|
New Page 1
Scheda aggiornata al 10
aprile 2005
Nam Theun 2 è un progetto per la costruzione di una diga dell’altezza di 50
metri finalizzata alla produzione di energia idroelettrica in Laos, sul fiume
Theun.
Dell’opera, i cui costi ammontano a circa un miliardo di dollari,
si parla già da molti anni. Da oltre un decennio la Banca mondiale sta
manifestando un enorme interesse in merito. Solo negli ultimi mesi, però, sono
stati compiuti dei passi determinanti per la realizzazione della diga. Nel
novembre 2003, infatti, la Nam Theun 2 Energy Company, guidata
dall’Electricité de France, ha siglato un accordo (Power Purchase
Agreement) per vendere l’energia prodotta dalla diga alla società elettrica
tailandese, l’EGAT. L’EGAT si è impegnata ad acquistare 995 megawatts
ad un prezzo medio di 4,15 dollari, per un periodo di 25 anni che inizierà nel
2010 ma i termini commerciali e finanziari precisi dell’accordo sono ancora
segreti. Oltre alla Electricité de France, che detiene il 35 per cento della
Nam Theun 2 Power Company, partecipano al consorzio la Electricity Generating
Company, ovvero la sussidiaria privata della società elettrica nazionale
tailandese, la Ital-Thai Development, ovvero la più grande impresa di
costruzioni tailandese, ed infine la Electricité du Laos, la piccola compagnia
elettrica laotiana. I due terzi degli introiti previsti dal progetto
andranno alle compagnie francesi e tailandesi, che tuttavia non hanno
manifestato l’intenzione di rischiare in proprio i loro capitali, non riuscendo
a rastrellare finanziamenti esterni, a meno che la Banca mondiale non
fornisca una garanzia sul rischio politico e dei sussidi economici per aiutare a
limitare gli alti impatti socio-ambientali del progetto. Cosa che è puntualmente
avvenuta il 31 marzo 2005. La Banca, infatti,
stanzierà una garanzia
parziale sul rischio pari a 50 milioni di dollari, un finanziamento IDA (il ramo
della Wolrd Bank che presta agli stati) di 20 milioni ed una garanzia sul
rischio politico fino ad un importo di 200 milioni (tramite la MIGA).
Per proteggere gli investitori in Nam Theun 2, la Banca mondiale già nel
1997 aveva approvato un nuovo meccanismo di garanzia che, se applicato,
comporterebbe il pagamento da parte della Banca di una porzione del debito che
la Nam Theun Power Company (NTPC) non fosse in grado di ripagare a soggetti
privati in caso di guerre, sollevazioni popolari, espropriazioni, violazione
dei contratti di concessione ed altre forme di interferenze governative.
A seguito della decisione
della Banca mondiale, si prevede che la Nam Theun 2 Power Company riceverebbe
finanziamenti di circa 270 milioni di dollari dalle agenzie di credito
all’esportazione occidentali (con la francese Coface in prima fila), 375 milioni
di dollari in prestiti da banche tailandesi ed altri 107 milioni da banche
commerciali del Nord del mondo.Queste ultime hanno già avanzato richieste
preliminari di partecipazione. Ci si aspetta anche un coinvolgimento da parte
della Banca Europea per gli Investimenti e della Banca Asiatica per lo Sviluppo.
Solo con l’esposizione della Banca mondiale, infatti, tutte le succitate
istituzioni accetteranno di rischiare il loro denaro in un paese con un ex
regime comunista, molto povero e con un sistema legale estremamente carente come
il Laos.
L’eventuale inizio dei
lavori sarebbe quindi fissato per metà 2005, mentre la
conclusione dovrebbe aversi nel 2010.
In Laos non c’è stato un vero
e proprio dibattito sul progetto, mentre in Thailandia e nei paesi donatori
della Banca mondiale l’opposizione all’impianto idroelettrico è crescente.
Uno dei punti di discussione
è che la popolazione del Laos, una della più povere al mondo, potrebbe
perdere molto di più di quello che invece il suo governo crede di guadagnare. Se
costruita, la diga provocherebbe lo sfollamento di oltre 5.600 persone,
sommergendo circa 500 km2 di terra. I danni per le riserve ittiche e per
l’agricoltura nei pressi del fiume Xe Bang Fai, uno dei maggiori affluenti del
Mekong, saranno ingenti. Altri 5.000 persone, facenti parte di minoranze
etniche, non potrebbero più usufruire delle loro terre e delle risorse che hanno
sempre tradizionalmente preso dalle foreste, dal momento che il governo laotiano
è intenzionato a dichiarare il bacino artificiale creato dalla diga un’area
nazionale di conservazione della biodiversità.
I sostenitori del progetto
insistono nell’affermare che mitigheranno i danni ambientali e che a nessun
sfollato mancherà il dovuto aiuto. Tuttavia uno studio sul settore energetico
del Laos della stessa Banca Asiatica per lo Sviluppo, come visto una delle
potenziali banche finanziatrici, attesta dei seri problemi che ancora sussistono
per precedenti progetti idroelettrici realizzati nella regione. Sul Mekong, nel
Nord-Est della Thailandia, migliaia di abitanti di numerosi villaggi hanno perso
le loro riserve di pesca a causa della diga di Pak Mun finalizzata alla
produzione di energia idroelettrica, finanziata dalla Banca mondiale dieci anni
fa.
