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Roma,
19 febbraio 2007 – I sindacati irakeni lo denunciano con forza da tempo: la nuova normativa che regolamenterà il settore degli idrocarburi e conseguentemente anche i contratti con le compagnie petrolifere internazionali rischia di svendere il petrolio del martoriato Paese mediorientale. Ora che la legge è stata ufficialmente presentata in Parlamento, senza nessun tipo di consultazione, come era stato richiesto dalle rappresentanze sindacali, le preoccupazioni non possono che aumentare.
Dal momento che una delle compagnie occidentali che potrebbe approfittare delle fin troppo vantaggiose condizioni contrattuali è l’Eni (per il 32% di proprietà del nostro ministero del Tesoro), un Ponte per ed un nutrito gruppo di Ong, tra cui la CRBM, hanno chiesto al ministro Padoa Schioppa di spingere affinché gli investimenti della stessa Eni in Iraq avvengano su basi di maggiore equità e rispetto degli interessi delle popolazioni locali. Secondo un Ponte per basterebbe che l’Eni dichiarasse la propria disponibilità a negoziare sulla base delle condizioni che l’Iraq proponeva prima della guerra, in ossequio ai Principi stabiliti nel documento “Responsabilità d’impresa – Valori e Comportamenti” che l’azienda ha recentemente adottato.
Un Ponte per... lancia la campagna nazionale contro la partecipazione dell'ENI alla rapina del petrolio iracheno.
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www.unponteper.it/documenti/campagna_petrolio/Raccolta_firme_Eni.doc
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