destinate a perdere tutti i loro mezzi di sussistenza in aperta violazione della stessa Costituzione etiope” ha concluso la Amicucci.


Il testo della lettera

Roma, 6 Maggio 2010

Oggetto: PROGETTO IDROELETTRICO GILGEL GIBE III

Egregio Ministro, Gent.le Direttrice Generale,

stiamo seguendo con crescente attenzione e preoccupazione la vicenda relativa alla richiesta che il Ministero Affari Esteri ha ricevuto dalle autorità etiopi per l'erogazione di un credito d'aiuto di 250 milioni di Euro finalizzato alla realizzazione della diga Gilgel Gibe III, lungo il corso del fiume Omo in Etiopia.

Il crollo parziale della galleria di adduzione alle turbine della Diga Gilgel Gibe II, co-finanziata dalla Cooperazione Italiana con il più grande credito d’aiuto di 220 milioni di Euro mai erogato nella storia del fondo rotativo, ed inaugurata il 13 gennaio 2010 alla presenza del Ministro Frattini, sta già provocando un grave danno sia economico che all'immagine della Cooperazione Italiana, già a suo tempo messa a dura prova dalle circostanze controverse e dalle inadempienze procedurali che hanno caratterizzato il processo di approvazione del credito.

Durante la cerimonia di inaugurazione di Gilgel Gibe II, oggi inutilizzabile dopo appena qualche mese, il Ministro Frattini ha però ribadito l’interesse dell’Italia a valutare il finanziamento del progetto Gilge Gibe III.

Come Organizzazioni Non Governative impegnate ad assicurare la presenza fattiva, efficace e solidale dell'Italia nei paesi più poveri non possiamo non denunciare la persistenza di gravi irregolarità procedurali in questo nuovo progetto, e condividere con Voi le nostre forti preoccupazioni di merito che riteniamo non permettano di inquadrare il progetto a nessun titolo nei programmi di aiuto allo sviluppo.

Per quanto riguarda le priorità della Cooperazione Italiana e l’efficacia degli aiuti:

- stiamo attraversando una fase in cui l’immagine della nostra Cooperazione è già precaria a causa dei tagli drastici confermati dalla Finanziaria 2010 alle risorse destinate agli Aiuti allo Sviluppo. Tagli che impediranno all’Italia di raggiungere le previsioni fatte, e ad oggi mancate, di uno stanziamento dello 0,33% del PIL entro il 2010, e dello 0,51% nel 2015 (a fronte di impegni europei ed internazionali dello 0,50 nel 2010 e 0,70 nel 2015); previsioni che rimangono comunque lontanissime dall’ultimo dato OCSE-DAC sul 2009, che dà l’APS italiano allo 0,16 in regresso rispetto allo 0,22 del 2008. In questo contesto si configura quanto mai necessario un utilizzo delle poche risorse disponibili che sia efficiente e mirato all’efficacia degli aiuti, mantenendo una rigorosa coerenza con politiche di sviluppo chiare e definite, nel rispetto delle linee guida settoriali e dei piani di programmazione paese, come peraltro indicato nel Piano Programmatico Nazionale per l’Efficacia degli Aiuti

- l’ammontare del credito richiesto per Gilgel Gibe III è il più ingente nella storia del fondo rotativo e, a fronte delle risorse disponibili, si configura come insostenibile. Azzerare il fondo rotativo in questo momento significa privare l’Italia di un importante strumento di cooperazione che, se oculatamente gestito, permetterebbe di promuovere iniziative concrete di sostegno a vantaggio di più di uno dei paesi indicati come prioritari nelle Linee-guida e Indirizzi di Programmazione della Cooperazione Italiana per il biennio 2009-2011

- GGIII non rientra tra le iniziative previste nella programmazione triennale di cooperazione con l’Etiopia 2009-2011 sottoscritta il 21 Aprile 2009. Ed in più, il contributo ad un progetto realizzato in aperta violazione della legislazione etiope[1] si configurerebbe come un incoraggiamento a pratiche non trasparenti, non in linea con il sostegno alla good governance ed alla tutela della rule of law, che rappresentano invece tematiche trasversali indicate come prioritarie nel documento programmatico.

