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Roma, 13 luglio 2006 – L’oleodotto più lungo del mondo, il Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), viene oggi inaugurato alla presenza dei più alti dignitari dei tre Paesi interessati dall’opera – Turchia, Georgia e Azerbaigian – e di alti esponenti del mondo petrolifero e bancario. Avvenuta con un anno di ritardo, la consegna definitiva della pipeline suscita ancora moltissime proteste da parte di numerose Ong ambientaliste e per i diritti umani, tra cui la CRBM. Le preoccupazioni della società civile sono legate agli impatti che il progetto ha causato e continuerà a causare sull’ambiente e sulle popolazioni locali. Il tutto con l’”approvazione” della BP e dell’Eni, compagnie che fanno parte del consorzio costruttore, e di Banca mondiale e Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, istituzioni che hanno sostenuto l’opera sia politicamente che economicamente (per un ammontare di circa 500 milioni di dollari). Secondo le Ong, adesso tocca proprio alle istituzioni finanziarie internazionali coinvolte nel caso l’onere di salvaguardare gli interessi delle persone impattate negativamente dal BTC, che negli ultimi anni hanno subito intimidazioni, danni economici e un progressivo inquinamento delle località in cui abitano.

 

La costruzione dell’oleodotto, oltre a essere stata contraddistinta da ritardi, è stata anche segnata da un cospicuo aumento del budget di spesa (un miliardo di dollari, +32% rispetto al previsto) e da una serie di scandali concernenti i materiali inadeguati e scadenti utilizzati per la realizzazione delle tubature. La quasi scontata evenzienza di sversamenti di petrolio e l’aumento delle forze di sicurezza destinate alla salvaguardia dell’oleodotto – che si trova in una zona particolarmente “calda” del pianeta – non lasciano dormire sogni tranquilli alle già esasperate popolazioni locali. Sotto le pressioni della società civile italiana, nel novembre 2004 Banca Intesa ha deciso di ritirarsi dal finanziamento del progetto, segnando un importante precedente nella finanza internazionale.

 

"C'è ben poco da festeggiare", ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. "Il petrolio del Caspio inizierà a scorrere verso l'Europa e gli Stati Uniti, ma i rischi per la sicurezza aumentano ogni giorno, richiedendo spese sempre maggiori. Il progetto può facilmente finire nel mirino di gruppi terroristi e continua a essere mal visto da Russia e Iran, in una regione già tormentata da conflitti non risolti. Ancora una volta saranno i più poveri a pagare questo clima di crescente tensione, senza beneficiare delle proprie risorse. Se succederà qualcosa, si saprà chiaramente quali governi, compagnie e finanziatori, che hanno preferito rimanere nell'affare, saranno responsabili" ha concluso Tricarico.