Nel rapporto della
Commissione Mondiale sulle Dighe, si legge che, anche dove ci sia stata una
reale e ferma volontà politica per mitigare i danni subiti dall’ecosistema, i
risultati sono stati molto deludenti.
La Banca mondiale sembra
comunque intenzionata a chiedere al governo del Laos di utilizzare la propria
porzione di profitti derivanti dalla diga (80 milioni di dollari all’anno per 25
anni) per programmi di lotta alla povertà e di conservazione.
L’istituzione guidata dal
Presidente Wolfensohn d’altronde appare convintissima dell’utilità di Nam Theun
2, proprio perché il progetto è sempre stato visto come uno strumento
fondamentale per la lotta alla povertà in Laos. Non è un caso che dal 1994 si
sono occupati di Nam Theun 2 oltre 30 tra membri dello staff e consulenti della
Banca.
PERCHE’ NAM THUEN 2 NON
DEVE ESSERE REALIZZATA E QUALI SONO LE ALTERNATIVE
- Non è stata dimostrata
la fattibilità economica del progetto,
anzi, secondo studi eseguiti nel 1997, per avere un ritorno economico
l’energia prodotta dovrebbe essere venduta a 5,75 dollari a Kw/ora, ovvero il
40% in più di quanto previsto dal Power Purchase Agreement siglato lo scorso
novembre.
- Nam Theun 2 è
realizzabile solamente in un regime di monopolio.
- Non c’e’ domanda per
l’energia prodotta dalla diga. In Thailandia attualmente quasi un terzo
dell’energia prodotta risulta essere in surplus.
- Nam Theun 2 fa parte
dell’espansione monopolistica ad alto rischio messa in atto dalla EGAT.
- L’accordo sul progetto
rimane segreto, non c’è stata una regolare gara d’appalto e non c’e’ stato
nessun controllo approfondito dei termini contrattuali da parte delle autorità
competenti. I contribuenti ed i consumatori tailandesi, ad esempio, non
sono in grado di dire se per loro un progetto come Nam Theun 2 potrà portare
dei benefici economici oppure degli aggravi sui costi.
- Gli esperti della Banca
mondiale hanno fatto delle dichiarazioni ufficiali in cui avvertono dei
possibili effetti negativi dell’Accordo sull’acquisto dell’energia prodotta da
progetti come Nam Theun 2. Le affermazioni ufficiali rilasciate sin dal
1994 dagli esperti del settore energetico della Banca mondiale non
danno adito a dubbi. Progetti come Nam Theun 2 ed i susseguenti Power
Purchase Agreement non contribuiscono ad un corretto sviluppo del settore
energetico e sono antieconomici.
- Il progetto sarà la
causa di ulteriori debiti per l’Electricitè du Laos,
già attualmente in una profonda crisi e non in
grado di far fronte a tutti i pagamenti, dal momento che gli introiti annui
(100 milioni di dollari) servono solo per pagare i debiti pregressi.
- Per le comunità locali
laotiane sarebbero più efficaci investimenti in tecnologie, meno costose, che
non si basino su una rete unica, visto che in Laos ben due milioni di
persone attualmente non hanno accesso alla rete elettrica. Questo assunto è
confermato anche da uno studio della Banca Asiatica per lo Sviluppo, che
ritiene addirittura che per il Laos sarebbe più economico importare energia
dalla Thailandia che far affidamento ad un opera come Nam Theun 2.
- La produzione
energetica di Nam Theun 2 si rivelerebbe più costosa e di valore economico
inferiore rispetto agli impianti decentralizzati a ciclo combinato a gas in
termini di affidabilità, flessibilità operativa e sicurezza e fornitura. I
tempi di realizzazione sarebbero molto ridotti, non più di 12 mesi. Ciò
vorrebbe dire introiti e ripagamento dei debiti in un lasso di tempo molto
breve – ricordiamo che per Nam Theun 2 il completamento dei lavori è previsto
in ben cinque anni. L’impianto decentralizzato costerebbe da un terzo alla
metà della diga e sarebbe molto più affidabile, non dovendo subire eventuali
impatti negativi provocati da periodi di siccità, come, ad esempio, avviene
invece per progetti idroelettrici simili a Nam Theun 2 in Vietnam o nello
stesso Laos.
- I consumatori
tailandesi ed i gruppi della società civile vogliono una riforma del settore
energetico del loro paese, riconoscendo l’attuale situazione di totale
inadeguatezza.
Infine ci sono gli
impatti sulle popolazioni locali costrette a spostarsi ed a cambiare la loro
economia tradizinale di sussistenza nomade in sedentaria. Nel dicembre 2003 la
Campagna per la riforma della Banca Mondiale – insiema ad altre organizzazioni
internazionali- ha svolto una missione di monitoraggio nell’area del futuro
bacino di NT2 .
|