campagna

per la riforma della banca mondiale
Inizio > Campagne > Banche Private New Page 1

Roma, 13 ottobre 2006 – Numerose azioni dimostrative sono state inscenate oggi in 23 Paesi[1] per convincere il gruppo Unicredit a non erogare fondi per la realizzazione del rischiosissimo progetto di centrale nucleare di Belene, nel nord della Bulgaria. In Italia attivisti della CRBM, di Mani Tese e di Greenpeace hanno distribuito volantini e materiali informativi davanti alla sede centrale di Unicredit in Piazza Cordusio, a Milano, e nelle filiali di diverse altre città.

 

L’opera, i cui costi si aggirano tra i 2 e i 3,5 miliardi di euro, non è considerata sicura perché sorgerebbe nei pressi di una zona altamente sismica, dove nel 1977 a causa di un terremoto morirono oltre 200 persone. Nonostante ciò da circa un anno l’Unicredit sta manifestando un forte interesse per il progetto, offrendosi di finanziare, direttamente o tramite le altre banche del gruppo, come la HVB , le imprese costruttrici Skoda e Atomstroyexport Consortium. Un proposito sconcertante, visto che nei suoi siti web la banca si fa vanto di un comportamento responsabile, attento all’ambiente e al benessere delle persone.

 

A tutt’oggi la Bulgaria non ha ancora individuato una soluzione per la messa in sicurezza delle scorie che la centrale produrrà. Va inoltre tenuto presente che il modello di uno dei due reattori previsti non riceverebbe mai licenza di esercizio in Germania, Austria e altri Paesi dell’Unione Europea, mentre l’altro modello non è mai stato sperimentato in Europa. In aggiunta la Bulgaria ha precedenti terribili in materia di sicurezza nucleare: quest’anno ha cercato di far passare sotto silenzio un incidente di tipo INES 2 occorso nella centrale di Kozloduy[2] .

 

”Chiediamo al gruppo Unicredit di mantenere le proprie promesse in materia di responsabilità” ha affermato Andrea Baranes, responsabile della CRBM per le campagne sulla finanza privata. “La Bulgaria avrebbe ampie possibilità di sfruttamento delle energie rinnovabili e per migliorare la propria efficienza energetica, oggi una delle più basse d’Europa. In questi campi sarebbe sicuramente auspicabile una maggiore attenzione degli istituti di credito. Al contrario, il finanziamento di un impianto nucleare con gravi problemi di sicurezza anche legati al rischio terrorismo e realizzato in una zona sismica ci sembra assolutamente incompatibile con le dichiarazioni di responsabilità e di attenzione all’ambiente che Unicredit sostiene di adottare” ha concluso Baranes.

 

 

 


 

[1] Austria, Bosnia Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Macedonia, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Usa. Assieme alla coalizione BeleNE! (NO! to Belene), alle manifestazioni partecipano gruppi di Greenpeace, CEE Bankwatch Network, GLOBAL 2000 / Friends of the Earth Austria e Urgewald, oltre a molte altre organizzazioni.

 

[2] Il primo marzo 2006, in seguito ad un problema di pompaggio, è risultato che 22 delle 60 aste di regolazione del reattore 6 nell’impianto di Kozloduy non funzionavano. L’accaduto è stato in seguito classificato di ordine 2 (guasto molto serio) nella scala internazionale INES degli incidenti nucleari. Georgi Kashchiev, già dirigente del settore nucleare bulgaro e oggi ricercatore all’Institute for Risk Analysis di Vienna, in base ai problemi tecnici verificatisi ha paragonato il funzionamento del reattore a un’automobile lanciata a tutta velocità senza freni. Le autorità bulgare hanno ammesso l’incidente solo dopo le dichiarazioni rilasciate il 23 aprile da Kashchiev alla stampa, e sono state in seguito costrette a innalzare la gravità dell’incidente dall’iniziale INES 0 a INES 2.

Ancora più recentemente, il 7 ottobre scorso è stata riscontrata una perdita di materiale radioattivo in una parte non-nucleare dell’impianto di Kozloduy 6. Questo incidente è stato reso pubblico solo due giorni dopo l’accaduto.