- dalle indicazioni emerse dalla DAC Peer Review on Italy 2009 si evince chiaramente una tendenza generale dell’Italia alla individuazione di troppe priorità definite con metodologie non chiare, ed appare fondamentale dare seguito alla raccomandazione di concentrare gli sforzi su iniziative mirate a garantire un impatto diretto sulle popolazioni locali .

Entrando nel merito del progetto Gilgel Gibe III:

- l’affidamento del contratto a trattativa diretta che ha determinato l’attribuzione dell’appalto alla Società Salini Costruttori, non è conforme alle procedure vigenti della DGCS né alla normativa italiana (legge 109/94), né tantomeno alle procedure applicate in materia dalle Organizzazioni Internazionali e dall’Unione Europea

- L'energia prodotta dall'impianto Gilgel Gibe III è destinata all'esportazione ed il progetto non è quindi eleggibile nel quadro dei crediti d'aiuto. Visto che al momento non esistono studi di settore condivisi dai donatori sulla domanda e l'offerta energetica reale del paese riteniamo che il finanziamento di nuovi progetti di generazione debba essere necessariamente subordinato ad uno studio indipendente di settore[2].

- Gli impatti socio-ambientali sono di portata enorme, il progetto non si può configurare in alcun modo come un'iniziativa di aiuto allo sviluppo visto che metterà a rischio la sicurezza alimentare di mezzo milione di persone fra Etiopia e Kenya, e la stessa sopravvivenza di comunità tribali già duramente provate da conflitti etnici per il controllo delle scarse risorse naturali[3].

- Nel settembre 2007, dopo vent’anni di difficili negoziazioni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni e tribali con una maggioranza schiacciante. In quanto paese sostenitore e firmatario della Dichiarazione, ed in virtù del delicato ruolo assunto di Sponsor della Dichiarazione, il nostro paese ha il dovere politico di promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti dei popoli indigeni più minacciati.

Alla luce di queste riflessioni riteniamo che il Gilgel Gibe III non possa essere considerato a nessun titolo un progetto di sviluppo e chiediamo che il governo italiano voglia formalmente sospendere ogni forma di sostegno economico e politico al suo avanzamento e che, contemporaneamente, possa farsi portavoce delle preoccupazioni della comunità internazionale per le sorti delle popolazioni colpite dal più generale piano di trasformazione della valle dell’Omo, inducendo il governo etiope a inaugurare un processo democratico che veda adeguatamente coinvolte e rappresentate le popolazioni locali interessate, destinate a perdere tutti i loro mezzi di sussistenza in aperta violazione dell'Articolo 9(4) della stessa Costituzione etiope.

Infine, come ONG italiane impegnate a favore dello sviluppo umano e sostenibile delle popolazioni più povere ed emarginate, ed interessate ad un utilizzo ottimale delle sempre più scarse risorse destinate alle attività di cooperazione, chiediamo che sia aperto un tavolo di consultazione partecipata sull’ utilizzo e funzionamento del fondo rotativo, allo scopo di ottimizzarne le potenzialità quale importante strumento di sostegno alle politiche del nostro paese per lo sviluppo, ed in coerenza con le precedenti esperienze costruttive di dialogo e confronto attivate dal Ministero Affari Esteri con le ONG italiane.

Ringraziando in anticipo per l'attenzione, restiamo in attesa di un Vostro gentile riscontro e cogliamo l'occasione per porgerVi i nostri più cordiali saluti,

Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (CRBM-Mani Tese)

Associazione ONG Italiane (AOI)

Coordinamento Italiano Network Internazionali (CINI)

Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo (COCIS)

Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale (CIPSI)

Link 2007